A Firenze il G7 della Cultura

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Stefano Stefanini

NewTuscia – VITERBO – Firenze ospitera’ questo fine settimana il G7 della Cultura, confermando il suo ruolo di Citta’ capitale della cultura rinascimentale e di luogo privilegiato di dialogo tra le nazioni, le culture e le religioni, avviato nel dopo guerra e nel periodo della guerra fredda dal sindaco ( e uno dei piu’ attivi membri dell’Assemblea Costituente   Della RepubblicFIRENZEa) Giorgio La Pira.

Come ribadito dal G7 della Cultura che riunisce a Firenze – dopo il 60 anniversario dei Trattati Europei di Roma e prima del G7 Politico che vedrà riuniti  a Taormina la prossima estate  i protagonisti della politica mondiale – le  Città d’Arte, di cui Firenze rappresenta la splendida espressione, ma ogni Città italiana con la sua storia e la sua vita di tutti i giorni, possono rappresentare uno strumento privilegiato di reciproco rispettoso dialogo interculturale, fondato sulle rispettive solide radici, come presupposto di conoscenza, integrazione e prevenzione di conflitti personali, etnici, ed in qualche drammatico caso, terroristici.

ll Lazio, Viterbo e la Tuscia, se adeguatamente valorizzati, come già si sta facendo in tante aree di particolare pregio turistico culturale, come  la stessa Viterbo, Civita di Bagnoregio, Tarquinia con il litorale, Tuscania, le direttrici dei Cammini religiosi e culturali, come la Francigena, la Amerina e la via della Luce, la Valle del Tevere, i Laghi, il comprensorio dei Cimini e l’Area Falisca, possono e stanno giocando un ruolo da protagonisti.

Lo strumento che ci appare da valorizzare e portare a pieno regime e’ senz’altro il Distretto Culturale   dell’ETRURIA MERIDIONALE, che vede opportunamente il coinvolgimento, tra i 106 comuni aderenti:

– i 60 comuni della Tuscia viterbese, tra gli 82 comuni del Lazio coinvolti;

– i 20  dell’Umbria;

– i 22 della provincia di Roma;

– i   4  della regione Toscana

l’adeguato sviluppo del Distretto, rappresenta di certo lo strumento ed il volano della valorizzazione turistico-culturale del  territorio caratterizzato dalle comuni origini nella  civiltà etrusco-romana.

Il metodo di amministrare non ha nulla a che vedere con il colore della politica  e delle singole amministrazioni. Al centro c’è’ il Bene del territorio, in questo caso di tre regioni, e il patrimonio culturale che vanta ogni comune,  così si sono espressi gli amministratori del comune di Viterbo, che ha seguito da Protagonista l’iter del  Decreto ministeriale Franceschini di istituzione del Distretto Culturale, che deve essere sviluppato a rete, senza escludere nessuno.

Ricordiamo che i benefici del Distretto sono costituiti da finanziamenti, sgravi fiscali, tutela giuridica per le imprese aderenti ed inoltre, cosa di non poco conto i distretti culturali costituiscono zone “a burocrazia zero”.

 

La creazione e l’auspicato pieno regime di azione del Distretto culturale dell’Etruria Meridionale conferma che  per  i comuni italiani la cultura deve essere sempre più elemento costitutivo dello sviluppo, riconoscendo ai comuni il ruolo fondamentale e le competenze operative.  

 “La cultura da elemento aggiuntivo deve diventare elemento centrale e costitutivo dello sviluppo nazionale. Solo facendo questo salto di approccio si potranno avere politiche e strategie nazionali organiche, che integrino al massimo il ruolo centrale che i Comuni da anni svolgono in questo settore. E si potrà arrivare ad un utilizzo ottimale di questo asset fondamentale per il nostro sistema paese. Ma per farlo bisogna sciogliere alcuni nodi, a partire dal riconoscimento delle politiche culturali e del turismo come funzioni fondamentali svolte dai Comuni”. Questo in sintesi il ragionamento affermato in svariate occasioni dai Comuni Italiani riuniti nell’ANCI, in particolare  alla presenza del ministro Franceschini nel corso dei  lavori di un convegno Organizzato dall’associazione dei Comuni Italiani ANCI, con i responsabili culturali dei Comuni per discutere le proposte per il rilancio della Cultura  nei territori.

 

Secondo  i comuni italiani dell’ANCI vanno, comunque, aggrediti anche altri nodi che frenano il decollo di un efficace progetto di valorizzazione culturale e turistico.

A partire dalla separatezza tra le politiche dello Stato e degli enti locali: “Scontiamo un’architettura istituzionale che è un enorme elemento di debolezza, serve assolutamente una logica di integrazione tra i vari livelli di governo”. Per continuare poi con l’annosa questione delle risorse: “Abbiamo apprezzato  il piccolo incremento avuto sia con il decreto sulle fondazioni liriche che con il decreto cultura. Ma in questi tempi di risorse date e definite, per gli amministratori locali bisogna puntare sempre di più sulle partnership pubblico-privato. Un passaggio che  richiede un sistema normativo organico ed una semplificazione normativa che consenta di attrarre in modo efficace investimenti privati”.

L’ANCI, ma anche la Conferenza delle  Regioni hanno insistito  sul tema della produzione culturale, che va rivisto “a partire dalla formazione che crea i presupposti necessari per promuovere le attività dei giovani artisti, come stiamo facendo anche nella nostra realtà territoriale”.

In questo contesto e’ significativa la legge regionale del Lazio sullo spettacolo dal vivo, in tutte le sue espressioni dal vivo, nonché per la valorizzazione del Prodotto Audiovisivo ed il restauro dei Cinema e Teatri storici, di cui i nostri territori sono disseminati di veri e propri gioielli e strumenti di promozione culturale a rete.

infine sulla necessità di creare un sistema integrato di promozione del sistema culturale e turistico all’estero: “Lo Stato non può prescindere da una funzione di regia centrale, ma deve essere capace di valorizzare i mille territori che l’Italia ha, cosa finora non accaduta”.

Su questo punto I Comuni Italiani hanno lanciato un appello a Silvia Costa, presidente della Commissione cultura del Parlamento europeo: “Facciamo in modo che nell’allocazione delle risorse comunitarie si tenga conto della centralità della cultura destinandovi fondi adeguati.

I comuni italiani hanno lavorato in termini propositivi sugli  aspetti legislativi  che facilitano “realmente e per la prima volta il rapporto tra finanziamento pubblico e attori privati”. Tuttavia non mancano carenze nei provvedimenti emanati  in sede governativa e regionale nel senso che si  “deve cercare di sviluppare anche altre potenzialità, magari pensando una sorta di mecenatismo individuale per far concorrere a detrazioni per che optasse per un sostegno economico alle iniziative singole”.

I comuni italiani, infine hanno sottolineato  la necessità di attivare politiche a sostegno “delle biblioteche di base che sono l’infrastruttura culturale capillarmente più diffusa e significativa del nostro Paese, e a favore della “promozione della lettura, soprattutto nei territori, a partire da vaste aree dell’Italia meridionale, in cui l’offerta culturale è più carente e persistono fra i cittadini bassi tassi di lettura”.