I 60 anni di Quer pasticciaccio brutto de via Merulana di Gadda compie 60 anni

NewTuscia – Alla fine di luglio del 1957 esce per Garzanti Quer pasticciaccio brutto di via Merulana di Carlo Emilio Gadda (1892-1973), già uscito a puntate sulla rivista “Letteratura” nel 1946. Iniziato da Gadda nel 1945 durante il suo soggiorno a Firenze e ispirato dalla fine della guerra, quando uscì ebbe una limitata diffusione. Quando l’autore si trasferì a Roma conobbe l’editore Livio Garzanti che gli propose l’uscita del romanzo in un unico Gaddavolume con un immediato straordinario successo.

Considerato il più celebre giallo della letteratura italiana Quer pasticciaccio brutto di via Merulana ha un unico difetto: è senza conclusione. Come tutte le opere di Gadda è incompiuto sebbene lo stesso avesse fatto credere che lo avrebbe di concluso (nel 1946-1947 l’autore scrisse l’adattamento cinematografico del romanzo ma il film non fu mai realizzato e la sceneggiatura intitolata Il palazzo degli ori uscì, postumo, nel 1983). Contravvenendo alle regole del giallo (secondo le quali il lettore non deve intuire l’identità del colpevole) un capitolo del romanzo risultava abbastanza esplicito per non capire chi avesse ucciso Liliana Balducci al 219, detto “Palazzo degli Ori”, di via Merulana a Roma. Inoltre Gadda chiude il romanzo con inequivocabile ambiguità. La vicenda criminale si conclude ma non la narrazione che risulta senza un finale: più la si rilegge, più l’ultima pagina mostra sempre elementi nuovi. Qui nessun colpevole viene assicurato alla giustizia. Per Gadda la conclusione sembra essere la constatazione della vita come un caos, un pasticciaccio, in cui cose, linguaggi e persone coesistono senza ordine.

Tutto il romanzo sembra ruotare intorno al numero 3.

– 3 scene da tenere sempre a mente: il pranzo, il ritrovamento del cadavere di Liliana, l’interrogatorio di Tina.

– 3 personaggi principale: Liliana Balducci (la vittima), Tina (la domestica-amante della vittima) e don Ciccio Ingravallo (funzionario della sezione investigativa del commissariato di Santo Stefano a Roma).

– 3 i verdi su cui si posa l’attenzione di Gadda: il verde degli spinaci, il verde delle giarrettiere di Liliana e il verdognolo della sovraccoperta del letto, regalata da Liliana, dove giace il padre di Tina.

– 3 le volte in cui Tina ha un atteggiamento ribelle (e rivelatore) (nella terza viene riassunta la vicenda sentimentale che legava Liliana e la stessa Tina).

Durante le indagini l’ipotesi del commissario “Don Ciccio” Ingravallo sulla natura passionale del delitto prende sempre più corpo (la relazione morbosa e ambigua tra le due donne in cui non era facile capire chi fosse la vittima e chi la dominatrice). L’investigatore ha scoperto chi ha ucciso Liliana Balducci ma il sipario si chiude sulla vicenda prima che questi riveli la sua identità al lettore.

Tra la prima versione (quella a puntate del 1946) e la seconda (quella in volume del 1957) esistono sostanziali differenze nel testo ma anche nella sua organizzazione in capitoli che da 6 diventano 10. Il romanzo si apre con il delitto e il dipanarsi delle prime indagini, i personaggi, le ipotesi, gli spostamenti, i moventi, gli alibi concentrate sull’ambiente borghese della città che, nella seconda parte del romanzo, si sposta verso la zona periferica. La vicenda narrata da Gadda non ha un vero protagonista: Ingravallo coordina l’indagine cercando di mettere ordine tra personaggi, linguaggi e situazioni sempre più ingarbugliate. Ed una delle caratteristiche principali del romanzo è proprio il plurilinguismo della narrazione, vera rivoluzione stilistica di Gadda già sperimentata ne La Cognizione del dolore (1936), considerato l’apice della carriera letteraria di Gadda. L’uso del nuovo personalissimo lessico, pieno di invenzioni verbali che mescolano dialetti, latinismi, echi aulici e vere e proprie invenzioni, rende perfettamente la complessa idea di commistione tra gente di cultura e provenienza diversa. L’occasionale espediente comico-grottesco non deve trarre in inganno il lettore sull’intento drammatico dell’autore che invece punta i riflettori sulla complessità e sul caos di una società senza speranza.

A seguito del successo del romanzo fu concepito il film “Un maledetto imbroglio” diretto nel 1959 da Pietro Germi. Non scritto ma approvato dallo stesso Gadda, il film rappresenta un valido esempio di solido poliziesco anche se furono necessari degli accorgimenti linguistici e soprattutto nei confronti del finale che, sullo schermo, non poteva essere lasciato aperto. Del 1983 è la miniserie tratta dal romanzo con Flavio Bucci nei panni del commissario molisano.

Carlo Emilio Gadda nasce a Milano nel 1893 da una famiglia agiata che, dopo il crollo dell’attività paterna, cade in disgrazia. Emarginato dalla sua società, Carlo Emilio vive in isolamento tanto che viene soprannominato il “Grande Solitario”. Malinconico parte per la guerra e tornato sempre più depresso scopre che suo fratello è morto. Decide di studiare ingegneria e approfondisce la conoscenza della psicanalisi. Dopo la morte della madre scrive La Cognizione del dolore (1936) dove dà la sua prima prova linguistica sperimentale. Poi è la volta dell’uscita di Quer pasticciaccio brutto di via Merulana (1946) che però non raccoglie consensi. In miseria Gadda si trasferisce a Roma e lavora presso il Giornale Radio Rai. Quando nel 1957 Quer pasticciaccio brutto di via Merulana esce in volume ottiene uno straordinario successo ma l’autore non sa convivere con il successo e, in contrasto con tutti, affetto da manie di persecuzione, sempre più solitario, vittima di drammi esistenziali si spegne a Roma per i postumi di una bronchite nel 1973. È sepolto nel cimitero acattolico di Roma. www.carloemiliogadda.it

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