Alessandro Mazzoli sosterrà Andrea Orlando alle prossime Primarie del PD

NewTuscia – VITERBO – “Considero la scissione un fatto grave e una scelta politica sbagliata, anzi incomprensibile. Altrettanto sbagliato però è sottovalutarla e derubricarla come l’uscita di un pezzo di ceto politico dal partito e basta. Le conseguenze di questo fatto non le conosciamo ancora, le vedremo nei prossimi mesi.
mazzoli a orte con zeppa1
In questo senso il congresso che si è aperto deve essere l’occasione per recuperare anche quell’opinione pubblica rimasta disorientata dalla scissione”. Così Alessandro Mazzoli, deputato del Partito democratico, è intervenuto ieri sera a Orte all’assemblea locale del Pd, indetta dal segretario Angelo Zeppa. A margine dell’incontro, Mazzoli ha annunciato che sosterrà Andrea Orlando nella corsa per la segreteria.

“Nel congresso serve una discussione seria e profonda perché questa fase politica – ha spiegato Mazzoli – solleva problemi che investono la nostra identità e le soluzioni che intendiamo offrire per risolvere i problemi del Paese. Renzi è stato segretario del Pd e presidente del Consiglio, non l’ho votato al congresso ma una volta eletto è stato il mio segretario e il mio presidente del Consiglio. Sono stato leale verso il mio gruppo politico e verso il mio Governo, anche nelle scelte più difficili. Perché così, secondo me, si sta in un partito”.

“Ora, con il congresso, ciascuno riprende la propria libertà e dice ciò che pensa sul Pd e sulle sfide che abbiamo di fronte. Le nostre ricette – ha continuato – non sono state in grado di risolvere la complessità dei problemi con cui ci siamo confrontati e ci confrontiamo, a partire dalle inquietudini vissute da larghi settori della società. Abbiamo dato risposte parziali. Scontiamo una difficoltà generalizzata da parte della sinistra in Europa e nel mondo, forse in Italia abbiamo meno problemi degli spagnoli e dei francesi ma non possiamo ritenerci al di fuori di questa ondata. Trump, la Brexit, la Le Pen e la destra sovranista ci interrogano. Il protagonismo della Russia di Putin ci riguarda. A Davos, poche settimane fa, l’America si è schierata per il protezionismo mentre la Cina ha elogiato la globalizzazione: siamo di fronte al capovolgimento di un paradigma economico e culturale. La democrazia ha vinto contro le dittature e i regimi autoritari del ‘900, i suoi valori sono apparsi universali e indistruttibili. Ora questo quadro di valori rischia di saltare”.

Ecco il perché di questo pericolo: “Le culture liberali e autenticamente democratiche rischiano di finire in minoranza proprio in Occidente se – ha spiegato Mazzoli – non ci sarà una risposta all’altezza dei problemi. A partire dalla lacerazione che si è aperta fra le libertà individuali e il bisogno di sicurezza crescente a causa di grandi fenomeni sovranazionali che solo parzialmente riusciamo a governare come l’immigrazione, il terrorismo islamista e la crisi economico-finanziaria.  Questo amplia la distanza tra i cittadini e le istituzioni. Entra in crisi il concetto stesso di cittadinanza perché aumenta la platea di chi si sente escluso dai processi decisionali e dalle forme più essenziali di tutele sociali. Così entrano in crisi i partiti e i soggetti della rappresentanza politica e sociale. Il paradosso è che oggi un miliardario come Trump si presenta e dice di rappresentare gli esclusi, contro tutti i poteri costituiti e mettendo in discussione l’architettura della democrazia. Lo scontro in corso tra democrazia e populismo deve necessariamente essere parte della nostra riflessione congressuale”.

“In secondo luogo, dobbiamo – ha proseguito Mazzoli – aggiornare la nostra riflessione sulle questioni del lavoro. Prendere di petto il fatto che all’aumentare della crescita economica non corrisponde l’aumento dei posti di lavoro. E’ vero che con la crisi economica diminuisce l’occupazione, ma non il contrario. Diciamo giustamente che servono più investimenti produttivi e innovativi per creare posti di lavoro ma non bastano da soli perché i settori tecnologicamente avanzati necessitano di meno manodopera. Bisogna coniugare un’economia sana che si fonda sul lavoro vero, qui sta la sinistra. Dovremmo ragionare sulla ridefinizione delle reali priorità: di fronte a una trasformazione di questa portata, dobbiamo accompagnare un salto culturale. Abbiamo fatto benissimo a tornare a investire sulla scuole con 4 miliardi di euro in più e 100mila insegnanti stabilizzati, ma dovevamo farlo insieme e non contro il mondo della scuola. La scuola e l’università devono aiutare la società a comprendere e orientarsi dentro i nuovi fenomeni globali. Perché siano le persone a dominare le tecnologie e non il contrario; perché  le tecnologie siano usate per migliorare la vita delle persone e non per renderle più sole. Serve un’economia sostenibile che è anche un modo di produrre diverso. Le imprese che in questi anni sono cresciute sono quelle green. Le possibilità di occupazione sono nella nostra capacità di salvaguardare il pianeta”.

Guardando al dibattito in corso ha quindi aggiunto: “Questa potrebbe essere una traccia di discussione per il congresso e avrebbe dovuto essere la discussione post referendaria che non è stata fatta ed è stata sostituita da una zuffa. Il 4 dicembre non c’è stato solo il no alla Costituzione, si è andati ben al di là dell’oggetto del referendum. Se si fosse avviata una riflessione seria, forse saremmo riusciti a limitare o a evitare la scissione. Con i tempi giusti, preparando il congresso con una fase di ascolto annunciata e mai aperta, smettendo di avere fretta sempre e comunque avremmo evitato quanto sta accadendo”.

“Infine – ha concluso Mazzoli – non si può e non si potrà sottacere lo stato del partito. Non penso certo che le difficoltà e le fragilità del Pd dipendano soltanto da Renzi. Ma è un fatto che, a causa del suo impegno a Palazzo Chigi, Renzi non si sia mai occupato del partito, delle sue strutture territoriali, dei dirigenti e dei militanti. Il Pd è uno strumento troppo importante per la democrazia italiana per non prendersene cura difendendo il pluralismo delle idee e delle culture che lo costituiscono, e per aiutare e sostenere tutte quelle persone che quotidianamente dedicano il proprio tempo e la propria passione per renderlo forte e accogliente. Il segretario nazionale del Pd deve dedicarsi solo al Pd e non può fare più cose contemporaneamente”.