La riqualificazione urbana di Viterbo: con la legge regionale potranno agire i singoli comuni in collaborazione con i privati

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NewTuscia – VITERBO –

                                                                                                                               Stefano Stefanini

Nei primi mesi del 2017 si era tenuto l’incontro promosso dal comune di Viterbo,  presieduto dal sindaco Leonardo Michelini e convocato per illustrare alle associazioni di categoria ed agli  imprenditori la realizzazione dei  progetti di riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie realizzabili nella città di Viterbo per un importo complessivo di 17 milioni di Euro.

“La riqualificazione delle periferie –  aveva precisato l’assessore all’Urbanistica Raffaela Saraconi – riguarda in particolare il Poggino, passando per Santa Barbara. Dodici gli interventi individuati, che avranno effetto moltiplicatore”.

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In particolare  è stato illustrato il progetto della pista ciclabile  per 2.500.000 di euro,  che partirà dal Quartiere di Santa Barbara con la previsione  della  riqualificazione di strade, parcheggi e verde.

I  programmi nazionali dedicati all’attuazione “strategica” e irrimandabile della “Riqualificazione urbana”, nei Centri storici come nelle periferie rappresentano una condizione imprescindibile dello sviluppo e della qualità della vita delle nostre città del futuro.

L’assessore Saraconi ha dichiarato inoltre che  “la maggior parte degli interventi riguarderanno  il Poggino col prolungamento dell’asse di viale dell’Industria fino alla ex fiera per fare un anello con la Cassia e poi tutta la ristrutturazione anche coi parcheggi intelligenti. Ancora il centro per la ricerca che mette insieme aziende e università e l’edificio nuovo per la scuola materna e le elementari di Villanova.  Verrà  inoltre realizzata la sede della Francigena nel lotto del comune di via Mainella .

E’ stato  programmato  inoltre un piano urbanistico di riqualificazione della città in generale, nelle cui previsioni spicca l’attesissimo interramento del passaggio al livello a piazzale Gramsci con un nuovo e più razionale  assetto dell’area.

Antonio Decaro, presidente dell’Associazione dei Comuni Italiani, Anci,  e sindaco di Bari così  commentava il via libera, espresso dal  Consiglio dei ministri alla seconda tranche di finanziamento del bando Periferie:   “L’avevamo garantito: saranno finanziati tutti i 120 progetti presentati. Oggi possiamo dire con orgoglio che quell’impegno è stato mantenuto”. L’impegno, comunicato dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi, è di altri 800 milioni di euro. Nel complesso l’investimento sarà di 2 miliardi e cento milioni.

“Un grande disegno – dichiara Decaro dell’Anci  – un’operazione di ricucitura, come l’abbiamo chiamata citando Renzo Piano, di riqualificazione e di rigenerazione del tessuto urbano.

Tanto decisiva da convincere il governo, lo scorso ottobre, a impegnarsi per il completo finanziamento dei 120 progetti presentati dai Comuni e dalle Città metropolitane, a fronte di una prima disponibilità a favore di sole 24 città. Tra le linee principali di attività ci sono verde pubblico, scuole, ma anche housing sociale. Interventi materiali e immateriali nell’ottica dello sviluppo e della coesione. Progetti di qualità, rispetto ai quali l’Anci si propone come osservatorio per creare occasioni di dialogo tra i vari Comuni: il bando servirà anche a scambiare le buone pratiche.

Il finanziamento è finalizzato alla realizzazione di  interventi urgenti per la rigenerazione delle aree urbane  degradate  attraverso la promozione di progetti di miglioramento della qualità del  decoro urbano, di manutenzione,  riuso  e  rifunzionalizzazione  delle  aree pubbliche   e   delle   strutture   edilizie    esistenti,    rivolti all’accrescimento della sicurezza territoriale e della  capacità  di resilienza urbana, al potenziamento delle  prestazioni  urbane  anche con  riferimento  alla  mobilità  sostenibile,  allo   sviluppo   di pratiche, come quelle del terzo settore e del  servizio  civile,  per l’inclusione sociale e per  la  realizzazione  di  nuovi  modelli  di welfare metropolitano, anche con  riferimento  all’adeguamento  delle infrastrutture destinate ai servizi sociali e culturali, educativi  e didattici, nonché alle attività culturali ed educative promosse  da soggetti pubblici e privati.

 

La regione Lazio estende i benefici della rigenerazione urbana ai singoli comuni.

La proposta di Legge n.365 “Norme per la rigenerazione urbana e il recupero edilizio”,  recentemente approvata dal Consiglio regionale del Lazio, permetterà  di concretizzare interventi di riqualificazione anche per città non capoluogo di provincia e quindoi permetterà un’estensione  della lotta al degrado urbanistico anche nei piccoli centri urbani.

Lo scopo della Legge sulla rigenerazione urbana e il recupero edilizio del Lazio  è quello di favorire la riqualificazione di aree urbane degradate, di migliorare le dotazioni pubbliche territoriali, di razionalizzare il patrimonio edilizio esistente, di adeguarlo alle norme antisismiche, di incoraggiare il miglioramento della qualità architettonica e le sostenibilità energetico ambientale.

La legge persegue, secondo quanto si legge nella relazione di accompagnamento, “la riqualificazione della città esistente diminuendo il trend del consumo del suolo, in aderenza all’obiettivo europeo del 2050 con il consumo di suolo pari a zero, e aumentando le dotazioni territoriali con la realizzazione di nuove opere pubbliche ovvero il completamento e l’integrazione di quelle esistenti”.

Tra gli obiettivi della proposta anche la semplificazione delle procedure.

L’ambito di applicazione si vuole circoscritto agli edifici in regola o condonati che sono presenti in zone già urbanizzate. Escluse espressamente le aree agricole e quelle destinate ad attrezzature e impianti di interesse generale. “Un ruolo centrale è riconosciuto ai Comuni”, ha sottolineato Michele Civita. La normativa, infatti, fa spesso rinvio a questi enti locali per scelte e valutazioni degli interventi di rigenerazione o di recupero, fermi i limiti dati da piano territoriale paesistico regionale (Ptpr) e strumenti urbanistici.

Spetterà proprio ai Comuni definire gli ambiti territoriali per gli interventi di rigenerazione urbana, riqualificazione degli edifici e recupero edilizio. La proposta punta a definire, inoltre, la disciplina dei cambi di destinazione d’uso, degli interventi diretti, di quelli con permesso di costruire convenzionato e di quelli per valorizzare la fruizione dei territori costieri, nel rispetto di Ptpr e previa autorizzazione paesaggistica.

Un ruolo centrale è riconosciuto ai Comuni. Nei  nove articoli della legge  si attribuisce alle amministrazioni comunali un ruolo centrale nella   scelta,  nella valutazione e nella programmazione  negli interventi di rigenerazione urbana e di recupero edilizio.

Fondamentali le previsioni  in materia di efficientamento energetico e miglioramento sismico del patrimonio edilizio. Sono stati approvati emendamenti sulle zone agricole fornendo risposte  alle esigenze ed attività specifiche delle stesse, completando per così dire le previsioni dell’agosto scorso sulla multifunzionalità. E’ stata demandata ai Comuni la decisione sull’istituzione del pagamento del  contributo straordinario.

Altro importante emendamento quello che ha chiarito le previsioni  introdotte con la proroga prevista dalla legge di stabilità, eliminando le disparità tra quanti dovevano attenersi al piano casa presentando le domande entro il 31 dicembre 2016 e quelle presentate dal 1 gennaio 2017 al 1 giugno, prevedendo ulteriori 30 giorni per la presentazione della documentazione a corredo.

Fondamentale anche l’emendamento presentato dalla “Commissione Terremoto” che consente ai Comuni del cratere, come individuati nell’allegato 1  del DL 189/2016, e nella sola fase di ricostruzione, varianti al Piano di Fabbricazione.

Nei primi due articoli sono affrontate le disposizioni che definiscono, rispettivamente, finalità e ambiti di applicazione della legge e disciplinano i programmi di rigenerazione urbana. Sono previsti interventi nelle  zone individuate dal Piano territoriale paesistico regionale (Ptpr) come “paesaggio degli insediamenti urbani” e “paesaggio degli insediamenti in evoluzione”.

Le opportunità di finanziamento  da utilizzare per la realizzazione di varianti di collegamento tra nodi di interscambio tra modalità di trasporto ferroviario, veicolare e merci.

L’articolo 2 definisce invece il ruolo dei Comuni nella definizione degli ambiti territoriali per interventi complessi per riqualificare il contesto urbano e dotarlo di opere pubbliche.

Pensiamo ad un’opera fondamentale per la viabilità  di interscambio auto-treno-gomma del nodo viario di  Orte, il più importante della Tuscia  e  per certi aspetti del per capirci la variante di collegamento tra il parcheggio di interscambio della stazione  ferroviaria con l’area autostradale e interportuale, all’intersezione tra viabilità autostradale, l’itinerario Europeo E45 e di collegamento tra Mestre-Ravenna e Civitavecchia,  con alleggerimento notevole di traffico e inquinamento cittadino. S

Vengono poi previsti articoli che riguardano le disposizioni per il cambi di destinazione d’uso degli edifici (articolo 4), gli interventi da attuarsi con il permesso di costruire convenzionato (articolo 6) e le dotazioni territoriali e le disposizioni comuni (articolo 7). L’art. 7 bis  invece riguarda le aree demaniali e gli arenili.

Tra le norme da segnalare quella secondo cui toccherà ai comuni, anche su proposta dei privati, individuare gli ambiti territoriali di riqualificazione urbana e recupero edilizio nei quali saranno consentiti – acquisito il titolo abilitativo o il permesso di costruire convenzionato – interventi di ristrutturazione edilizia o di demolizione e ricostruzione degli edifici esistenti con il riconoscimento di una volumetria o di una superficie lorda aggiuntive al massimo del 30 per cento. Consentiti i mutamenti di destinazione d’uso previsti dagli strumenti urbanistici generali vigenti o compatibili e complementari all’interno di specifiche categorie funzionali.

Consentite, a particolari condizioni dettate dalla futura legge, le delocalizzazioni delle ricostruzioni in aree trasformabili all’interno dell’ambito territoriale. Introdotto un incremento delle premialità del 5 per cento nel caso in cui gli interventi siano realizzate attraverso concorsi di progettazione per garantire una maggiore qualità degli interventi stessi.

 

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