PARVA, Casa delle donne Viterbo: l’8 marzo sarà un’occasione di riflessione

parva casa delle donneNewTuscia – VITERBO – L’8 marzo 2017 per P.A.R.V.A., la Casa delle Donne di Viterbo, sarà l’occasione per riflettere su ciò che le donne vogliono, su quello che le donne sanno fare nei vari contesti e spazi di vita, su quello che desiderano realizzare nella società come nella loro vita privata; per ripensare e riconoscere quanto consente alle donne di vivere come protagoniste della loro storia e della Storia, di sentirsi fondatrici e fautrici – secondo l’acronimo P.A.R.V.A. – di pratiche relazionali alternative a quelle patriarcali e sessiste, prendendo le distanze e differenziandosi dalle scelte e ribellandosi ai ruoli già progettati e definiti da secoli di egemonia maschilista.

Le pratiche di “genere femminile” – ovvero le nostre attività associative, le sperimentazioni, le modalità di confronto e di lavoro – pur essendo espressione di valori, giudizi e verità, seguono un percorso dal basso verso l’alto, dalla sperimentazione sul campo alla formulazione di ipotesi e teorie che riflettono, nella varietà delle loro manifestazioni, le “differenze di genere”. Tali pratiche, dal punto di vista di PARVA, rappresentano la dimensione più autentica, se non l’unica conoscibile, dei nostri paradigmi di riferimento.

Alla nostra associazione di promozione sociale aderiscono non a caso anche uomini che intendono mettersi a disposizione dei progetti comuni, le cui pratiche riflettono le “differenze” di un gruppo in cui gli uomini, come le donne, riconoscano il femminile come dimensione altra da sé e diversa del Sé. Se il femminile è percepito e vissuto come elemento di separazione e definizione dell’identità maschile (uomo versus donna), d’altro canto esso viene riconosciuto come l’altra dimensione dell’identità (il femminile e il maschile del Sé). Nello stesso modo sarà prerogativa delle donne percepire il maschile come elemento di distinzione del Sé (donna versus uomo) e come altra dimensione della propria identità femminile.

La nostra esperienza ci conferma nella convinzione che – perdurando le cause strutturali della “contraddizione di genere” – un profondo conflitto di carattere culturale attraversi la società fra persone (donne e uomini) che riconoscono la differenza di genere come critica radicale alla cultura dominante da un lato, e fra persone che colludono, pur subendoli, con gli assetti e le gerarchie di potere, con le intollerabili ingiustizie e gli stereotipi sessisti. Tra queste vi sono anche donne che, per l’affermazione dei propri diritti, oggi come ieri, escludono, rimuovono e combattono ogni tentativo da parte degli uomini di superare la “contraddizione di genere”. La locuzione pensiero femminile non equivale a pensiero delle donne, come pensiero maschile non è necessariamente pensiero degli uomini.  Di qui l’apertura inderogabile di PARVA agli uomini che condividono nelle pratiche i progetti comuni.

E’ possibile, dal nostro punto di vista, sradicare la “contraddizione di genere” – in specie la disumanità della violenza contro le donne e contro tutte le soggettività esposte alle discriminazioni e alla prepotenza – mediante la conoscenza e la presa di coscienza condivisa di donne e uomini e attraverso pratiche di (auto)formazione e di prevenzione che comportino un profondo mutamento delle relazioni interpersonali, fondato sul riconoscimento della parità di genere e della pari dignità delle scelte culturali ed etiche di ciascun*.

Siamo consapevoli che vadano combattute tutte le forme di violenza, a iniziare dalla violenza di genere, che si manifesta anche nella violenza dell’economia neoliberista, nella “violenza epistemologica”  che cancella i saperi  e il simbolico delle donne. Tanti sono i mondi delle donne, diverse le loro condizioni, spesso inconciliabili i contesti, ma senza la capacità di rinunciare a paletti identitari rischiamo di credere che il mondo sia quello delle donne bianche, europee, adulte, mediamente garantite. Guardiamoci: siamo anche donne precarie, immigrate, espulse dal lavoro, in zone di guerra, immerse in culture misogine. Solo le pratiche che discendano da questo sguardo allargato renderanno possibili nuove invenzioni simboliche e l’affiorare dell’ inaudito, dell’imprevisto.

L’8 marzo una nostra delegazione sarà a Roma per queste ragioni: PARVA Casa delle Donne di Viterbo partecipa all’iniziativa NON UNA DI MENO, non tanto e non solo per scioperare contro un sistema che ogni giorno ci ricorda quello che NON siamo e quello che NON abbiamo; la nostra identità non sarà definita in base a ciò che NON appartiene oggi alle donne, ma in base a quello che vogliamo fare, per portare testimonianza di quello che ci piace fare, delle cose che sappiamo fare, e lo faremo anche per tutte le donne che – pur avendo già scelto di guardare oltre la “contraddizione di genere” – agli occhi del patriarcato restano invisibili, in quanto estranee ai canoni della “società-spettacolo”. Saremo a Roma anche per le donne che non manifestano ancora il desiderio di liberarsi dal pensiero maschilista e sessista, che decide cosa e chi desiderare; a queste donne, ancora oggi lontane e/o private della possibilità di autodeterminarsi, vorremmo portare la fiducia, il coraggio, l’energia delle donne che lottano per gli obiettivi comuni.

Vi aspettiamo l’8 marzo a Roma, appuntamento davanti al Colosseo, alle 17.00. Chi volesse unirsi a noi ci contatti (parvacasadelledonne@mail.com)

Vanda Fontana

Presidente  di P.A.R.V.A. Casa delle Donne