Accattonaggio molesto, Viterbo come il Far West

Gaetano Alaimo

NewTuscia – VITERBO – Leclerc, Ipercoop, Decathlon: sono questi i punti di maggiore bivacco di decine di extracomunitari africani che, immancabilmente, ogni giorno stazionano h24. Manca solo il timbro del cartellino e si potrebbe parlare di “lavoro”. In questi giorni se ne sta riparlando anche a livellafricano accattonaggio molesto2o politico per l’ordine del giorno che Gianmaria Santucci farà domani nel corso del consiglio comunale di Viterbo.

Arrivano ormai segnalazioni ovunque e, spesso, sono le persone anziane a farne le spese.

“Mi hanno agganciato il carrello – spiega una signora – anche se io ho fatto chiaramente capire che non avevo intenzione di dargli degli spicci. Ma loro nulla, erano due africani, hanno continuato. Uno mi ha continuato a seguire reggendo con una mano il carrello, l’altro continuava a chiedermi dei soldi. Quando ho alzato la voce dicendo che dovevano andare via quello che reggeva il carrello si è avvicinato all’altro e mi hanno sbarrato la strada chiedendomi insieme dei soldi per mangiare. Allora ho minacciato che avrei chiamato la Polizia e i Carabinieri, solo allora, dopo avermi mandato a quel paese, si sono allontanati. Ah, dimenticavo, io ho 83 anni e sono vedova”.

Questa è solo una delle tante testimonianze che arrivano da Viterbo, anche se nel resto della provincia la situazione non è affatto diversa. Il fenomeno dell’accattonaggio molesto, com’è ormai stato chiamato, in gergo, il corrispettivo dello stalkeraggio di senso comune, sta ormai dilagando e, per ora, nulla sembra fermarlo. Non basta lo sforzo dei vigilantes nei centri commerciali, dentro e fuori le strutture di vendita, o il pattugliamento periodico delle forze dell’ordine: quello che sembra impossibile fermare è la continuità del posizionamento, sempre negli stessi posti con le stesse persone, giorno dopo giorno. Questa regolarità ha portato alcuni a pensare al fatto che, dietro questi stranieri, ci sia addirittura una rete del crimine che sfrutti la “manovalanza” di questi soggetti. In pratica un racket dell’accattonaggio che, se si approfondisce, spiegherebbe sia la regolarità del posizionamento senza sosta di questi personaggi nei posti a maggiore t
raffico di persone e in siti “strategici” (centri commerciali, negozi, bar, in sintesi africano accattonaggio molesto2dove le persone spendono e hanno soldi a disposizione). Da escludere il racket nell’accattonaggio ai semafori, a Viterbo per fortuna ancora sotto soglia di sorveglianza, probabilmente perché rende di meno.

Un paio di domande rapide rapide sorgono spontanee: ma tutti questi stranieri che agiscono già contro la legge, chi sono? Come mai non si sa nulla di loro o, meglio, non li si censisce in qualche modo? E ancora. Come possono essere tutelate le persone, in particolare le donne, che subiscono spesso non solo richieste di soldi ma sono importunate e, nei casi più gravi, anche malmenate?

Ora. Se il Comune di Viterbo, fino ad ora, non è nemmeno riuscito ad avere il controllo o, quantomeno, informazioni precise sull’arrivo dei migranti dislocati prima in via Emilio Bianchi e, da qualche settimana, all’ex Fiera di Viterbo, almeno una precisa linea d’indirizzo può e deve averla sul bivacco e l’accattonaggio molesto. Altrimenti si rischia di non avere nulla da replicare quando la gente, giustamente, esasperata e senza risposte parla di ronde e giustizia fai da te. Le forze dell’ordine fanno il loro ruolo, anche se l’ondata senza precedenti di immigrati arrivati in Italia aggrava sempre di più la situazione.

Dal consiglio comunale di domani, su questo argomento, la speranza è che la maggioranza si mostri almeno partecipe su un fenomeno, l’accattonaggio, che negli ultimi anni ha fatto un salto di “qualità” passando da un fastidioso momento di richiesta di “spicci” a una prassi consolidata fatta di decine e decine di stranieri, quasi sempre africani, che sono dislocati ovunque.