Celebrazioni per Carlo Cassola

Federica Marchetti

NewTuscia – VITERBO – Il 2017 è l’anno di Carlo Cassola che nacque nel 1917 e morì nel 1CASSOLA reading2017987. A 100 anni dalla nascita e a 30 dalla morte, l’autore è più il dimenticato della letteratura italiana, anche più di Ignazio Silone, di Vasco Pratolini, di Cesare Pavese, di Giovanni Bassani, di Luciano Bianciardi, di Elio Vittorini. Abbandonil_ritorno_del_gn_2015_con_foto_1_201503241110711_vobttotxuimpp2kg8m00uchgbata la facile retorica sulla scarsa propensione alla lettura della maggior parte degli italiani (concentrati sulle ultime uscite meglio se straniere e sponsorizzate in televisione), Carlo Cassola merita un omaggio, anche solo per ripercorrere una carriera ispirata, impegnata e universale.

Oggi è ingiustamente dimenticato ma quarant’anni fa Cassola è stato uno scrittore popolare che potrebbe ancora attrarre tanti lettori grazie all’intensità delle sue opere. Di fatto, egli è un autore antico, nell’accezione positiva del termine: i luoghi, le metafore, le tematiche, i personaggi, le atmosfere e ancora il tratto essenziale, la passione genuina, la tensione, la spiritualità, le scelte: tutto si fonde nel passato con sfumature oniriche. In Cassola è presente un corollario che dimostra come l’autore non abbia mai accettato condizionamenti stilistici né concettuali. Maestro della narrativa essenziale, artista anticonformista e controcorrente, pagò a caro prezzo questa sua scelta libera e fu isolato e dimenticato, già in vita, persino dai suoi stessi colleghi scrittori.

Carlo Cassola è nato a Roma nel 1917 e morto a Montecarlo di Lucca nel 1987, ha vissuto quasi 70 anni di cui 42 dedicati all’attività letteraria, dal 1942 al 1984; ha avuto 3 mogli, una figlia (Barbara nata nel 1952); ha scritto 28 romanzi e 81 racconti, ha vinto premi prestigiosi: nel 1960 lo Strega con La ragazza di Bube, nel 1970 il Napoli e nel 1971 lo Strega straordinario con Paura e tristezza, nel 1976 il Bancarella con L’antagonista, nel 1979 il Bagutta con L’uomo e il cane. Laureato in Giurisprudenza, partigiano, insegnante di Storia, Filosofia e Pedagogia, appartenente al gruppo politico “Unità d’azione” che confluirà nel Partito Socialista, antimilitarista e pacifista alla fine della sua vita si avvicina al Partito Radicale.

Cantore delle piccole cose, nelle sue opere Cassola vuole rappresentare la vita al suo minimo grado, secondo lui l’unico autentico: nei piccoli gesti, nelle modeste parole, nella quotidianità sincera e antica, nella felicità e la coscienza che si accompagna ad una sorta di noia.

La vita e la felicità condizionano anche la scelta geografica dell’autore (autobiografica) ridotta alla Maremma e a Roma. È qui che egli ha vissuto e l’esperienza diventa totale e insostituibile. E grazie al suo vissuto la poetica finisce per coincidere con l’autobiografia.

Tanti sono i personaggi ch’egli ha incontrato e ritratto, cacciatori, contadini, boscaioli, soldati ma più emblematica di tutti è la figura ricorrente della ragazza di paese senza patrimonio, senza un grande destino ma con la consapevolezza della vita: Nelly, Rosa Gagliardi, Ada, Fiorella, Giovanna, Gisella, Mara ma soprattutto Anna che ricorre in vari scritti. Da Fausto e Anna alla protagonista del racconto “Le amiche”, dall’amata nipote di “Rosa Gagliardi” all’Anna Cavorzio di Un cuore arido che tornerà in Tempi memorabili: ella è il perfezionamento della donna ideale da parte di Cassola che si identifica con la stessa protagonista. L’autore sembra proprio confessarsi dietro quella maschera come a voler dire “Anna, c’est moi”. Anche il titolo del romanzo del 1961, Un cuore arido, uscito un anno dopo il travolgente succesdonne di cassola (1)so di La ragazza di Bube, è un’allusione al suo modo di apparire laddove la rinuncia di Anna diventa anche la sua accettazione dell’esistenza.  Le donne di Cassola rifiutano gli uomini, scelgono di non sposarsi e restano sole non per un desiderio di virginale purezza ma perché sanno che i doveri del matrimonio comprometterebbero la leggerezza dell’esistenza. La loro improvvisa e incontaminata felicità è il respiro stesso della vita.

In ultimo, persino la scelta del tempo è autobiografica: Cassola predilige gli anni ’30, quelli della sua giovinezza, delle prime esperienze, delle scoperte importanti, ma anche delle speranze sebbene fossero anni incerti dove tutti sembravano sospesi in un limbo storico.

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Carlo Cassola

Sebbene scrittore impegnato, Cassola rifugge la letteratura sociale e confida invece nel registro esistenziale, l’unico adatto a raccontare dal profondo lo sconvolgimento storico dei tempi. E a volergli trovare una parentela letteraria, Cassola si potrebbe considerare come il figlio di Jane Austen dove a fare da sfondo al racconto non c’è la grande Storia (delle sanguinose guerre napoleoniche nell’autrice inglese e del faticoso dopoguerra nel nostro scrittore) ma la storia dei personaggi nei loro momenti più frugali e preziosi. Antiromanzi e antinaturalisti, i romanzi di Cassola aderiscono continuamente alla realtà.

La sua geniale intuizione è stata quella di concepire la vita come un’avventura affascinante ma umile e la letteratura come il tentativo di cogliere il senso di quest’avventura. Attraverso la fedeltà dello stile e il rinnovamento dei tempi, Cassola è rimasto coerente e ha raggiunto il traguardo di una perfetta coincidenza tra la vita e il racconto della vita.

Nel centenario della sua nascita, celebriamo Carlo Cassola al Caffè Letterario di Viterbo sabato 18 marzo alle ore 18 ricordando la sua vita e le sue opere, con letture a cura di Francesca Ventura tratte da alcune delle opere più importanti dell’autore.

 

Gaetano Alaimo

Direttore responsabile www.newtuscia.it

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