Non una di meno Viterbo: ci basta il “basta” di Laura

NewTuscia – VITERBO – Il 15 febbraio 2017 il Tribunale di Torino ha assolto Massimo Raccuia, ex commissario della Croce Rossa, accusato di molestie e stupro da una dipendente interinale della Cri. Nel procedimento, avviato nel 2011, il pm Marco Sanini ha chiesto 10 anni per l’imputato, credendo alle parole della donna. La donna invece è passata da parte lesa a imputata per calunnia, poiché il suo racconto è stato giudicato inverosimile e il fatto non sussiste.

Se non urli non vale: “Se non ha urlato non c’è stata violenza”. Compare questo nelle motivazioni della sentenza del collegio presieduto dalla Giudice Diamante Minucci. Molto spesso chi subisce violenza non è in grado di reagire conon una di menome evidentemente vorrebbero i /le giudici. Ma quello che più ci interessa non è la mancanza di logica e l’evidente ignoranza di questa sentenza questo collegio, ma la precisa responsabilità politica e sociale che si assume con questa pronuncia.

Questa sentenza Trattando il caso senza il dovuto approfondimento e ripropone, perpetua e rafforza un modello culturale sessista e violento, rendendosi e si rende complice delle violenze future. Qui infatti non si parla di Questa sentenza sembra basarsi non su una lettura dei fatti ma sul un di ragionamento fondato sul non riconoscimento della violenza perché la reazione ad essa è stata giudicata debole. presumere che una reazione così debole sia incompatibile con una violenza sessuale subita.

È evidente che questo impianto non segue alcuna logica, perché la reazione non misura la veridicità della violenza agita. Inoltre, la giudice per sostenere la sua tesi sentenzia che dire Basta non Basta e prosegue affermando che il racconto della donna è inverosimile poiché non è accompagnato da condotte tipiche riscontrabili durante uno stupro.

Questa sentenza, posizione del tribunale oltre che assurda e illogica, è di una gravità inaudita; non siamo di quelle che chiedono pene e aggravanti ma di certo riconosciamo il portato che queste sentenze hanno sulle nostre vite: rafforzano il potere di chi stupra e indeboliscono chi denuncia reagisce.

Ora poniamo noi delle domande: La violenza c’è solo se chi la subisce urla? Lo stupro sussiste solo se c’è il test di gravidanza che lo prova o altre condotte tipiche? Se la reazione non è forte vuol dire che c’è consenso? Una donna che racconta uno stupro deve essere lucida e chiara?

Ci basta il basta di Laura per dire che è stupro se non c’è consenso chiaramente manifestato.

Non una di Meno Viterbo