Open Day del master DIBAF-UNITUS per “Narratori di comunità”

NewTuscia – VITERBO – Davvero un bel successo per l’Open Day del master DIBAF-UNITUS per “Narratori di comunità”. L’iniziativa si è svolta tra venerdì 9 e sabato 10 giugno. In chiave itinerante.

Venerdì pomeriggio i lavori si sono avalentini ricciperti en plein air ai tavoli del 13 Gradi in piazza del Gesù a Viterbo. Maestro di cerimonia Stefano De Angeli, archeologo classico dell’ateneo viterbese nonché responsabile scientifico del master.

Fra i docenti, si segnalano i cordiali interventi di Anna Carbone (tipicità agroalimentari), Maria Ida Catalano (restauro e critica d’arte) ed Elisabetta De Minicis (archeologia e topografia medievale); ma anche i bei messaggi fatti pervenire per tempo da chi sapeva già di non poter essere in piazza con noi a raccontare la straordinaria avventura di questo master (davvero atipico e innovativo): Rita Blasi, Sofia Varoli Piazza e Giuseppe Romagnoli.

Lo stato dell’arte è stato rimarcato dagli uomini di Banda del racconto, barra costante del timone del master: insieme con Antonello Ricci, l’antropologo Marco D’Aureli (autore del manuale del corso, presentato nel corso dell’iniziativa: “Il narratore di comunità. Artigiani delle storie e dei paesaggi locali”), l’attore e regista Pietro Benedetti e l’editore-fotografo Davide Ghaleb. Non sono voluti mancare altri “bandaroli” storici, compagni di tante performance, come Olindo Cicchetti e il percussionista Roberto Pecci.

Ma la vera novità è rappresentata dall’intervento pubblico degli apprendisti che, fianco a fianco con accademici e “mastri”, ne hanno intercalato note e giudizi con riflessioni personali e letture di veri e propri esercizi di stile (da loro creati ad hoc per l’occasione). Divertendo non poco la platea (un discreto numero di curiosi si è infatti affacciato nel corso delle due ore di dibattito).

Il bilancio dei lavori è stato affidato a Riccardo Valentini: scienziato di fama internazionale prestato alla politica, vero mallevadore istituzionale del master ma soprattutto coautore della “poetica” scientifico-formativa ad esso sottesa. Fra l’altro Valentini ha anticipato che il dipartimento è già al lavoro per replicare l’esperienza nel prossimo anno accademico.

Alle 18.00 in punto, cordiale bicchierata e domande di approfondimento in libertà.

Subito dopo la comunità di apprendimento – Valentini e De Angeli compresi – si è spostata a Vallerano. Ad attenderci, l’apprendista narratrice Francesca Angeli, che ha deliziato un folto pubblico (fra cui si segnala la gradita e attiva presenza di Massimo Fornicoli), portando tutti a spasso a suon di versi e brani eruditi, tra rievocazioni di pitali della notte e di contumelie leopardiane, per vicoli e pittoresche piazzette di San Vittore (il nucleo storico di Vallerano): una passeggiata/racconto dalla stessa Francesca Angeli ideata e curata. “Tra folgori e cantine” il suggestivo titolo. Ma le sorprese non finivano qui. Francesca ci ha poi condotti nel suo ristorante, “Osteria degli orti”: piedi sotto ai tavoli e cena-spettacolo. Il menu, davvero squisito, era a cura dello chef. Lo spettacolo invece, con micro-lezione finale di teatro-gastronomia, un parto dell’immancabile Pietro Benedetti: versi tradizionali e composizioni d’autore che hanno restituito agli astanti la intensa nostalgia per un Lazio perduto eppure ancor così presente fra le pieghe dei nostri linguaggi poetici e culinari. A un certo punto Riccardo Valentini si è allentato la cravatta per raccontare – molto divertito – che l’ascesa del suo prestigio in seno alla comunità scientifica internazionale fu rafforzata proprio dalla sua maestria ai fornelli: carbonara in California, amatriciana in Siberia. Applausi a scena aperta. Poi tutti a nanna. Stanchi e felici.

Sabato mattina l’Open Day si è concluso nel migliore dei modi: all’Orto Botanico dell’Unitus per una visita guidata – davvero direi: narrata – in compagnia dell’esperto e colto giardiniere-affabulatore, vero Genius Loci all’ombra del Bulicame dantesco, Giorgio Chioccia. Un personaggio che non ha davvero nulla da invidiare al leggendario Adamo (alias Libereso Guglielmi) immortalato da Italo Calvino in uno dei suoi primi (e più bei) racconti.

Adesso i riflettori si spengono e il master va sotto traccia: dalla prossima settimana, infatti, fino a ottobre prossimo, i 18 apprendisti lavoreranno sotto le vigili cure dei “mastri” di Banda del racconto ai percorsi individuali prescelti per perfezionare l’acquisizione del titolo finale. Buon lavoro a tutti.