Nomi indagati sulla stampa, lo psicoterapeuta Scatena: “O fare i nomi di tutti gli indagati o di nessuno. Serve cambiare la legge in materia”

stefano scatena
Stefano Scatena

NewTuscia – VITERBO  “Volevo fare una battuta sulla battuta, “Non abbiamo mica ammazzato nessuno”, ha dichiarato un’infermiera assenteista viterbese a Canale 5, facendo apparire il nostro ospedale alla stregua di un policlinico del mezzogiorno. Difendere questa dichiarazione è improponibile, ma amo i casi difficili: perché alcuni colpevoli devono subire una DOPPIA pena? Ci sono persone che usano violenza sui loro figli, e il nome sul giornale non appare; altri, come in questo caso, hanno fatto i furbi sul posto di lavoro creando un danno alla comunità, e oltre alla sanzione che probabilmente, (e giustamente) subiranno, sono stati esposti alla denigrazione pubblica, pena ben più grave della sanzione. Durante l’intervista sulla sanità, ieri ho poi parlato con il giornalista che mi ha spiegato: “E’ vero, è ingiusto, va modificata la legge”. Già, va proprio modificata. Due pesi e due misure non possono più essere tollerate. O compare il nome di chiunque debba ancora subire un processo, o non appare di nessuno”.

Così lo psicoterapeuta viterbese, Stefano Scatena, in merito alle dichiarazioni rilasciate su Canale5 da un’infermiera del reparto di Medicina Trasfusionale indagata per la vicenda dei 23 avvisi di garanzia, emessi dalla Guardia di Finanza di Viterbo dopo il mandato della Procura di Viterbo, per truffa e assenteismo sul posto di lavoro. Coordina le indagini il Pm Paola Conti.

In settimana dovrebbero arrivare altre sospensioni dal servizio dopo quelle dell’infermiera Stefania Gemini, che redigeva materialmente le fatture “gonfiate” per i servizi a domicilio delle trasfusioni e del primario Tiziana Riscaldati.