Le stagioni teatrali di Ferento: con Vincenzo Ceniti ripercorriamo l’origine e la suggestione unica del luogo

NewTuscia – FERENTO –

Stefano Stefanini                            

Martedì 18 luglio alle ore 21,15 aprirà i battenti la stagione estiva del Teatro Romano di Ferento con Giobbe Covatta, interprete de “La Divina Commediola”, reading e commento dell’inferno dantesco.

Nel giorno dell’inaugurazione della stazione 2017 riteniamo opportuno di ripercorrere le tappe più importanti della riscoperta e valorizzazione del teatro romano a partire da quel 22 luglio 1960.

Come memoria storica e giornalista dei più esperti e qualificati nell’ambito del turismo e della cultura di Viterbo e della sua provincia, Vincenzo Ceniti ha pubblicato  su www.tesoridetruria.it un vero e proprio saggio storico sulle origini e le vicende storiche della prestigiosa rassegna teatrale e  di spettacolo nel cuore dell’estate , suggestivamente ambientata tra le pietre austere del Teatro Edificato durante l’età augustea (fine I secolo a.C. – inizio I secolo d.C.).

Il teatro si caratterizza per la scena magnificamente conservata, arricchita un tempo da numerosi gruppi scultorei ora conservati nel Museo Archeologico Nazionale di Viterbo, mentre è parzialmente ricostruita la cavea, destinata al pubblico.

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Così Vincenzo Ceniti ricorda l’origine della stagione teatrale di Ferento: “A 57 anni di distanza dalla prima rappresentazione teatrale a Ferento, vale la pena riordinare qualche ricordo prima che sia troppo tardi.  Tutto comincia la sera del 22 luglio 1960 con la manifestazione per l’arrivo a Ferento della fiaccola etrusca, in concomitanza con le Olimpiadi di Roma. Per l’occasione la cavea del Teatro è stata completamente sterrata e ripulita, le gradinate livellate e le arcate messe in sicurezza. Sugli spalti si contano quella sera 1300 spettatori – sottolinea il console Touring Viterbo – pronti alla standing ovation per la più  importante performance culturale-sportiva a Viterbo del dopoguerra, voluta soprattutto da Renzo Javarone, allora gestore del Caffè Schenardi ed animatore degli ‘Amici del Sabato sera’.

In attesa che il tedoforo faccia il suo ingresso nella cavea, sul palco si esibisce il corpo di ballo romano di Villa Giulia in due coreografie: ‘Evocazione Etrusca’ e ‘Giuochi’. In platea si fanno notare l’ambasciatore Usa in Italia James David Zellerbach con alcuni rappresentanti del corpo diplomatico, autorità locali e giornalisti di varie testate nazionali.

L’organizzazione è dell’Ente Provinciale per il Turismo, presieduto da Giuseppe Benigni e coadiuvato dal direttore Michele Ceniti, in tandem con il Comune di Viterbo, guidato dal sindaco Domenico Smargiassi affiancato, per l’occasione, dall’assessore al turismo Ferruccio Gatta.

Ferento supera, così, il battesimo del debutto e si avvia a diventare il teatro estivo non solo dei viterbesi, ma anche dei molti turisti che d’estate frequentano i colli Cimini e le rive del lago di Bolsena.

C’è  ancora però molto da fare: la strada di accesso non è asfaltata (verrà completata dalla Provincia nel 1964), mancano i parcheggi, una fontana, i gabinetti e un punto di ristoro.   L’anno dopo, nel 1961, Comune e Ept mettono in scena ‘I Persiani’ di Eschilo e nel 1962 due commedie di Plauto ‘Anfitrione’ (con Arnoldo Foà) e ‘Truculentus’, che a sorpresa viene vietato ai minori di 18 anni. Biglietto d’ingresso intorno a 500/600 lire. Nel 1963 è la volta della ‘Fanciulla di Andro’ di Terenzio con Anna Teresa Eugeni e Guido de Salvi.

Nel 1964 c’è la novità di una proiezione di due film storici ‘Annibale’ e ‘Costantino il Grande’  e di un documentario del Cine Club di Viterbo. Si rappresentano, poi, ‘L’Eunuco di Terenzio e ‘La Commedia degli schiavi’ (riduzione teatrale di M. Mariani). L’anno dopo, nel 1965, viene messa in scena ‘Elettra’ di Sofocle con Valentina Fortunato. Le tragedie-commedie romane e greche, cui vengono dedicate i primi cartelloni, stanno diventando sempre più familiari per i viterbesi e fanno da pendant alle tradizionali opere liriche che si allestiscono all’Unione.

Nei primi anni Sessanta gli spettacoli estivi a Ferento ancora non assurgono  però a dignità di stagione teatrale. Le rappresentazioni sono organizzate all’ultimo momento, con pochi fondi, senza un adeguata propaganda. Dal 1966 al 1970 si registra addirittura un lungo stop dovuto a vari motivi, ma soprattutto a carenza di mezzi finanziari.

La svolta avviene nel 1971, quando si interessa del Teatro di Ferento Licinio Marcoaldi, eclettico presidente dell’Azienda autonoma di cura, soggiorno e turismo istituita nel 1969, validamente assistito dal direttore Mario Savelli. Con lui il teatro romano fa un salto di qualità, soprattutto strutturale e mediatico.

Si allestiscono alcuni servizi di scena (camerini soprattutto), si creano parcheggi, si sistema meglio la strada di accesso e il cartellone si apre ad altre forme di spettacolo, come la musica classica, la lirica, le operette, il balletto e il varietà che fanno aumentare gli ascolti. Tra le gradinate si sente sempre più frequentemente parlare inglese, francese. tedesco e olandese, specialmente quando sul palco c’è la buona musica.

La collaborazione del Comune e della Provincia si fa sempre più costante e spesso decisiva. L’A.a.c.s.t, con altri presidenti succeduti a Marcoaldi (che lascia l’incarico nel 1974) continua nel lavoro di organizzazione e di allestimento della Stagione che dal 1998 viene assunta dall’Apt, nuovo ente turistico sorto dalla fusione tra l’Ept e l’Azienda autonoma di turismo. Dal 2003 al 2013 la gestione di Ferento passa nella mani del Consorzio Teatrale Tuscia diretto da Patrizia Natale che può contare inizialmente sull’apporto dell’Apt e, successivamente, di Comune e Provincia.

L’albo d’onore è nutrito e autorevole e vale la pena di sfogliarlo. Sul palco di Ferento in oltre mezzo secolo si sono esibiti attori, star del varietà, musicisti e coreografi di alto livello. Farà piacere ai lettori dare una scorsa ad alcuni nomi.

Luigi Vannucchi, Valentina Fortunato, Arnoldo Foà, Sergio Fantoni,  Bianca Toccafondi, Carlo Hintermann, Antonio Salines, Carmelo Bene, Osvaldo Ruggeri, Marina Malfatti, Aldo Reggiani, Lauretta Masiero, Paola Borboni, Ida Di Benedetto, Nando Gazzolo, Carlo e Aldo Giuffrè, Luca e Luigi De Filippo, Antonio Casagrande, Gianrico Tedeschi, Mario Carotenuto, Massimo Dapporto, Paolo Ferrari, Carlo Croccolo, Didi Perego, Isabella Biagini, Renzo Montagnani, Miranda Martino,Valeria Valeri, Fiorenzo Fiorentini, Elisabetta Gardini, Paola Pitagora, Flavio Bucci, Mariano Riggillo, Ivano Staccioli, Giustino Durano, Alessandro Ninchi, Silvano Spaccesi, Tato Russo, Ernesto Calindri, Paola Quattrini, Ugo Pagliai, Paola Gassman, Oreste Lionello, Ninetto Davoli, Maurizio Micheli, Luca Barbareschi, Sebastiano Somma, Renato de Carmine, Orso Maria Guerrini,  Massimo Venturiello, Marina Suma, Paola Tedesco, Francesco Salvi, Lucrezia Lante della Rovere, Mario Scaccia, Raf Vallone, Giorgio Albertazzi,  Giuseppe Pambieri, Lia Tanzi, Pamela Villoresi, Michele Placido, Anna Mazzamauro, Lando Buzzanca, Massimo Ranieri.    Presente anche l’opera lirica con Aida, La Vestale, Tosca, Rigoletto, Don Pasquale, Traviata, l’operetta (Il Paese dei Campanelli), la musica classica (Uto Ughi, Orchestra da Camera di Santa Cecilia) e il balletto, sia classico (Raffaele Paganini) che moderno.(Compagnia di Flamenco di Josè Greco).

Il Gran Varietà – conclude Ceniti – annovera vedette e complessi di tutto rispetto, da  Rocky Roberts a Gianni Morandi, Corrado Mantoni, i Dik Dik, Ric e Gian, la Premiata Ditta, Nino Manfredi, Tullio Solenghi, Enrico Brignano, Renzo Arbore, tra gli intellettuali lo scorso anno il monologo di Vittorio Sgarbi e numerosi altri…”  (Vincenzo Ceniti su  www.tesoridetruria.it Tesori d’Etruria).

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