2050: fonti rinnovabili per autonomia energetica di 139 Paesi

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Stefano Stefanini

NewTuscia – Entro il 2050 ben 139 Paesi del mondo potrebbero coprire l’intero fabbisogno energetico con le sole fonti rinnovabili ed alcuni Stati, distretti e realtà locali già hanno raggiunto l’obiettivo, lo riporta uno studio dell’università di Stanford, in California,  Stato da sempre in prima linea per lo sviluppo delle Fonti energetiche rinnovabili.

Come riportato dal collega Francesco Paolo Mancini nell’articolo “2050: un meolicoondo sostenibile” nella Rubrica “Green Economy” del giornale www.futuro-europa.it,   lo studio dei ricercatori californiani non si limita ad una previsione, ma indica i cambiamenti infrastrutturali necessari a raggiungere l’obiettivo.

In un articolo pubblicato sulla rivista scientifica Joule, gli studiosi californiani spiegano che gli interventi per la liberazione dalle fonti di energia fossile renderebbero possibile la creazione, nel mondo, di ventiquattro milioni di posti di lavoro.

Il passaggio alle Rinnovabili consentirebbe di evitare tra i quattro e i sette milioni di morti annue legate all’inquinamento dell’aria. I benefici in termini climatici e sanitari sarebbero stimabili in ventimila miliardi di dollari l’anno.

Se nel nostro Paese venisse perseguita, con atti concreti e non solo a parole, la conversione alle energie rinnovabili interesserebbe anche l’Italia con numeri di tutto rispetto.

Oltre ai vantaggi sul piano ambientale, e su quello strategico per l’eliminazione della dipendenza dalle forniture estere, si otterrebbe un ottimo risultato in termini di posti di lavoro: il bilancio tra quelli creati nelle energie pulite e quelli persi nelle energie tradizionali mostrerebbe un attivo di quattrocentottantacinquemila nuovi occupati. Altro vantaggio, quello per la salute: le morti evitabili ogni anno si attesterebbero tra le cinquemila e le quarantacinquemila.

In Italia il solare è avvantaggiato, nota la ricerca di Stanford. Ad esempio, si legge nello studio, ci sono 737chilometri quadrati di tetti adatti ad ospitare pannelli fotovoltaici: i quali, però, necessiterebbero sempre del sostegno di una fornitura energetica tradizionale per superare i periodi di minore insolazione. A differenza dell’italianissimo Solare Termodinamico a Concentrazione, che decisioni scellerate hanno ‘cacciato’ dal Belpaese, ma che sta facendo la fortuna energetica dei Paesi Arabi, del Giappone e della Cina.