Dalla regione Lazio oltre 1 milione di Euro per i percorsi ciclo pedonabili

Migliorare la qualità della vita con gli altri strumenti di mobilità sostenibile

di Stefano Stefanini

Stefano Stefanini
Stefano Stefanini

NewTuscia – VETRALLA – Abbiamo appreso dal comunicato dei Cinque stelle di Vetralla che nel 2013 il gruppo Parlamentare del MoVimento 5 Stelle aveva presentato e fatto approvare un emendamento, a prima firma Dell’Orco, per sbloccare 12,5 milioni di euro per lo sviluppo di itinerari e percorsi ciclabili e pedonali. Finalmente lo scorso novembre è arrivato il decreto ministeriale che stabilisce la ripartizione dei fondi tra le Regioni.

Alla Regione Lazio sono stati assegnati fondi per  oltre 1 milione di euro.

Per ottenere i finanziamenti possono essere presentati progetti per la realizzazione di piste ciclabili, attraversamenti pedonali semaforizzati, attraversamenti con isole salvagente, attraversamenti pedonali mediante passerelle, sovrappassi, sottopassi.

Si può ragionare sulla messa in sicurezza di percorsi ciclabili e pedonali oppure la creazione di una rete di percorsi ciclopedonali protetti o con esclusione del traffico motorizzato da tutta la sede stradale. Infine la realizzazione di progetti per una mobilità sicura e sostenibile per pedoni, ciclisti e altri utenti vulnerabili.

Una buona occasione per far nascere anche nella nostra città una mobilità alternativa, pulita, sostenibile e sicura. Questo il Comunicato dei CinqueStelle di Vetralla.

Anche al convegno Assemblea del Contratto di Fiume Tevere che si svolgerà ad Orte sabato prossimo 18 marzo si parlerà, tra gli altri argomenti, della realizzazione/prosecuzione di piste ciclo pedonabili, già progettate nei pressi del fiume Tevere.

Relativamente alla legge nazionale  sui Percorsi Ciclabili, ricordiamo che il presidente del Consiglio Nazionale dei Sindaci dell’Anci, Enzo Bianco, a conclusione della “Conferenza nazionale sulla Mobilità sostenibile”, aveva richiesto l’elaborazione di un Piano nazionale e il trasferimento alle Città metropolitane, grandi aree urbane del Paese, della pianificazione del Trasporto Pubblico Locale.

Bianco aveva rilanciato la “Carta di Catania”, il documento in 15 punti alla cui adesione verranno chiamati tutti i Sindaci e che “contempla come primo impegno quello di condividere un Piano strategico nazionale sulla mobilità sostenibile. Comuni, Regioni, Governo nazionale e aziende private possono lavorare insieme per raggiungere questo obiettivo – dice Bianco – profondendo armonia, intelligenza, umiltà e grande determinazione”. Al contempo, però, Bianco lancia una sfida al Governo: “Chiediamo che almeno nelle grandi aree del Paese i Sindaci possano essere giudicati per quello che riescono a fare, prendendosene la responsabilità.

“Non è possibile – ha spiegato poi Bianco tornando sul tema – realizzare una buona ricetta con un solo ingrediente, anche se si possiede il migliore ingrediente del mondo.

Servono tutti gli strumenti possibili, con l’obiettivo primario di ridurre la mobilità obbligata: oggi la pianificazione urbanistica obbliga ad una mobilità inutile e non piacevole né salutare.

Una parte degli spostamenti obbligati dipendono dalla collocazione di scuole e uffici pubblici, e su questo è necessario intervenire nella riprogrammazione delle città.

Bisogna poi favorire e migliorare la qualità del trasporto pubblico nel suo complesso, ridurre la mobilità privata, potenziare la mobilità ciclopedonale. La Carta di Catania – ribadisce infine Bianco – sarà il nostro strumento per lavorare in modo coordinato su tutto il territorio nazionale, per raggiungere finalmente questi fondamentali obiettivi”.

Il documento approvato nella conferenza di  Catania del 2015  specifica le politiche di mobilità urbana che si avvalgono di  uno strumentario operativo molto diversificato, arricchito nel tempo da continue innovazioni e pratiche virtuose sperimentate dalle città in tutto il mondo.

La “cassetta degli attrezzi” per la gestione del trasporto urbano di cui le Amministrazioni oggi possono disporre è dunque ampio e consente di mettere in campo, integrandole, misure anche molto differenti tra di loro per natura e finalità: opere infrastrutturali, servizi di trasporto tradizionali e innovativi, misure regolamentari e di “governo della domanda”, incentivi economici, campagne di sensibilizzazione, e così via.

Le azioni operative (policy), commisurate sulle risorse effettivamente disponibili e attivabili, devono essere integrate e funzionali agli obiettivi da raggiungere. Sono quindi “buone” se si dimostrano efficaci ed efficienti: efficaci perché contribuiscono in modo significativo al disegno strategico che la comunità locale si è data per le proprie politiche di mobilità, efficienti perché rappresentano, tra le opzioni possibili in campo, le alternative economicamente migliori.

In questo senso, il ventaglio delle indicazioni più coerenti, con la visione di città sostenibile e competitiva descritta nei riferimenti strategici, è il seguente:

1.Allargare gli spazi per la mobilità dolce: le zone a velocità limitata , le isole ambientali, le aree pedonali, la ciclabilità diffusa. Occorrerà promuovere gli interventi utili a migliorare la sicurezza di tutti gli spostamenti: incremento dei livelli di servizio delle infrastrutture (ampliamento marciapiedi, manutenzione, qualità della progettazione, segnaletica), sviluppo delle misure di traffic calming (dissuasori, rallentatori, rotatorie, chicane ecc.), introduzione di strumenti, tecnologie e soluzioni per gli standard di sicurezza (segnalatori luminosi di velocità, videosorveglianza ecc.), diffusione di una cultura della sicurezza a tutti i livelli (Amministratori, pianificatori, progettisti, utenti della strada, cittadini).

2.Potenziare le infrastrutture dedicate per il trasporto collettivo sia per la penetrazione nelle aree urbane, sia per gli spostamenti interni (metropolitane, tram, ferrovie suburbane, people mover, parcheggi di scambio, corsie preferenziali, corridoi della mobilità…).

3.Rafforzare e diversificare i servizi di trasporto collettivo, sviluppando in particolare i servizi di integrazione intermodale (pianificazione degli orari, attrezzaggio dei nodi di interscambio, integrazioni tariffarie, informazioni in tempo reale, ecc.).  Potenziare e valorizzare la leva dell’intermodalità in particolare per l’uso della bicicletta, attraverso la diffusione di ciclo-stazioni custodite con personale e/o con sistemi automatizzati per l’interscambio bici/bus e bici/treno.

  1. Incoraggiare i dipendenti delle Amministrazioni comunali alla mobilità sostenibile con obiettivi ed impegni precisi stabiliti dalle Amministrazioni stesse, facilitando allo stesso tempo l’uso dei mezzi più ecologici (ad es. maggiore disponibilità di parcheggi sicuri per le biciclette nelle sedi di lavoro).

5.Favorire la diffusione delle figure di mobility manager e più in generale lo sviluppo delle politiche di mobility management a tutti i livelli (poli della pubblica amministrazione, poli industriali, poli commerciali e di servizio, aree urbane allargate ecc.) e promuovere la shared mobility per moltiplicare le opportunità di investimento a favore degli operatori del trasporto ed ampliare il ventaglio delle scelte modali per i cittadini.

6.Sviluppare servizi digitali a valore aggiunto sia per gli utenti del trasporto pubblico, sia per gli automobilisti, sia per gli operatori commerciali (trasporto merci, operatori turistici) e ripensare l’organizzazione dei flussi delle merci nelle area urbana, attraverso i modelli avanzati di city-logistics.

7.Il documento di Catania raccomanda, infine, l‘incentivazione della mobilità elettrica, quale salto di paradigma tecnologico, organizzativo e di opportunità imprenditoriale verso un nuovo modello di trasporto urbano e di smart mobility.

Ai singoli comuni le scelte strategiche per la qualità della vita dei cittadini, che anche nelle nostre realtà cittadine devono essere disincentivati all’uso dei veicoli a motore, per la qualità dell’aria ma anche per superare una maleducazione stradale diffusa, l’eccesso di velocità, la scarsa attenzione verso i pedoni ed i cicli,  oltre l’abuso del clacson ( segnalazione acustica) per cui i vigili – presenti su strada e non sotto organico –  e gli organi di Polizia Stradale dovrebbero essere più esigenti.