Il presidente Mattarella ricorda dopo 25 anni il sacrificio dei giudici Falcone e Borsellino

Stefano Stefanini 

falcone borsellinoNewTuscia – ROMA – Quella del 23 maggio 1992 è una delle tante, troppe,  date listate a lutto nella storia della lotta a Cosa Nostra. La strage di Capaci il 23 maggio 1992. Il Capo dello Stato Sergio Mattarella: “Domani 23 maggio ricorre il venticinquesimo anniversario dell’attentato, perpetrato dalla mafia a Capaci, in cui sono stati uccisi i magistrati Giovanni Falcone e Francesca Morvillo e gli agenti della Polizia di Stato  Rocco DicilloAntonio Montinaro e Vito Schifani. Ricordarli in quest’aula del Consiglio Superiore della Magistratura  – ha precisato il presidente Mattarella –  in cui si svolge l’attività di governo autonomo della magistratura, vuol dire ribadire la fondamentale importanza dell’azione di contrasto alla mafia, svolta dall’autorità giudiziaria e dalle Forze dell’ordine”.

“Per Falcone la mafia non era invincibile”. Giovanni Falcone – ricorda Mattarella – diceva che “la mafia non è affatto invincibile e che occorre, piuttosto, rendersi conto che si tratta di un fenomeno terribilmente serio e molto grave”. E aggiungeva che “si può vincere non pretendendo l’eroismo da inermi cittadini, ma impegnando tutte le forze migliori della società”. “Come interprete, e capofila, di queste energie migliori, ha svolto, con coraggio e determinazione, la sua opera. Era, infatti, convinto – come ebbe a scrivere- che ‘perché una società vada bene…basta che ognuno faccia il suo dovere'”.

L’omaggio dell’Onu al giudice Falcone il 19 maggio prossimo . “È di grande significato che l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, il 19 giugno prossimo, renderà omaggio alla figura di Giovanni Falcone, ricordando questo anniversario con un’apposita riunione, dedicata a una discussione di alto livello sull’implementazione della Convenzione contro la criminalità organizzata transnazionale, sottoscritta durante la Conferenza di Palermo del 2000. Sarebbe sufficiente questo solo riconoscimento internazionale, il più alto, per sottolineare, ancora una volta, come la figura di Giovanni Falcone costituisca un punto di riferimento, in Italia e all’estero, per chiunque coltivi il valore della legalità e quello della civiltà della convivenza”.

Mattarella: “Credeva nella solidità delle prove”. Per il Capo dello Stato – come precisato nella sua prolusione –  Giovanni Falcone “aveva ben presente, e a cuore, il valore dell’autonomia e dell’indipendenza della Magistratura. Anche per questo, come scriveva, era attentissimo, per la credibilità dello Stato e della magistratura, alla consistenza degli elementi di prova raccolti. Non a caso, diceva che occorre distinguere un’ipotesi di lavoro da elementi che sorreggano l’esercizio dell’azione penale. Questo scrupolo conferiva alle sue inchieste grande solidità nella verifica dibattimentale”.

Nel commemorare queste figure, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha più volte  affermato che ogni anniversario di un omicidio di Servitori dello Stato  “è un anniversario che interpella le coscienze di quanti hanno a cuore la difesa della nostra convivenza civile”. Ed ha ammonito: “Onorare nel modo più concreto la memoria loro e dei tanti magistrati, appartenenti alle forze dell’ordine e singoli cittadini che hanno perso la vita per assicurare l’affermazione dei diritti e il rispetto delle regole, richiede l’impegno di tutti nel contrastare, rifiutare e denunciare ogni forma di infiltrazione e di ricatto criminale, di malaffare e di corruzione”.

Sergio Mattarella, primo presidente palermitano nella storia della Repubblica, sottolinea inoltre  che “nell’agire quotidiano ciascuno deve saper rinnovare la propria ferma adesione ai principi di giustizia e di legalità, quale condizione essenziale per garantire la vita della nostra comunità e costruire un avvenire di libertà e di progresso”.

Nella bufera dell’illegalità e della corruzione deve prevalere il recupero di valori di onestà, solidarietà, di  concordia civile e di vigilanza popolare  sulla Legalità. 

Per onorare adeguatamente la memoria di tanti “martiri della legalità” occorre ripartire, attraverso  una duplice azione,  con il recupero di “pratiche virtuose” dall’alto e dal basso. Dall’alto da parte delle Istituzioni rappresentative, dagli organi centrali dello Stato, sino ai Comuni, alla scuola, all’apparato produttivo ed alla famiglia.

Gli organi istituzionali, fondati sull’elettività dei loro componenti dovranno attuare una esigente selezione dei candidati: basta con gli amici degli amici, con le consorterie di spartizione degli incarichi degli appalti edilizi o sanitari pilotati da comitati di affari, che con le pratiche  corruttive varie e sempre più sofisticate  aggravano le casse dello Stato e conseguentemente fanno pagare più tasse ai soliti contribuenti onesti. Diffuse  pratiche “corruttive” si riscontrano oltre che nei servizi sociali anche nella pianificazione urbanistica del territorio,  alla vendita del suolo, passando  per  le speculazioni edilizie, il lavoro nero e poco sicuro e il degrado idrogeologico.

Dal basso, qualora la classe politica dia reali segni di cambiamento e di recupero di onestà e servizio disinteressato alla collettività,  i singoli cittadini, specie se giovani, dovranno curare, aiutati dai vari  enti di formazione ed educazione sociale quali la scuola, la chiesa, le fedi  religiose e le famiglie, i piccoli gesti di cura delle cose pubbliche, dei beni culturali, del verde pubblico, di buone pratiche civiche, con una lotta al degrado, alle sporcizia ed alle cattive abitudini, alla maleducazione ed al menefreghismo.  Solo recuperando il rispetto e la correttezza nella gestione delle “piccole cose” attueremo un giusto recupero della civiltà e della legalità che determinano la vera libertà dei singoli ed il progresso generale del nostro Paese.

Lotta generalizzata alla corruzione dilagante, quantificabile in  60 miliardi all’anno, con forniture e appalti  pubblici gonfiati sino al 40 % dei costi reali.

Purtroppo la dimensione della corruzione, spesso legata alla malavita ed alla criminalità organizzata, sembra insormontabile, si parla di un costo della corruzione quantificabile in  60 miliardi all’anno, con forniture e appalti  pubblici gonfiati sino al 40 % dei costi reali. In questo senso la punizione effettiva ed esemplare dei corrotti e dei dilapidatori delle risorse pubbliche, scoperti e giudicati in tempi ragionevoli,  deve essere la giusta condizione per recuperare la fiducia del Popolo nello Stato.    Altro capitolo da curare è l’effettivo e scrupoloso controllo di legittimità e di compatibilità di bilancio delle spese delle regioni e dei comuni: i Gruppi consiliari di  opposizione  e di maggioranza  regionali e comunali devono poter sottoporre al vaglio della Corte dei Conti Regionale – o di un organismo di controllo dotato di poteri forti di controllo e repressione degli sperperi –  spese abnormi, arbitrarie e di difficile sostenibilità con l’equilibrio di Bilancio.

Oltre alla lotta senza quartiere contro la corruzione, l’evasione fiscale  ed i veri sperperi di risorse, occorre un indirizzo chiaro dell’Unione Europea e degli Stati ad un urgente rinnovato accesso al credito per la produzione, alle imprese, specie se piccolo-artigianali,  ed alle  famiglie per l’acquisizione della casa e dei beni durevoli e per il consumo.

In questo frangente di moderata ripresa economica, va incentivato e premiato il recupero di una rinnovata fiducia nello sviluppo, credendo nelle proprie potenzialità, specie nei giovani, deve poter superare anche la diffusa quanto deleteria “miseria etico-morale e spirituale”, che crea egoismi delle classe più agiate, consumismo e materialismo sterili ed effimeri, spesso  rendite parassitarie non fondate su un lavoro produttivo per il singolo e con valenza sociale per  la collettività,  nello spirito della Costituzione economica dell’Italia,  oltre che una corruzione che appare di dimensioni sproporzionate  .

Porre alla base del riscatto dell’Italia i Valori condivisi dei principi fondamentali della Costituzione.

Come più volte affermato dal presidente della Repubblica, i Valori condivisi racchiusi nei principi fondamentali della nostra Costituzione daranno modo di  ricostruire una società dove la sobrietà e la solidarietà tra i soggetti economici, stato, impresa, famiglia ed enti intermedi,  vissute in concreto, potranno far arretrare la miseria, e avranno la meglio sull’indifferenza e sull’egoismo, sul profitto e sullo spreco, e soprattutto sull’esclusione sociale, fenomeno da risolvere per recuperare le nuove marginalità: i senza lavoro, le famiglie con potere d’acquisto fortemente ridimensionato, i coniugi separati, i pensionati con trattamenti minimi, gli stranieri che non trovano lavoro in Italia.

 

Sulla legalità ed il senso della comunità l’Italia può ripartire sulla strada dello sviluppo.  

Dal rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese si possono trarre alcune indicazioni per il futuro, in quanto sono  quattro le attenzioni mostrate degli italiani:  la coesione nazionale, la famiglia, l’impresa e la formazione diventano i quattro nuclei da sostenere e incentivare,  su cui investire perché l’Italia possa ripartire sulla strada dello sviluppo .

La “rottamazione” ed il rinnovamento deve essere concretizzati non sull’età anagrafica ma sulla capacità di dare allo Stato,  alle comunità di ogni livello un apporto superiore di idee, entusiasmo e concretezza che ispiri nel Popolo nuovi stimoli di crescere, non soltanto nell’economia, ma nel sociale, e nell’educazione, nella qualità della vita, nella cultura e nel saper vivere, nell’assistenza a chi ha veramente bisogno,  per cui l’Italia, con la sua immensa tradizione storico-culturale e le sue eccellenze, può ancora incidere da protagonista nello scacchiere internazionale e nelle singole realtà territoriali, diverse ma sempre comunque unite sotto un’unica Bandiera.

Nelle scuole di ogni ordine e grado sono stati opportunamente programmati incontri formativi di dibattito sulla gestione  rispettosa della Legalità dello Stato, per allenare i giovani ad appassionarsi alla cura della Repubblica  a livello locale come nella dimensione centrale.

Su questi principi dobbiamo trovare ciascuno nel proprio ambito di azione – cittadini sovrani nell’espressione del Voto, autorità centrali e locali al servizio dei cittadini, politici, mondo dell’informazione, associazioni e movimenti, responsabili ed esponenti della produzione, del volontariato e del mondo dell’educazione  –  la forza di  sensibilizzare il Popolo, specie i nostri giovani, su un nuovo Rinascimento morale, culturale  e socio-economico,  per  riappropriare ai cittadini quella sovranità e quel protagonismo che la  Costituzione repubblicana conferisce loro, come doveri e come diritti fondamentali.