Graforubrica. Archivio di Stato di Catania

Tiziana Agnitelli – www.grafologiaequilibrio.com

(NewTuscia) – Cari Lettori e care Lettrici, in questo Natale 2016 sono stata ospite di una cara amica e della sua famiglia, nonostante la disavventura delle mie valigie, rubate dall’auto appena arrivata mentre stavamo pranzando a Catania, senza scasso, quindi fate attenzione a chi “scansiona” i telecomandi delle auto, ormai siamo costretti a vivere “blindati” per proteggere quel poco che ci siamo “guadagnati” col lavoro. Ma a parte ciò, ho potuto visitare l’Archivio di Stato di Catania dove si stava svolgendo una mostra su Santa Caterina da Siena al Rosario”, tra i tanti documenti esposti, la mia attenzione è stata catturata da una grafia molto particolare dell’epoca che mette allegria e che, di seguito, vi andrò ad analizzare, ma prima poche parole sull’Archivio di Stato che esplica una funzione molto importante per la memoria storica della nostra cultura e del nostro passato che non va dimenticato, anzi, a mio parere, va “rispolverato” per capire dove ci troviamo ora e cosa possiamo scegliere per un futuro migliore; dunque, funzione di conservazione e sorveglianza del patrimonio archivistico e documentario della Repubblica Italiana e di accessibilità alla pubblica e gratuita consultazione. La vita dell’archivio è scandita da una fase di formazione nel presente (archivio corrente), una fase di transito (archivio di deposito) e una fase finale, senza scadenza temporale (archivio storico), questa impostazione è stata formulata dal vescovo cattolico Baldassarre Bonifacio, poi sviluppata ed arricchita fino ad arrivare ai nostri tempi.

Fatevi qualche domanda sugli eventi locali e nazionali del passato e magari, con curiosità, andate a farvi una passeggiata all’Archivio di Stato, vedrete non rimarrete delusi.

La grafia del documento che mi ha catturata per la sua gioiosa e giocosa espressività non ha riferimenti in quanto, purtroppo, quando ho richiesto l’autorizzazione ai rilievi fotografici alla direttrice dell’Archivio ho riportato gli stessi dimenticando poi di riscriverli per me, pertanto vi descriverò una grafia senza tempo né sesso, potrebbe rappresentare il nostro Alter Ego per chi, ovviamente, ha come obiettivo l’evoluzione gioiosa e giocosa del Sè.

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La grafia si presenta veloce e dinamica con margini ben definiti e netti, il soggetto scrivente possedeva un’ottima facoltà di adattamento, prontezza nelle reazioni e disciplina; vi è una buona ripartizione degli spazi bianchi tra le parole e le righe che rispecchiano la chiarezza di spirito, l’obiettività e l’ampiezza di vedute, inoltre le lettere sono separate le une dalle altre all’interno delle parole, e, ricordando il contesto dinamico in cui si muove, dimostrano la sua capacità intuitiva e la sua vivacità di comprensione, ma allo stesso tempo lo scrivente appone degli ornamenti e delle personalizzazioni che manifestano l’intelligenza aperta e creatrice, la vivacità di spirito, la curiosità e l’esuberanza artistica (la lettera “d” lirica ce lo testimonia), espressa però con vanità ed orgoglio.

Una forza creativa dinamica ed esuberante tenuta a freno dalla disciplina e dalla precisione imposta dal ruolo, ma che comunque emerge dirompente.

Mi ha conquistata la musicalità della grafia che “parla” al lettore, le lettere sembrano danzare e volteggiare al ritmo di una musica che solo lo scrivente “sente”, ma che fa percepire ed “ascoltare” al lettore attento che sa cogliere l’insieme… osservando questa scrittura sembra vedere volteggiare una coppia di ballerini, una coppia affiatata e simbioticamente armoniosa che esegue le figure del ballo con grazia, eleganza e spensieratezza. Manifestando soprattutto, l’allegria e la gioia di vivere.

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