Un nostro scatto su stranieri “armati” di telefonino scatena un (inutile) pandemonio

Gaetano Alaimo

NewTuscia – VITERBO – Una foto ha scatenato il pandemonio. E’ questa che i nostri lettori vedono sotto. L’ho scattata io personalmente ieri intorno alle 14 nella parte finale di via Vicenza, angolo via Genova, a Viterbo. Poi l’ho pubblicata sul noto gruppo Viterbo Civica e su Viterbo in azione. Motivo? Da una parte valutare come una semplice foto possa scatenare dietrologie, attacchi, commenti al limite (se non del tutto) dell’offesa professionale verso il sottoscritto, illazioni di ogni sorta. Dall’altra, ovviamente, esprimere il nostro punto di vista sul tema accoglienza.stranieri

Ma facciamo un po’ di chiarezza. Pubblico la foto nel pomeriggio di ieri. L’idea era quella di vedere cosa potesse provocare scattare la pubblicazione di una foto di per sé molto eloquente, nel bene e nel male. Per informazione dei soloni del giornalismo de noantri, che ovviamente si scatenano sul social, questa è una tecnica precisa di valutare come, a livello sociale e locale, una foto di pubblico dominio possa “impattare”. Mi spiego meglio. Premesso che i social sono uno strumento in cui ciascuno può esprimere la propria opinione e, nei limiti della legge e del rispetto altrui, commentare e, se del caso, criticare, non è la prima volta che un giornale o anche semplici persone pubblicano foto o post per vedere, quantitativamente e qualitativamente, con effetto indotto, l’esito di questi post. Per poi, ovviamente, trarne un’opinione, un’idea, uno spunto, che possa essere utile per un dibattito spontaneo e non ideologico su fatti di largo respiro.

Ebbene. L’obiettivo era proprio questo. Valutare senza se e ma come potesse una foto, una semplice istantanea, “impattare” su chi la vedesse. Perché se ci esprimiamo noi direttamente verremmo subito etichettati in una delle due categorie standard dell’attuale pensiero “conforme”: a) contro questo governo e/o contro l’accoglienza; b) a favore e, quindi, amici di questo governo e chi vuole l’accoglienza a prescindere. Purtroppo smentiamo entrambe le categorie, così come chi mi accusa di non essere giornalista perché non ho approfondito, con dati, interviste e approfondimenti, il tema immigrazione. Nel primo caso sarebbe fare attività politica semplicistica (e di bassa lega) aderire ad una delle due categorie che vanno di moda proprio sui social, nel secondo non era quello l’obiettivo della foto. Il primo vero obiettivo, come accennato, era valutare in modo “asettico”, il punto di vista dei fruitori dei social (Viterbo Civica ma anche Viterbo in azione) sulla foto. Dall’analisi strettamente analitica dei commenti che si sono scatenati, si deduce che una grandissima maggioranza, almeno l’80%, delle persone critica il fatto che chi viene accolto non abbia una funzione sociale precisa.

In altre parole, la stragrande maggioranza di chi è intervenuto a commentare la foto auspica che l’accoglienza vada di pari passo con una vera integrazione dei rifugiati nel tessuto sociale della città.
Il che, almeno per quello che ho letto e capito, significa che tali persone potrebbero, estendendo in modo forte le convenzioni tra Comune e associazioni che gestiscono gli stranieri, essere utilizzati per lavori socialmente utili al territorio.  E’ anche il nostro punto di vista, espresso in risposta alle critiche (in realtà una esigua monoranza) piovutemi addosso per la foto. Vedere dalla mattina alla sera decine di immigrati stare seduti, sempre negli stessi punti e alle stesse ore, ogni giorno, giocando con il telefonino facendosi selfie non è certamente quella che si può definire integrazione. La minoranza dei commenti alla foto hanno riguardato presunto sfondo discriminatorio e mancanza di approfondimento giornalistico del sottoscritto. Glisso sul primo fatto perché è privo di senso già il pensarlo, mentre sulla seconda serie di critiche ribadisco che non era questo il senso e l’obiettivo della foto.

Quando faremo inchieste e approfondimenti lo si capirà direttamente dai contenuti.

Tanto si doveva.