L’ITALIA IN GIALLO: la Tuscia nelle “indagini del commissario Bruno Mascioli” di Maria Delfina Tommasini

Federica Marchetti

NewTuscia – VITERBO – Oggi inauguriamo una serie di articoli dedicati ai gialli d’Italia, quelli ambientati nelle nostre città che ci raccontano le mille sfaccettature dell’italianità. Dopo Roma, Milano, Napoli, Torino, Firenze, Vigàta, sona arrivate Parma, il Friuli, l’Elba, Genova, Bari ma della Tuscia nemmeno un accenno. La storia ci mostra che la città di Viterbo non è una location abituale per i lettori di gialli. Ma ecco che, dopo alcuni primi sporadici episodi e una recente nuova serie, ora sono arrivate “le indagini del commissario Bruno Mascioli” di Maria Delfina Tommasini.

Tommasini

Dalla scena italiana del giallo di provincia c’era una falla: Viterbo e dintorni. Tutta la penisola era praticamente tinta di giallo ma della Tuscia neanche l’ombra se non fosse stato per un paio di primi esperimenti e di una recente serie (creata dalla sottoscritta) su cui non andremo ad approfondire. Il primo fu il televisivo maresciallo Rocca della compianta Laura Toscano (1944-2009) che firmava la sceneggiatura col marito, Franco Marotta, e che nel 1998 scrisse l’unico romanzo con il maresciallo più amato d’Italia (Il maresciallo Rocca e l’amico d’infanzia edito da Mondadori). Il secondo fu nel 2006con L’Accademia di vicolo Baciadonne di Domenico Cacopardo (edito da Baldini Castoldi Dalai).

Ora è apparso all’orizzonte il commissario Bruno Mascioli con tre avventure che compongono il volume Mascioli e i suoi cicinin (edito da Robin edizioni nella collana “I luoghi del delitto”). A modo suo è un libro geniale: tre lunghi racconti in sequenza cronologica che quindi non sono un romanzo o forse sì. Il commissario è simpatico, eccentrico e ben definito (come lo sono tutti i protagonisti del giallo che funziona). Forse quel cicinin viterbese è assillante ma potrebbe diventare un marchio di fabbrica. Appassionato di calcio (tifa Viterbese) e attento alle scarpe con predilezione per quelle lucide, Mascioli ingurgita pasticche all’aglio per la sua cardiopatia, è un bravo segugio, un po’ ruvido e geloso della sua libertà (soprattutto nei confronti della già citata Rosina). In queste storie c’è tutta l’essenza della Tuscia dipanata su tre zone: il borgo di Bagnaia, la stessa città di Viterbo e il paese di Ronciglione. I dettagli, le abitudini, i piatti tipici, i cognomi ricorrenti della zona: l’autrice non tralascia nulla.

Nel primo, “Quel certo cicinin”, è concentrato sugli Etruschi perché la vittima è il professor Giorgio Guarino Docente di Etruscologia presso l’Università della Tuscia. Intorno all’uomo si muovono personaggi ambigui, eccentrici ed anche il colpevole. Mentre Mascioli indaga incontriamo gli altri personaggi fissi, dall’agente Acquafresca, alla bella fornaia Rosina (obiettivo del Mascioli), dal figlio Francesco all’amico Radames impiegato di Banca che gli dà consigli da agente di Borsa fino ai due pesci rossi Anemone, (che vive al commissariato) e Gedeone (che invece abita nel suo appartamento), entrambi molto recettivi e fonti di ispirazioni per le indagini.

Nel secondo, “Luna d’oriente”, l’omicidio di Manuela Frittelli, la figli di un celebre cardiologo, avviene alle Terme dei Papi, altro luogo ben noto del territorio. La donna, cantante lirica, era un habitué delle Terme dove il padre ha uno studio.INCONTRI ottobre

Il terzo, “Quel ramo del lago di Vico”, l’efferato delitto di Stelvio Moretti su una barca al largo del lago di Vico portano Mascioli fino a Ronciglione per indagare su un caso che non gli spetterebbe proprio, visto che sarebbe dovuto partire per una breve vacanza da un amico a Predazzo.

Il libro di Maria Delfina Tommasini verrà presentato sabato 7 ottobre 2017 alle ore 18 presso la libreria Etruria in via G. Matteotti 67 a Viterbo. L’evento, a cura del club di lettura “A scuola di Giallo”, è aperto a tutti. Per info: www.ilgattonero.it

 

Tre domande all’autrice

1.       Quali gialli hanno formato la tua passione per il genere fino a spingerti a diventare autrice?

I primi gialli sono quelli del commissario Basettoni di Topolino. Poi, ancora molto ma molto giovane, sono stata stuzzicata dal film “Arsenico e vecchi merletti”. La mia passione nasce dai gialli classici: Poirot, Miss Marple, Maigret, Montalbano, sono i miei riferimenti.  Con il tempo, complici i miei studi, mi sono avvicinata ai legal thriller.

2.       Il commissario Mascioli nasce dalla tua fantasia oppure ti è stato ispirato da una persona che hai realmente conosciuto?

Diciamo che in famiglia ho avuto due veri investigatori e qualcosa è rimasto. Mio padre raccontava che aveva consumato suole su suole nei suoi pedinamenti mentre mio fratello mi ha narrato di come si muoveva sotto copertura indagando su alcuni episodi di mafia in Sicilia. Chiaramente poi io ci ho messo molto di mio.

3.       La location viterbese dei tuoi racconti è vera o ritoccata? 

La location viterbese è rivista: non esiste una questura a Bagnaia. Parecchi spunti li ho avuti da amici viterbesi e, in particolare, da mio marito, etrusco doc. Insomma, penso che tutto
ciò che fa parte del nostro vissuto, si esprima, a volte, in maniera celata, in ciò che scriviamo anche se utilizziamo l’immaginazione.

L’intervistatrice

Federica Marchetti, autrice di questo articolo, a sua volta ha scritto “I Racconti del Gatto Nero”, gialli ambientati a Viterbo: C’è un cadavere in libreria (edizioni Il Foglio, 2014), Chi ha paura di Agata Cristi? (Delos Digital, 2017).

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