IN Sezione Etruria: “Il Consiglio Comunale di Tarquinia chiarisca meglio le prospettive ambientali per le attività consentite nella zona industriale”

 

Tarquinia
Tarquinia

NewTuscia – TARQUINIA -La mozione approvata il 30 Agosto, non è chiara su certi aspetti ambientali che riguardano la zona industriale e IN cercherà di spiegare ai cittadini, cosa più esattamente ha deliberato, il consiglio comunale che ha impiegato ben due sedute di consiglio e due riunioni di commissione dei capigruppo, per giungere a quel testo condiviso, poi votato.

Perché se da una parte arriva il no all’impianto di Biogas proposto in località Olivastro, dall’altra risulta molto più come un no tecnico, piuttosto che un no politico, come ci si aspettava, supportato da criticità ambientali e sanitarie.

Se infatti tra le premesse appare infatti che ci siano documenti comprovanti criticità ambientali e sanitarie, le stesse non vengono riportate nel deliberato come invece ci si aspettava da un consiglio comunale convinto di dire no alla realizzazione di un impianto industriale classificato “Industria insalubre di prima classe” (art. 216 Testo Unico delle leggi sanitarie).

Eppure le evidenze, come la “distanza zero” dell’impianto da una abitazione, erano e sono reali.

Manca, poi, tutta la parte informativa e puntuale sull’impianto e sui volumi di rifiuti sui quali si chiede la trasformazione tramite il processo del compostaggio anaerobico. Si parlerebbe di un incremento di FORSU di circa 25.000 tonnellate/anno, affluente all’ Olivastro in una zona agricola di Tarquinia, cittadina che produce circa 2.500 -3.000 tonnellate/anno di FORSU.

Dunque è stato deliberato un no tecnico, mentre era atteso anche un no politico a quel tipo di impianto che preoccupa non solo gli abitanti della zona dell’Olivastro, ma tutta la cittadinanza di Tarquinia.

Rammentiamo a tutti i cittadini di Tarquinia ché in campagna elettorale tutta la maggioranza ha sottoscritto il programma elettorale che poneva il No al Biogas come un punto fermo del programma.

“Siamo contrari alla realizzazione della centrale a biomasse nel territorio di Tarquinia in quanto risulta essere un impianto essenzialmente di tipo anaerobico che produce: “Emissioni odorigene, percolato; “Compost” di bassa qualità, Gas metano ed altri gas”, questo dichiarava il programma elettorale dell’attuale Sindaco Mencarini.

Si legge, invece, tra le premesse, parte integrante dell’atto deliberato, “RILEVATO che il Comune di Tarquinia per le zone “D” impianti industriali e assimilati, con deliberazione C.C. n. 31/2008, ha provveduto all’approvazione del Piano quadro di indirizzo e coordinamento zona D1 in cui sono ammesse le realizzazioni di stabilimenti e impianti industriali, depositi, attrezzature…., con individuazione di comparti edificatori e previa redazione di programmi di intervento.

La contrarietà non è chiara e si nasconde dietro ad un possibile equivoco che andrebbe fugato, spiegato il motivo vero per il quale non si è detto no al biogas “Hic et nunc” senza ammiccamenti ad eventuali aree del territorio comunale in cui invece si potrebbe, invece, realizzare.

Diventa pericoloso dire no all’impianto industriale in zona agricola, solo perché sul territorio esiste già un’area industriale idonea per certi impianti.

Il pasticcio sta proprio in questo passaggio, e come associazione Ambientalista non possiamo che sottolinearne la pericolosità e auspicare maggiore chiarezza da parte dell’amministrazione comunale.

Dire no al Biogas all’Olivastro e indicare la zona industriale come idonea, equivale a dire: fatele pure, ma lontano dal Paese, così la gente non le vede e non le sente.

Eppure il sindaco e la giunta dovrebbero sapere che il problema della tutela della salute dei propri concittadini, un territorio che risulta già gravemente compromesso dalla presenza di impianti altamente inquinanti quali la Centrale TVN e il Porto di Civitavecchia, il cui impatto ambientale, secondo i dati forniti dall’ Osservatorio Ambientale della Regione Lazio, ha comportato un aumento del 10% di mortalità per patologie tumorali dei cittadini del comprensorio Tarquinia-Civitavecchia.

Senza una maggiore chiarezza dell’indirizzo politico che si vuole dare alla zona industriale, ovvero senza dichiarare la volontà politica di escludere anche la zona D1 per insediamenti di centrali a biogas, così come industrie che prevedano forme di combustione (Inceneritori, centrali biomasse, Forni crematori, ecc), rimane più di un dubbio.

Questo territorio non può sopportare altri carichi inquinanti, come si dice, “Ha già dato!”.

IN sezione Etruria ribadisce, infine, la sua contrarietà a qualsiasi forma industriale che preveda combustione o digestione anaerobica dei rifiuti in tutta Tarquinia compresa la zona industriale, “senza se e senza ma”.

Sosteniamo il processo aerobico e la sostenibilità socio-economica e ambientale di tutte le iniziative per intercettare a monte la parte organica dei rifiuti, come le compostiere domestiche (che però non possono essere considerate sostitutive di un sistema integrato di raccolta dell’organico) e le compostiere di comunità, vera rivoluzione verde nel campo di rifiuti, in grado di restituire la “risorsa rifiuto” al protagonismo dei cittadini, con sensibili economie nei costi complessivi di gestione e smaltimento.                                                             

 Italia Nostra – Sezione Etruria

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