Ladispoli, SEU, PCI Lazio: “Apertura Casa del Popolo è presidio di democrazia”

VIRGILIO SEU, SEGRETARIO DEL PCI DEL LAZIO: “INAUGURAZIONE CASA DEL POPOLO E’ METTERE A DISPOSIZIONE PRESIDIO DI DEMOCRAZIA E DI LOTTA. DAL 5 TUTTI NOI SAREMO CHIAMATI A RICOSTRUIRE L’UNITA’ DI POPOLO. ANCHE DEL POPOLO DELLA SINISTRA. PER QUESTO E’ NECESSARIO FAR VINCERE IL NO AL REFERENDUM.”

(NewTuscia) – LADISPOLI – Ieri sera, faceva un certo effetto pensare che in tempo di populismo – la sottile forma di qualunquismo in voga in questi anni in cui i ceti popolari sono strumentalizzati nei loro bisogni – forze di sinistra, comunisti, si riuniscano e scommettano su una semplice cosa sensata: ridare voce al popolo. Come soggetto pensante.

Come forma capace di utilizzare i propri strumenti che conosce perché gli appartengono: così nasce l’unione di intenti e di comportamenti del PCI, del PRC, di altri soggetti organizzati a sinistra, per dare vita, fisicamente, alla Casa del Popolo di Ladispoli. Che sarà questa sede? In questo quartiere popolare a poche centinaia di metri dal centro e dal mare della cittadina costiera a nord di Roma? Gli oratori l’hanno illustrato chiaramente: sede di confronto aperto; sede di informazione e controllo e di confronto con l’Amministrazione comunale; sede di approfondimento politico; sede di attività culturali, le più disparate; sede di servizi gratuiti e popolari. Con un unico, invalicabile confine: potranno essere ospitate mille e mille attività, anche spontanee, purchè democratiche ed antifasciste. Renato Rizzo, Mimmo Dieni, Mara Caporale, Marco Piracci, Silvia Marongiu, Carla Zironi, Maurizio Sansone, ed altri, hanno, a vario titolo e rappresentanza, illustrato puntualmente – in modo approfondito Rizzo e Dieni – questa porta girevole sociale e politica e culturale che si sta aprendo per il popolo di Ladispoli. Per il popolo di sinistra di Ladispoli.

La compagna Caporale, dello SPI CGIL, mettendo il dito nella piaga, ha sfidato tutti i presenti a rendere forte questa unità sul territorio per una semplice considerazione: c’è bisogno di offrire nuovamente un punto di riferimento politico e sociale, una forza unita ed unitaria, ad un popolo che a sinistra si è sentito diviso e abbandonato a se stesso. La chiamata che rivolge, all’appuntamento di confronto e lotta per continuare a garantire i servizi sociali di base che sono minacciati per il territorio di Ladispoli e Cerveteri, è subito accolta. Uguale accoglienza trova la sottolineatura sulla questione e sull’esperienza maturata circa i migranti, quando la illustra Silvia Marongiu.

Come ha detto in apertura Renato Rizzo che questa è una scelta maturata e non improvvisata, facendo appello alla fase organizzata a cominciare dai contributi economici, piccoli e numerosi, che debbono intervenire per far vivere questa occasione di democrazia e di lotta; allo stesso modo, Mimmo Dieni, non ha avuto timori di guardare oltre e affermare che diventa naturale pensare che quanto si sta costruendo in questa esperienza ha anche la potenzialità di dare voce alle forze comuniste ed ai movimenti di sinistra per un ruolo di rappresentanza istituzionale nella cittadina di Ladislao.

Non a caso, è voluto intervenire all’incontro anche il giovane vicesindaco Giuseppe Loddo, che oltre il convinto sostegno ha tenuto a ricordare che lui al referendum voterà NO. Ivano Peduzzi, del PRC regionale, ha parlato non solo del compito unitario che ci spetta, ma anche chiesto di riflettere come questo appuntamento referendario, non cada dalle nuvole, ma può essere visto proprio come il coronamento negativo di venti anni di assalto alla Costituzione. L’esempio lampante è la sanità: da venti anni via via smantellata, dopo che nei decenni di lotte e riforme vere i lavoratori ed i partiti di sinistra, i comunisti, sono riusciti tra gli anni 50,60 e 70 a rendere concreto quanto scritto in Costituzione.

Ecco ora cancellare parti della Costituzione sociale e di rappresentanza politica dei lavoratori significa voler dire: non vi faremo lottare per realizzare quanto scritto perché non ci sarà più! “Per tutto questo – ha detto nel suo intervento Virgilio Seu, segretario regionale del Lazio del PCI – come motivato da più interventi, è indispensabile che il ruolo dei contenuti dei lavoratori, della sinistra, dei comunisti, torni prepotentemente al centro della vita politica e sociale. A Ladispoli, così come nel resto del Paese. E’ evidente, in ogni tema che affrontiamo, in ogni aspetto della vita quotidiana di milioni di donne e uomini, dei giovani, che la ricomposizione di una unità di popolo è la sola risposta che ci deve guidare in questo campo sterminato di macerie degli anni del liberismo.

Questa stessa ricomposizione, questa unità, tanto più necessaria a partire dal 5 dicembre dopo aver fatto vincere il NO al referendum, non potrà non riguardare anche e soprattutto anche il popolo della sinistra. Noi siamo chiamati – ha concluso Seu – alla difesa della Costituzione per ricacciare indietro, per cancellare, il pareggio di bilancio. Noi siamo chiamati a riproporre una presenza unitaria forte dei comunisti. Questo il senso della ricostruzione del PCI. Noi siamo chiamati a tornare a rappresentare gli interessi di classe dei lavoratori. Per questo è enormemente importante quanto si sta facendo oggi qui a Ladispoli, con la costruzione di un presidio di democrazia e di lotta.”.

La scienza politica deve essere concepita nel suo contenuto concreto come un organismo in sviluppo (a.g.)