Graforubrica. Magistrati a confronto

Tiziana Agnitelli – grafologiaequilibrio.com

(NewTuscia) – Cari Lettori e care Lettrici, in questo articolo e nel prossimo di gennaio, porrò a confronto le firme di alcuni magistrati che si sono gentilmente prestati ad aiutarmi nell’eseguire il mio studio sulle firme forensi.

Ogni qualvolta si approccia un magistrato (uno dei Poteri forti dello Stato) si è sempre un po’ intimoriti:

memore di ciò che diceva Jorge Luis Borges “per aver paura dei magistrati non bisogna essere necessariamente colpevoli” e di ciò che affermava Pietro Calamandrei: “è arduo codificare l’indipendenza. Occorrono certo la terzietà e l’imparzialità, ma occorre anche che terzietà e imparzialità siano assicurate sotto il profilo dell’apparenza… il giudice, ad esempio, dovrebbe consumare i suoi pasti in assoluta solitudine”, mi accingo, sempre in punta di piedi, a descrivervi le loro firme, ben consapevole che gli stessi svolgono un compito gravoso, colmo di responsabilità.

Chi ha un grande potere ha anche una grande responsabilità nei confronti dei singoli e della stessa comunità (nonostante viviamo in Italia, patria dell’Irresponsabilità e della Superficialità).

I due profili grafologici di questo articolo rientrano nella categoria delle firme “assertive accomodanti” e le stesse sono state vergate da un Giudice Onorario e da un Sostituto Procuratore della Repubblica.

Giudice onorario

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Appartiene alla categoria degli assertivi accomodanti la firma che precede, tale appartenenza si evince dal tracciato grafico curvo, anche le aste che sono eseguite verticalmente tendono a curvarsi, pertanto in tale soggetto l’accomodamento alle situazioni è “filosofia di vita”, come una canna di bambù che si piega al vento, ma non si spezza e quindi, risulta essere anche una firma assertiva grazie al tracciato finale che è lanciato, rapido e lungo, un affondo da esperto schermidore che colpisce “alla fine” quando la controparte riteneva di aver “vinto” e portato a casa la vittoria o si era semplicemente rilassata abbassando la guardia.

Tale “filosofia” del vivere, grafologicamente parlando, si comprende dall’apposizione della firma a sinistra del foglio, lo scrivente si muove con passo attento, aspetta, non si scopre, anche la lettera maiuscola iniziale è vergata in modalità di protezione e di chiusura (gesto regressivo), al contrario del corpo letterale che segue: mobilità, apertura, flessibilità e capacità di ascolto, per poi chiudere con due “affondi” finali che vanno a colpire l’avversario. Il soggetto scrivente si adatta come l’acqua che scorre, in modo fluido, all’avversario dialettico, e come un arciere tende il suo arco per poi scoccare l’ultima frecc; la propria assertività, nonostante l’accoglienza che dimostra, lo porterà a lanciare il dardo che capovolgerà e sbaraglierà la situazione e l’avversario.

Sostituto Procuratore

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Anche questa firma appartiene alla categoria degli assertivi accomodanti essendo, a mio parere, una summa delle specie grafologiche di tale “tipo psicologico” quali la chiarezza, il tratto curvo con la presenza di qualche angolo, i lacci, gli arrotolamenti, gli occhielli e i ganci che “servono” ad esplicare nettamente la capacità di ascolto e di disponibilità rispetto al problema o al discorso, ma anche la capacità assertiva di difendere le proprie posizioni (firma posta a margine sinistro con lanci finali della stessa che si alzano a protezione, come uno scudo).

Ha catturato la mia attenzione la lettera maiuscola del nome che è completamente personalizzata, nel nostro modello calligrafico risulta essere curva, invece viene proposta come angolosa, a mo’ di vela spiegata, decisa e determinata, che viene alzata per raggiungere la meta o qualsiasi altra destinazione abbia scelto il proprio “Comandante” o, come nella simbologia e scrittura runica (la più antica scrittura alfabetica che sia stata adottata dai popoli nordici), la runa “Thurisaz” (i guerrieri usavano spesso scudi di metallo sui quali erano incisi simboli runici che avevano lo scopo di proteggerli nella battaglia) che significa soprattutto “protezione”, non soltanto dai nemici, ma anche dalla tentazione di un’eccessiva ambizione.