Fatti e misfatti del brigante Domenico Tiburzi rivivono ad Ischia di Castro

Emanuela Colonnelli

NewTuscia – ISCHIA DI CASTRO – Sabato 4 febbraio presso il Museo Civico di Ischia di Castro si è svolto il convegno, tenuto da Giuseppe Bellucci, dal titolo “Da Cellere a Capalbio… fatti e misfatti del brigante Domenico Tiburzi”.

La conferenza, patrocinata dal Comune di Ischia di Castro, alla presenza del Sindaco Salvatore Serra e dell’assessore Sabrina Quintili, ha ripercorso tutta la vita del celebre brigante della Maremma nato a Cellere nel 1836 e morto a Capalbio dopo ben ventiquattro anni di latitanza.

Giuseppe Bellucci ha intrattenuto il pubblico con la storia approfondita del brigante e della sua banda, dalla prospettiva delle forze dell’ordine, partendo dalle origini contadine e povere di Tiburzi, ai primi delitti fino a diventare il “Re del Lamone”.

Come Tiburzi, erano tanti coloro che abbandonavano una vita di miseria per darsi alla macchia: il fenomeno del brigantaggio, che ha caratterizzato l’Italia dell’800, rappresenta il volto di un’epoca segnata dalla povertà e dall’incertezza di uno stato italiano che si andava consolidando.

Bellucci, in quanto Ufficiale superiore dei Carabinieri oggi in congedo, ma anche esperto del periodo storico, analizza i documenti redatti dai carabinieri dell’epoca: ma come ha fatto Tiburzi a sopravvivere per ben ventiquattro anni senza che le forze dell’ordine lo scovassero? Innazitutto, era estremamente difficile individuare i malviventi, innanzitutto perché non c’erano foto a disposizione, e i carabinieri erano costretti ad affidarsi alle testimonianze di un popolo non molto incline alla collaborazione. Si tendeva inoltre ad identificare i briganti in una sorta di giustizieri e quindi il popolo non ne aveva una visione del tutto negativa: in particolare Tiburzi impose ai proprietari terrieri la cosiddetta “Tassa sul brigantaggio”, garantendo in cambio protezione, quindi una sorta di “pizzo”.

Altre notizie su Tiburzi e sul fenomeno del brigantaggio sono rinvenibili presso il Museo del Brigantaggio di Cellere, in possesso di alcuni cimeli storici; presso il museo è anche possibile ascoltare le registrazioni delle testimonianze degli anziani del posto, ai quali sono state tramandate storie ed episodi sul Re del Lamone.