Terremoto Ischia:l’ombra della geotermia speculativa dietro gli “errori” dell’INGV?

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NewTuscia – Quattro giorni per ottenere la rilevazione del terremoto di Ischia. Quattro giorni di dati ballerini,
vulcanologi e sismologi allibiti da valori incongruenti rispetto a quello che la storia sismica del luogo
insegnava. Venti minuti dopo la scossa delle 20.57 di lunedì scorso: magnitudo locale (Ml) 3.6, profondità ipocentrale 10 chilometri, epicentro a mare, al largo di Forio, come dice l’Ingv. Poco dopo
la mezzanotte dall’Osservatorio Vesuviano, sede napoletana Ingv, arrivano i dati rielaborati con
magnitudo durata (Md) 4.0, ipocentro a 5 chilometri di profondità e un epicentro sempre a mare ma stavolta a circa 3 chilometri dalla costa Nord. Il dubbio si insinua tra gli scienziati. Quattro
giorni dopo, l’ufficializzazione di una magnitudo durata di 4.0, una profondità ipocentrale di 1
chilometro 730 metri e un epicentro su via Santa Barbara, a Casamicciola.
Di fronte agli incredibili errori e alle minimizzazioni giunte dall’Osservatorio Vesuviano (la sezione
partenopea dell’INGV) vale sempre interrogarsi “a chi giova?”, se cioè si tratta di una sequenza di pesanti leggerezze o se c’è una ragione che lega i fatti.
Si parla infatti di una convenzione dell’agosto 2016 tra l’INVG napoletano e la società Ischia
Geotermia srl che è interessata al progetto di centrale geotermica pilota Serrara Fontana sull’isola;
tale convenzione, che sembra peraltro pagata con i soldi pubblici della Protezione Civile, come riportato da ilfattoquotidiano.it (1) prevede la partecipazione di “tre ricercatori con contratto su
fondi Protezione Civile-INGV” che sono Stefano Carlino , Maria Giulia Di Giuseppe e Antonio Troiano,
tutti dell’INGV. La dr.ssa Maria Giulia Di Giuseppe era casualmente di turno nella sala operativa INGV la notte del terremoto…
Dal canto suo Francesca Bianco, Direttrice dell’Osservatorio Vesuviano dal 2016, il 2 agosto di
quest’anno, ospite in TV di Piero Angela, si premura di intervenire sulla questione terremoti/Ischia
minimizzando e dichiarando che “… a Ischia abbiamo una sismicità estremamente rara, abbiamo registrato 4 micro-terremoti negli ultimi 2 e lo studio della parte fluida – soprattutto delle acque – ci
racconta di un sistema idrotermale in assoluta calma… ” . E di fronte alle incalzanti domande del
giornalista de “Il Mattino” su come è stata possibile tanta leggerezza, seguita a dichiarare, contro ogni evidenza, che “ qui non ci sono stati errori ” (2).
Ma la realtà tira brutti scherzi e il 21 agosto, come purtroppo sappiamo, alle 20,57 c’è il terremoto;
stranamente pare che non siano partiti i soliti e immediati avvisi automatici, ma bisognerà
attendere circa mezz’ora per avere il primo che parla di 10 km di profondità in mare a nord dell’isola e una magnitudo di 3.6. Passa la mezzanotte e arriva una prima rettifica che alza la
magnitudo a 4.0 localizzando ancora il sisma sempre in mare, ad una profondità di 5 km, ma ormai
anche dalle tv si era capito che qualcosa non tornava e probabilmente la scossa doveva essere di maggiore magnitudo e localizzata in terraferma, con un ipocentro più superficiale. Dopo ben
quattro giorni e una valanga di polemiche, vedi Boschi (3) e Luongo (4), vengono rilasciati dati più
credibili e alla magnitudo 4.0 si localizza il centro del terremoto nell’abitato di Casamicciola ad una profondità di meno di 2 km.
La differenza tra le prime valutazioni e quella finale è sostanziale, perché un sisma tra i 5 e i 10 km
a largo della costa nord ha una probabile origine tettonica a differenza di uno a profondità di 2/3 km in terraferma che indicherebbe una origine vulcanica, come peraltro storicamente si è verificato
sull’isola.
Ma certo che se fosse stata vera una delle prime ipotesi, un sisma di tal genere non avrebbe
interferito più di tanto con eventuali centrali geotermiche che estraggono e reiniettano fluidi di
sicuro al di sotto dei 5 km di profondità e comunque in terraferma; invece un sisma come quello che effettivamente c’è stato ridà fiato e legittimità alle proteste e alle voci contrarie all’impianto
geotermico di Serrara Fontana, dai comitati locali, al prof. Ortolani (5), e da pochi mesi anche la
Regione Campania (6).
Ma, ci chiediamo, come è stato possibile un tale livello di pressapochismo da parte dell’INGV? Come si chiede anche il prof. Boschi (3) ” che cosa è successo nelle sale di sorveglianza dell’INGV di Roma
e di Napoli, operative 24 ore su 24, la sera del 21 agosto. Chi ha materialmente fatto e comunicato
le prime valutazioni? Chi le ha successivamente corrette parzialmente?”.
E’ possibile che le prime valutazioni dell’INVG-OV di Napoli siano opera di personale non adeguatamente preparato all’evento? Dalla enorme discrepanza tra i dati qualcuno potrebbe
pensare che siamo di fronte a una assoluta incompetenza o una volontà di fornire dati diversi che
non potessero danneggiare altri interessi.
Intanto l’Ingv rende noti i risultati dei rilievi compiuti il 23 agosto: la maggior parte delle abitazioni
gravemente danneggiate in seguito al terremoto erano di buona fattura, in mattoni, pietra o tufo, ma prive di quelle ‘vecchie’ e semplici protezioni antisismiche che, ad esempio, sono presenti in
molte case dell’Appennino, come le catene o i tiranti (!!!)
Torna prepotentemente in mente il quesito iniziale: “Cui prodest?”
Il silenzio e/o le spiegazioni ipertecniche non depongono a favore della trasparenza. Ci auguriamo che l’INGV chiarisca immediatamente le responsabilità, sanzionando eventuali errori e omissioni,
per difendere la credibilità e la funzione di un Istituto pubblico e allontanare sospetti di qualsivoglia commistione con interessi privati.

Rete nazionale NoGESI – NO Geotermia Speculativa e Inquinante