Gli auguri pasquali di Mons. Romano Rossi: amore e speranza gli antidoti ai deserti interiori e al male presente nel mondo

di Stefano Stefanini

Interno della Cattedrale di Civita Castellana
Interno della Cattedrale di Civita Castellana

NewTuscia – Nel corso degli Auguri Pasquali rivolti dal Vescovo, mons. Romano Rossi nella trasmissione  televisiva in onda su Teleorte webTv e newtuscia.it webTv, condotta da chi scrive con il collega Gaetano Alaimo,  il pastore  diocesano ha avuto modo di  suggerire  ai fedeli  laici cristiani e a tutti gli uomini e donne di buona volontà il significato di una Buona e, soprattutto, Santa Pasqua.

Inserendo la Solennità più importante del calendario liturgico cristiano nei riti quaresimali ed in particolare della settimana Santa, il nostro Vescovo ha calato nella realtà della vita delle famiglie e dei singoli l’annuncio sconvolgente e della Resurrezione del Signore.

Tanta gente in questa epoca di tristezza e di solitudine guarda alla Parrocchia come a una speranza e a una certezza. E le Parrocchie sono tutt’altro che insensibili o indifferenti a queste attese.

Dopo aver vissuto il triduo della Settimana Santa – ci ha dichiarato il Vescovo nella trasmissione  per gli auguri pasquali –  che si  è svolto  nelle nostre Parrocchie  con i ritmi antichi di tanti  secoli  di fede del nostro popolo e con la devozione ed il raccoglimento dovuti ad un rito sacro, di meditazione sul cammino umano, le sofferenze e la solidarietà umana del tempo presente, sulla morte e sulla vita –  ci attende l’alba  radiosa di Pasqua, che illumina ogni Uomo e ogni Donna, che si apre al dono della fede.

Gli Auguri pasquali di mons. Romano Rossi indirizzati a tutta la comunità religiosa e civile della diocesi si concludono con un invito ed una esortazione: “Come non essere testimoni di questa Speranza – virtù teologale insieme alla Fede ed alla Carità ndr – in ogni situazione delle nostre Vite? Anche nelle periferie esistenziali più dolorose ed oscure. In definitiva sperare per tutti non significa una curiosità deresponsabilizzante su come andrà a finire la storia, ma rappresenta il fondamento e la sorgente della nostra responsabilità di Chiesa nel tempo, protesi verso l’eternità.”

In particolare nella sua lettera pastorale “Sabato Santo: la discesa di Cristo agli Inferi. Se non c’è limite all’amore, non c’è limite alla speranza” mons. Romano augura e invita a sperimentare di scendere con la meditazione negli “abissi, in compagnia di Gesù e di Maria, per assaporare l’ebrezza del superamento dei limiti più invalicabili, lieti e riconoscenti al Signore per il grande amore con cui ci ha amati e che continuerà a riproporsi, fin quando non ci arrenderemo tutti al suo abbraccio  delicato e vincente! “