Lavoro, giovani e tenuta del sistema pensionistico italiano

NewTuscia – Giovani, lavoro e sistema pensionistico: tre punti fondamentali per un paese che, come l’Italia vuole uscire da una crisi che sembra essere senza fine.

Tre punti sui quali intervenire in modo coordinato e soprattutto continuativo come ha sempre ribadito il Centro Studi per la Competitività, le regole e i mercati.

In più di un’occasione esponpensione soldienti di governo hanno parlato di interventi e di misure. Soprattutto adesso, in piena estate, alle porte dell’autunno e della presentazione della prossima manovra di bilancio.

La proposta del governo

Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti ha annunciato che potrebbero arrivare interventi sul cuneo contributivo per abbassarlo.

La cosa più complicata però è farlo in maniera stabile nel tempo e rendere quindi la misura definitiva. Un refrain già sentito: fare in modo che per un imprenditore sia conveniente assumere un giovane.

Quella che attualmente sembra più gettonata è la proposta che vede la riduzione del costo del lavoro stabile dando la priorità ai giovani in cerca di occupazione prevedendo un abbattimento del 50% dei contributi a carico del datore di lavoro per almeno due o tre anni.

Per rendere però queste misure stabili nel tempo servirebbe un incentivo “stabile”: anziché tornare al prelievo contributivo del 30-33% l’idea sarebbe di farlo scendere al 29-30%-

 Il record italiani di Neet

I giovani italiani non lavorano, non studiano, non fanno formazione e quello che è peggio è che non cercano neanche lavoro.

In piena estate statistiche come quella pubblicata dalla Commissione Ue risultano deflagranti.

Nell’indagine sull’occupazione e sugli sviluppi sociali in Europa nel 2017 della Commissione si evidenzia che i giovani italiani tra i 15 e i 24 anni non hanno lavoro, non studiano e non sono impegnati in attività di formazione o di training (i Net).

Con un 19,9% l’Italia raggiunge così un vero e proprio record in Europa, dove la media dei Net è dell’11,5%.

 

Boom di domande di pensionamento anticipato

Nel frattempo gli italiani che vedono all’orizzonte il miraggio della pensione presentano domanda.

La partenza delle domande per il pensionamento anticipato ha registrato un vero e proprio boom: oltre 66 mila le richieste arrivate entro la scadenza prevista del 15 luglio per coloro i quali alla fine di quest’anno, allo scadere del 31 dicembre 2017 maturavano i requisiti per la pensione.

L’Inps rendendo noti i numeri ha anche sottolineato come le stime del governo fossero notevolmente inferiori (non più di 60 mila uscite stimate).

L’istituto da qui al prossimo 15 ottobre verificherà i requisiti di tutte le richieste e pubblicherà le graduatorie. Nel caso in cui non dovessero esserci le risorse per poter accontentare tutti, per molti l’Ape sociale potrebbe essere posticipata.

In caso di presenza dei requisiti necessari, la priorità verrà data a chi è più vicino alla pensione di vecchiaia.

La ricetta del Cerm

In più di un’occasione il Cerm è intervenuto con proposte per intervenire sul sistema pensionistico italiano. L’aumento dell’aspettativa di vita, la riduzione dei tassi di fertilità e la scarsa crescita, secondo il direttore Fabio Pammolli, rischia in questo momento di rompere il patto tra generazioni.

Per questo motivo la ricetta consigliata è sempre quella di un intervento strutturale per alleviare la pressione fiscale per chi assume gli under 25.

Ma servono misure forti che diano ossigeno ed energia anche alle imprese.

Gaetano Alaimo

Direttore responsabile www.newtuscia.it

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