Riccardo Valentini: “Necessaria una sinistra concreta e aperta al mondo”

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(NewTuscia) – VITERBO – All’inizio dell’anno tiriamo sempre una linea e cerchiamo di fare il punto su quello che è successo e quello che vorremmo fare. Non ho esitazioni nel dire che, tra gli eventi più emozionanti di tutto il 2016, per me c’è stato anche l’incontro con Papa Francesco del 25 novembre. Un incontro personale che non avrei voluto rendere pubblico, ma che mi ha veramente riempito il cuore di gioia e mi ha dato molti spunti di riflessione seppure nella brevità dell’incontro e delle fugaci parole che ci siamo scambiati. Ma ne voglio parlare oggi perché siamo in un momento di festa in cui tutti ci chiediamo se quello che stiamo facendo, ciascuno nel proprio lavoro, ci soddisfa e ci rende orgogliosi nei confronti degli altri. Anche io, come rappresentante politico del territorio, mi chiedo se sono efficace per il bene della mia comunità.

Spesso trovo anche difficile darmi una risposta perché non sempre riesco a fare quello che vorrei fare e questo mi crea un senso di frustrazione. Oggi in particolare mi chiedo, pensando al mio incontro con Papa Francesco, se per esempio siamo veramente in grado di aiutare i più deboli e di dare risposte a chi oggi non ha lavoro, a chi l’ha perso ed anche a chi non lo cerca più perché non ha più speranza. Si tratta di un tema non soltanto nazionale, ma che travalica i confini del nostro Paese e ci proietta nella tragedia quotidiana delle migrazioni, di uomini, donne e bambini alla ricerca di una speranza di vita. Un dramma che si riflette nell’acuirsi di attacchi terroristici che colpiscono nel profondo le nostre società democratiche ma che mostrano a tutti gli effetti che la marginalizzazione sociale, la mancanza di una speranza nel futuro e la sfiducia in una giustizia globale alimentano, ancor più che nei migranti, in quei giovani islamici, regolarmente residenti nei nostri paesi, una battaglia ideale di giustizia e di passione, al punto di immolare, per questa causa, le proprie vite. Nel 2016, ci dice l’istituto di analisi Oxfam, l’1% della popolazione detiene più del 50% della ricchezza globale. La disparità di reddito e la diseguaglianza sociale determinano un esercito di poveri e persone deboli che cercano aiuto nei paesi più ricchi, laddove le stesse disparità con gradazioni ovviamente differenti sono oggi un elemento cronico delle nostre società. In questo sommarsi di ingiustizie, diseguaglianze ma anche di sogni e speranze si annida, secondo me, la tragedia più grande del nostro tempo, ovvero la solitudine e la dignità della persona. Che cosa accumuna un migrante dell’Africa ed un giovane talento che fugge dall’Italia per l’Europa ? Non il denaro, ma la ricerca di una dignità, di una opportunità di crescita, la possibilità di realizzarsi ed elevarsi come persona etica. Per troppo tempo abbiamo abbandonato le persone e ci siamo dedicati alle “categorie di lavoratori” tralasciando completamente chi il lavoro non ce l’ha ed oggi nemmeno ha la forza di cercarlo. Questo perché abbiamo dimenticato che le persone non sono numeri, soggetti passivi da ricollocare come pacchi postali, ma anime piene di sogni, aspirazioni, alla ricerca della propria dignità nel lavoro.

Questo ci riporta un po’ anche al tema della nuova crisi politica del Paese e le possibili vie di uscita. Molti di noi si interrogano su cos’è oggi la sinistra e come essere di sinistra. Non vi è dubbio che questo dibattito mi interessa perché questo è il campo nel quale mi sento e nel quale vorrei portare il mio contributo alla società. Essere di sinistra significa, non c’è dubbio, aiutare i più deboli e ridurre le diseguaglianze sociali. Ma siamo sicuri che oggi chi si professa di sinistra ha una proposta concreta e realizzabile per raggiungere questi obiettivi ? Oppure siamo per lo più intellettuali che ragionano di teorie e grandi sistemi, nella migliore delle ipotesi, o malpancisti cronici che al massimo guardano con finta compassione e danno “pacche sulle spalle” a chi ha veramente bisogno?

Io credo che bisogna cambiare radicalmente il nostro comportamento “di sinistra” e da subito. Bisogna proporsi con azione concrete e fattibili in grado di rilanciare una nuova politica “post-riformista” di sinistra, attraverso un cambiamento radicale di paradigma politico. Basta con gli slogan, alla Moretti, tipo “dì qualcosa di sinistra”, divertenti nel contesto di un film ma assolutamente insufficienti a rispondere ai bisogni della gente. Si tratta di cambiare totalmente il modo di essere e fare politica e riconoscere che il Paese e il mondo sono profondamente trasformati e per nulla assimilabili a quelli delle lotte sociali che hanno caratterizzato il secolo scorso.

I sistemi produttivi sono frammentati, specializzati e sempre più globali. La forza lavoro manuale nel giro di qualche decennio non esisterà più. La terza rivoluzione industriale è in atto (Industry 4.0), dominata da robotica ed automazione e Internet of Things (IoT) e Internet of Internet (IoI). Sempre di più la produzione di beni e servizi diventa immateriale e il valore aggiunto della produzione è nel beneficio che produce all’uomo, alla sua vita o all’ambiente. Mi piace citare due esempi del nostro tempo. La fondazione Raspberry produce un computer da poche decine di dollari che nasce con l’obiettivo di dare un computer a basso costo ai bambini africani. Nel giro di pochi anni diventa il prodotto informatico più usato nell’industria dell’automazione. È possibile allora creare un modello di business partendo da una reale esigenza sociale? Certo che è possibile, soprattutto se al centro c’è la risposta a un bisogno e a un valore importante per la dignità e la crescita delle persone.

Oggi si trova in rete uno dei prodotti più affascinanti del nostro tempo, si chiama GitHub ed è la più grande banca dati di conoscenze informatiche gratuita, a disposizione di tutti. Qui si trovano pezzi di codici di programma, algoritmi, esempi e soluzioni anche per problemi tecnologici che potrebbero cambiare la nostra vita nei prossimi anni. Questo è il luogo virtuale informatico dove si incontrano giovani e meno giovani (anche io qualche volta). Un luogo che partecipa ad una intelligenza collettiva senza condizionamenti di razza, religione e ceto sociale. Qui si trova il futuro dell’umanità e il sogno di un “umanesimo” collettivo. Quale è il profitto di GitHub? Niente in modo diretto, ma permette a milioni di persone di crearsi un futuro e un lavoro.

Oggi essere di sinistra ha spesso un significato di conservazione, di rifiuto delle innovazioni e della tecnologia, spesso ancora oggi attribuita (e quindi combattuta) alle classi che rappresentano il capitale. Oggi questo non vale più, anzi è proprio la “tecnologia”, anche nella sua accezione “social”, che è un formidabile strumento di empowerment individuale. È proprio tramite l’appropriazione dei mezzi tecnologici, della conoscenza e dell’uso individuale dei mezzi di produzione che anche chi è più debole si appropria di un potere sociale e di un futuro. Intendo con “tecnologia” anche i saperi artigianali, la produzione agricola individuale o di piccola impresa, l’arte, la capacità di aiutare gli altri, in sostanza tutto ciò che parte dall’individuo che si abilita, prende coscienza delle proprie capacità, più o meno grandi, ma ugualmente utili agli altri.

Venendo poi alle azioni concrete: sono più di sinistra gli 80 Euro o la possibilità per tutti i giovani di avere risorse per partire con un piccola impresa ? E’ più di sinistra abolire l’art.18 o la possibilità di essere concretamente impiegati in tanti servizi utili alla società, dalla difesa del dissesto idrogeologico, alla piccola impresa contadina, all’assistenza sociale, tenendo conto delle aspirazioni individuali, delle capacità che ciascuno ha, anche se diversamente abile? Vale di più il reddito di cittadinanza o dare ai giovani delle periferie i mezzi tecnologici, l’accesso gratuito a internet, una stampante 3D per disegnare e produrre oggetti e spazi di co-working gratuiti dove sviluppare le proprie capacità individuali? La telemedicina, e più in generale l’assistenza domiciliare agli anziani, è fondamentale per riconquistare le famiglie. Bisogna investire in una rete di infermieri specializzati in grado di eseguire operativamente diagnosi strumentale a domicilio per essere poi analizzata in tempo reale dai medici in remoto. Oggi questo è possibile a costi bassissimi, soprattutto se si mettono in competizione libera diverse aziende ad alto contenuto di innovazione.

Ecco perché credo che una sinistra moderna deve guardare senza condizionamenti ideologici a quanto succede nel mondo e aprirsi all’innovazione sociale, alla tecnologia giusta e sostenibile per ampliare le potenzialità degli individui, a quelle imprese e a quel ceto produttivo che pensa che il business è in primo luogo servizio per gli altri e non mero profitto individuale. Una sinistra che affronti a viso aperto e con la giusta equità sociale l’inevitabile circolarità del capitale umano, ovvero l’esigenza di muovere persone e competenze tra settori per rispondere alle nuove esigenze della società, magari con una formazione continua e capillare che metta in primo piano le aspirazioni e il progetto di vita degli individui. Una sinistra che sappia sfruttare l’intelligenza collettiva per trovare soluzioni eque e sostenibili mettendo in rete i cittadini che abbiano da offrire idee e partecipazione.

Ecco, su questo versante vorrei che si aprisse finalmente un dibattito senza false posizioni ideologiche che guardi avanti con il coraggio e la determinazione che cambiare in meglio è possibile e che mai più nessuno, singola persona, sia lasciato indietro.