“Rosina la santa giovanetta”, terzo appuntamento con “Viterbo, la città delle donne”

NewTuscia – VITERBO – Venerdì 8 settembre ore 21.00. Appuntamento in piazza San Sisto, appena dentro porta Romana. Tocca a “Rosina, la santa giGalliana applausiovinetta”. Terzo episodio del nuovo ciclo di passeggiate “Viterbo, la città delle donne – 7 passeggiate/racconto al femminile”: una iniziativa patrocinata e finanziata dal Comune di Viterbo e dal Distretto dell’Etruria meridionale e realizzata per le cure del sottoscritto e di Banda del racconto (in collaborazione con Davide Ghaleb Editore). Un progetto nato da un’intuizione della vice sindaca Luisa Ciambella. Miei i racconti itineranti. Al mio fianco, in veste eccezionale di narratore di comunità, il presidente del Sodalizio dei Facchini di Santa Rosa Massimo Mecarini. Regia e letture di Pietro Benedetti. In scena: Laura Antonini nel ruolo di una popolana viterbese ai tempi dell’assedio di Federico II. Costumi storici di Nicoletta Vicenzi. Alle percussioni Roberto Pecci. Luisa Ciambella porterà i saluti dell’amministrazione comunale. L’evento gode del patrocinio straordinario del Sodalizio dei Facchini di Santa Rosa.

Partecipazione gratuita.

 

C’è un punto preciso, nella storia della sua piccola patria, in cui Rosa ascende ai massimi livelli del riconoscimento istituzionale: per ciò che concerne l’ufficialità di culto (sia ecclesiastica che laica) ma anche per la intensa devozione popolare (che nel frattempo concepisce, realizza e perfeziona la stupefacente invenzione della “Machina” a lei dedicata). Ebbene, proprio in quel lasso di tempo, specie dopo il trauma dello scisma luterano e la potente politica di rilancio dell’evangelizzazione inaugurata a chiusura del concilio di Trento, l’alter agiografico della santa giovinetta di Viterbo raggiunge la Spagna e s’imbarca per l’America del sud. Raggiungerà così Messico, Colombia, Argentina, Perù, insediandosi fin su sperduti siti della Cordigliera andina: lungo le strade dello sconfitto governo inca, del dialogo politico-religioso con cui esso aveva alimentato la propria egemonia presso le popolazioni sottomesse alla sua autorità. Una storia struggente quanto affascinante di sincretismi religiosi e sforzi di evangelizzazione in cui i tratti salienti dell’iconografia tradizionale di Rosa – proprio il suo essere una santa-bambina e la sua veggenza profetica – risultarono funzionali a tradurre e reimpaginare secondo l’alfabeto della cristianità credenze e sacrifici preincaici. Una vicenda insomma che riporta il nome di Viterbo e della sua Rosa – ricompresa ovviamente in una nutrita pattuglia insieme con altri santi – a una più vasta e ambiziosa narrazione identitaria, di livello europeo e globale, nella stagione senza ritorno della colonizzazione del nuovo mondo.

Proprio su questo doppio passo, venerdì sera, si dipanerà la mia narrazione itinerante sottoscritto. A Massimo Mecarini d’altro canto sarà demandato il compito di rievocare e illustrare aneddoti, curiosità, “segreti” connessi al trasporto della Macchina.

La Banda del racconto desidera qui ringraziare Stefano Aviani Barbacci per i suoi attenti, assai preziosi studi sulla fortuna latinoamericana di Rosina. Per ciò che riguarda invece il culto locale della santa viterbese, inesauribile miniera di notizie e documenti resta il monumentale lavoro dell’amico Mauro Galeotti “Rosa, piccola… già Santa” (2009).

Dopo il bel successo dei primi due episodi (Bella Galiana e Vittoria Colonna) ribadiamolo: la sfida intrapresa da Banda del racconto con questo inedito ciclo di passeggiate/racconto, non era delle più facili né prevedeva esiti scontati. Perché quand’anche – anche a Viterbo – le donne sembrino, qua e là, nel corso dei secoli, essersi affacciate da protagoniste ai piani nobili della storia, con il tocco straordinario di una “differenza” di genere, esse sono comunque rimaste Senza-Voce. Eh sì, perché la storia è e resta scrittura. La scrittura è potere. E il potere, ahimè – soprattutto quello dell’inchiostro, dello stilo e della gomma da cancellare – è sempre stato brandito dagli uomini. Questo, al tempo stesso, l’aspetto più appassionante di tale sfida: sfregare e rievocare, dalla lampada magica di carte vergate in terza persona da un narratore maschio, una voce femminile in prima persona. Recuperarne, con umiltà, la luminosa soggettività.

 

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Prossimo episodio della serie: “Beatrice e le altre – ‘Quote rosa’ nella Commedia dantesca – Francesca e Pia, peccatrici e pettatrici, Dante a Viterbo”. Venerdì 15 settembre ore 18.00, appuntamento nella pittoresca e storica cornice del Bulicame viterbese.