Il Rapporto Mafie a Roma e nel Lazio 2016 dell’Isservatorio per la sicurezza e la legalità

Stefano Stefanini

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Il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti

NewTuscia – ORTE – Nel corso dell’intervista che – chi scrive con Gaetano Alaimo –  abbiamo condotto con il collega Daniele Camilli autore del libro “La Mafia a Viterbo” abbiamo citato il Rapporto  “Mafie a Roma e nel Lazio 2016”, che descrive il fenomeno  analizzato come ogni anno dall’Osservatorio Tecnico-Scientifico per la Sicurezza e la Legalità.

Il Rapporto “Mafie a Roma e nel Lazio 2016” è stato curato dall’Osservatorio Tecnico-Scientifico per la Sicurezza e la Legalità in collaborazione con “Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie” ed è dedicato alle donne e agli uomini della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, dell’Arma dei Carabinieri, della Polizia di Stato, della Guardia di Finanza, del Corpo Forestale dello Stato, della Polizia Penitenziaria, della Direzione Investigativa Antimafia, del Tribunale per le misure di prevenzione di Roma.

I contenuti del Rapporto 2016, con la presentazione del governatore del Lazio  Nicola Zingaretti e l’Introduzione  di Gianpiero Cioffredi,  presidente dell’Osservatorio Tecnico-Scientifico per la Sicurezza e la Legalità, illustrano approfonditamente temi scottanti come Le mafie a Roma, Le mafie e le organizzazioni criminali di Roma,  il business della droga e le “piazze dello spaccio”, la provincia di Roma, uno scenario criminale complesso. La seconda parte del Rapporto si occupa di Lazio, le mafie a Sud, con le organizzazioni mafiose a Latina e provincia, i clan a Frosinone e  le mafie a Nord del Lazio. La Terza parte del Rapporto approfondisce i temi delle mafie straniere nella regione, l’usura e il gioco d’azzardo, le ecomafie e le illegalità ambientali e da ultimo la quantificazione dei beni sequestrati e confiscati alle mafie.

Il presidente della regione Lazio Nicola Zingaretti nella sua introduzione al Rapporto precisa: è fondamentale affiancare al lavoro difficilissimo di indagine e repressione delle mafie che conducono la Magistratura e le Forze dell’Ordine, anche un investimento culturale, etico e politico.

Per quanto riguarda le istituzioni, la prima esigenza è quella di testimoniare in maniera positiva la presenza dello Stato. Perché le mafie, da sempre, scommettono e lucrano sull’assenza dello Stato, che è alla base del loro contropotere. Le mafie si sono incuneate nel tessuto delle nostre città grazie all’indifferenza nella gestione e nella tutela del territorio; grazie all’incuria nella gestione dei beni comuni; grazie all’incapacità di governare fenomeni sociali che hanno provocato disuguaglianze sociali e solitudine di imprenditori schiacciati dal peso della crisi economica.   Le mafie si affermano nella vittoria di profitti per pochi contro i diritti dei molti. Educazione, cultura, welfare, innovazione dei processi produttivi, buona politica e istituzioni trasparenti, sono i pilastri del nostro impegno di governo contro la crescita della corruzione, degli abusi, dell’illegalità.

Dobbiamo innescare quindi – prosegue Zingaretti – una vera e propria mobilitazione collettiva. A partire dalla necessità di coinvolgere, nella difficile lotta alle mafie, chi ha meno di vent’anni. Sapendo che questa mobilitazione etica è solo un punto di partenza, da cui devono scaturire tante altre azioni coerenti.  Ciascuno deve essere pronto a fare la propria parte, a metterci il proprio impegno per costruire una barriera solida contro l’aggressione delle mafie.  Ancora il presidente Zingaretti precisa: “Noi questo impegno lo abbiamo preso e – proprio attraverso le attività dell’Osservatorio regionale per la Sicurezza e la Legalità – stiamo coinvolgendo tantissime persone, figure che si occupano di lotta alle mafie, giornalisti e ragazzi in iniziative di conoscenza e analisi del fenomeno. Abbiamo concluso proprio il 23 maggio scorso, XXIV anniversario della strage di Capaci, il concorso “Un Brano contro le  Mafie” rivolto alle scuole e il 19 luglio, anniversario della strage di via D’Amelio, inaugureremo il primo corso antimafia rivolto ai dirigenti e  funzionari di tutti gli Enti Locali del Lazio. La difesa della legalità e della  libertà non può essere delegata, ma riguarda ciascuno di noi, nel proprio piccolo. Ma se tutti i “propri piccoli” si uniscono, le cose finalmente cambieranno.”

Se la forza della mafia sta nella solitudine delle sue vittime, è anche vero come la sinergia tra società civile e istituzioni possa rovesciare rapporti di forza immaginati come immodificabili ed aprire relazioni di fiducia affinché sempre più imprenditori denuncino estorsioni e usura di cui sono vittime.

Nell’ introduzione di Gianpiero Cioffredi,  presidente dell’Osservatorio Tecnico-Scientifico per la Sicurezza e la Legalità:   se la forza della mafia sta nella solitudine delle sue vittime, si è così dimostrato come la sinergia tra società civile e istituzioni possa rovesciare rapporti di forza immaginati come immodificabili ed aprire relazioni di fiducia affinché sempre più imprenditori denuncino estorsioni e usura di cui sono vittime. In alcune aree del territorio si respira un clima di paura, intimidazione e omertà che emerge poi nelle carte di numerosi processi giudiziari e nelle aule di giustizia.

In alcuni di questi processi, come quello in corso contro il “gruppo Carminati” . Cittadini e istituzioni non possono delegare il contrasto alle mafie  soltanto all’attività preziosa delle Forze dell’Ordine e della Magistratura. Ad un quotidiano impegno per la legalità e la giustizia sociale è necessario affiancare una rinnovata capacità di lettura dei fenomeni criminali che operano nella regione.

Occorre ribadire quindi con chiarezza che riconoscere di avere in casa un nemico così potente resta il primo passo concreto verso l’assunzione di una responsabilità politica e  sociale, la unica e sola chiave di volta nell’approntare tutti gli strumenti utili ad affrontare una battaglia difficile, ma non impossibile da vincere.

Per un “Lazio senza mafie”:  un lavoro collettivo, un confronto con le istituzioni, l’associazionismo, il mondo dell’informazione e soprattutto delle Università, con l’auspicio di poter contribuire alla nascita di ulteriori approfondimenti scientifici, di inchieste giornalistiche e infine di ricerche universitarie sul fenomeno mafioso nella regione.

Questo secondo report istituzionale sulle mafie nel Lazio vuole, dunque, essere uno stimolo a proseguire con maggiore forza l’attività di formazione, informazione e denuncia: precisa, attenta, puntuale. Per questa ragione il Rapporto “Mafie nel Lazio”, frutto di un lavoro collettivo, prova a mettere al centro una analisi, aperta al confronto con le altre istituzioni, l’associazionismo, il mondo dell’informazione e soprattutto delle Università, con l’auspicio di poter contribuire alla nascita di ulteriori approfondimenti scientifici, di inchieste giornalistiche e infine di ricerche universitarie sul fenomeno mafioso nella regione.

È un impegno cui non intendiamo rinunciare  – conclude il presidente dell’Osservatorio Tecnico-Scientifico per la Sicurezza e la Legalità –  in questa regione, siamo una comunità che quando serve si dimostra coesa e imbattibile: ecco, contro le mafie serve questa unità. Solo insieme potremo contribuire a rafforzare un nuovo impegno contro le mafie fatto di buon governo della cosa pubblica, buona economia, innovazione e investimento nella cultura, nel welfare e nella partecipazione dei cittadini.

Per un “Lazio senza mafie”, come recita il titolo della principale rassegna culturale antimafia promossa ogni anno dalla Regione Lazio, in occasione della Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.

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