Mecorio (Uil Fpl), codice rosso per la sanità laziale: i dati dei sindacati in vista del primo sciopero in difesa del welfare

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NewTuscia – VITERBO – “#CodiceRosso per la sanità laziale. Ad evidenziarlo uno studio presentato questa mattina a Roma sulle carenze di personale del sistema sanitario regionale, annunciando per il prossimo 23 marzo gli ‘Stati generali della sanità pubblica del Lazio’, in occasione dei quali verrà decisa la data del primo sciopero in difesa del welfare”. A dichiararlo è Lamberto Mecorio, Segretario generale della Uil FPL di Viterbo.

“Il documento congiunto – spiega Mecorio – redatto da Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl, Anaao Assomed, Fp Cgil medici, Cisl medici e Uil medici, mette in evidenza una perdita di oltre il 20% di forza lavoro dall’inizio del periodo di commissariamento avviato nel 2006, durante il quale il personale del servizio pubblico è passato da 54.727 unità a 43.233, con un saldo negativo di 11.494 unità tra operatori del comparto e infermieri, con conseguenze disastrose per la qualità dei servizi”.

“Lo studio – denunciano inoltre le sigle sindacali – mette nero su bianco una prospettiva magra: non più di 300 assunzioni tra il 2016 e il 2018, contro le 3500 del piano regionale che comunque, lungi dal compensare le perdite di questi anni, basterebbero appena a tenere in piedi i servizi anche a fronte dei 3 mila pensionamenti in arrivo. Così facendo si rischia di perdere altri 2.700 operatori”.

“La situazione è destinata a peggiorare – allertano i sindacati – il Lazio nel 2019 si troverebbe finalmente fuori dal commissariamento a livello contabile, ma avendo smantellato il servizio pubblico e perso 15 mila unità, il 27,4% del proprio personale, e portando l’età media a sforare la soglia dei 55 anni. Non staremo a guardare – sottolineano – e a partire dagli ‘Stati generali’ del 23 marzo stabiliremo la data dello sciopero e le modalità attraverso cui estendere il campo di una battaglia sociale su cui non faremo un passo indietro”.

“Anche nel 2016 – proseguono – il saldo tra nuove assunzioni e cessazioni è pesantemente negativo: -1.361 unità, di cui 989 perse dal comparto, 519 tra medici e 70 nella dirigenza. Ed anche gli interventi regionali poco hanno ancora risolto.

Ne è prova lo stallo in cui si trovano le aziende sanitarie, che ancora oggi non hanno proceduto nella stabilizzazione del personale che il Dpcm del 2015 consentiva di fare già nel 2016. Il dato è ulteriormente confermato, per quanto riguarda il personale del comparto addetto all’assistenza, dalle migliaia di lavoratori che le aziende sanitarie ed ospedaliere laziali utilizzano in outsourcing, esternalizzando servizi alle cooperative e utilizzando agenzie interinali al posto dei dipendenti con rapporto di lavoro subordinato. Alcune aziende – concludono i sindacati – invece di seguire le indicazioni contenute nei Dca varati dal presidente Zingaretti, inspiegabilmente decidono di bandire concorsi pubblici prima delle procedure di stabilizzazione. Le difficoltà incontrate dalle aziende nel percorso della stabilizzazione, che si trovano a far di conto con i limiti imposti dai decreti regionali, necessitano di un risolutivo intervento del consiglio regionale”.