La via italiana allo sviluppo sostenibile tracciata dalle regioni italiane

Stefano Stefaniniambiente

NewTuscia – Le regioni italiane hanno recentemente formulato dei suggerimenti “operativi” sulla  Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile.

La proposta del Ministero dell’Ambiente per aggiornare la “strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile” (che dovrà essere approvata con una delibera del comitato interministeriale per la programmazione economica, Cipe) ha ricevuto il parere favorevole delle Regioni.
Il giudizio positivo è contenuto in un documento della Conferenza delle Regioni in cui si formulano anche alcuni auspici. Prima di tutto la costituzione di un Tavolo interistituzionale, composto dalle regioni e dai ministeri che permetta, nella fase dedicata all’affinamento dei contenuti dell’attuale documento, la consultazione e la condivisione delle integrazioni con il sistema delle Regioni che possono mettere a disposizione una conoscenza di dettaglio delle proprie realtà territoriali. E che consenta in fase attuativa, l’identificazione delle azioni di coordinamento, ma tenendo in debito conto gli specifici bisogni dei singoli territori, in una logica che veda piani nazionali e regionali fortemente interconnessi.
La Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile (SNSS) ha il compito di indirizzare le politiche, programmi e gli interventi per la promozione dello sviluppo sostenibile in Italia, cogliendo le sfide poste dai nuovi accordi globali, a partire dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite (elaborata in occasione di “Rio +20”).

Il documento delle Nazioni Unite individua 17 obiettivi (Sustainable development goals – SDGs)e 169 target che hanno carattere universale – si rivolgono cioè tanto ai Paesi in via di sviluppo quanto ai Paesi avanzati – e sono fondati sull’integrazione tra le tre dimensioni dello sviluppo sostenibile (ambientale, sociale ed economico) quale presupposto per sradicare la povertà in tutte le sue forme.

 

L’elaborazione della strategia italiana sposa i principi di integrazione, trasformazione e inclusione dell’Agenda 2030 e si è strutturata su un processo partecipato che ha coinvolto tutti i dicasteri competenti, le istituzioni pubbliche, il mondo della ricerca e della conoscenza, la società civile.

Il processo è iniziato a febbraio 2016 ed è stato presentato nel mese di luglio 2017 al “High level political forum” delle Nazioni Unite.  Il metodo
Il testo descrive il processo e il metodo seguito per l’elaborazione della Strategia Nazionale, con riferimento alla ricerca della coerenza con i documenti strategici internazionali e il sistema di indicatori proposti dall’InterAgency and expert Group on Sustainable Development Goals Indicators, la valutazione della situazione italiana rispetto a questi documenti e obiettivi, gli strumenti di policy in Italia, la specificità nazionale con i relativi punti di forza e debolezza. Il gruppo tecnico di lavoro si è continuamente confrontato con il mondo della ricerca (coinvolgendo ENEA, CNR, ISPRA, ISTAT, Università e associazioni scientifiche) e con la società civile.
La Strategia è strutturata in 5 aree, le cosiddette 5 P: Persone, Pianeta, Prosperità, Pace e Partnership e un’area trasversale chiamata Vettori di Sostenibilità.

Per ogni area si elencano le scelte strategiche e gli obiettivi strategici nazionali e gli strumenti chiave per l’attuazione (piani, strumenti finanziari, leggi o regolamenti). A ciascun obiettivo strategico è correlato un target quantitativo (percentuale da raggiungere) e un target descrittivo (SDGs), correlati da indicatori secondari.

La Strategia nazionale, al pari di quella delle Nazioni Unite, in maniera lucida e inequivocabile attribuisce alla nostra capacità di integrare adeguatamente le varie dimensioni dello sviluppo il presupposto per sradicare la povertà in tutte le sue forme. In questo modo la sostenibilità ambientale è posta finalmente in primo piano nell’agenda politica internazionale. È apprezzabile, pertanto, il cambiamento di visione da “strategia ambientale per lo sviluppo sostenibile” a “Strategia per la sostenibilità” che necessariamente implica un più alto livello di indirizzo politico e di visione strategica, nonché una attenzione particolare agli aspetti dimultidisciplinarietà, di integrazione e confronto tra punti di vista settoriali.

E questo sforzo, questo cambiamento ci dovrà essere a livello ministeriale, regionale e locale.
La Strategia nazionale ha realizzato un difficile compito di sistematizzazione e integrazione tra le diverse dimensioni della sostenibilità, individuando in maniera sintetica gli ambiti prioritari di azione e gli obiettivi strategici nazionali. Affinché essa possa trovare piena e auspicata realizzazione occorre garantire lo sviluppo di politiche nazionali economiche e discipline ambientali attuative in linea, capaci di superare i blocchi gestionali e normativi esistenti e di premiare esclusivamente usi razionali e sostenibili delle risorse ambientali.
Il ruolo regionale Le Regioni hanno seguito con molto interesse il lavoro di predisposizione della Strategia e, come è stato espresso anche durante l’incontro di presentazione del mese di marzo 2017, sono pronte a collaborare alla sua attuazione.
Per le regioni italiane è auspicabile la costituzione di un Tavolo interistituzionale, composto dalle regioni e dai ministeri con un duplice obiettivo:

– nella fase dedicata all’affinamento dei contenuti dell’attuale documento, con particolare riferimento ai target e al loro adattamento alla realtà italiana, permetta la consultazione e la condivisione delle integrazioni con il sistema delle Regioni che possono mettere a disposizione una conoscenza di dettaglio delle proprie realtà territoriali nelle diverse aree  di intervento della Strategia;

– in fase attuativa, l’identificazione delle azioni di coordinamento per garantire l’allineamento degli strumenti di programmazione e attuazione regionale con la strategia nazionale, che pur tenendo necessariamente in debito conto gli specifici bisogni dei singoli territori, garantisca lo sviluppo di strategie, piani nazionali e regionali fortemente interconnessi.

 

Nella stesura della Strategia nazionale per la sostenibilità ambientale, il ministero ha organizzato diversi momenti di ascolto e coinvolgimento della comunità scientifica, del mondo produttivo ed economico e della società civile.

Sarebbe importante conservare questo metodo anche in fase di attuazione, affinché si mantenga un confronto permanente, si dia visibilità e valorizzazione ai risultati raggiunti e costituisca l’occasione per analizzare il monitoraggio dello stato di attuazione della Strategia e concentrarsi sugli aspetti problematici.

Sarebbe auspicabile la costituzione di una piattaforma informatica che possa favorire lo scambio e la condivisione di esperienze, e costituisca il supporto informativo per il monitoraggio della Strategia così da rendere tangibili e misurabili, in una fase intermedia o conclusiva, i macro-obiettivi di sviluppo sostenibile.