Ad Orte un incontro sulle ragioni del NO con la sen. Loredana De Petris e il presidente dell’ANPI Lazio Vincenzo Calò

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(NewTuscia) – ORTE – Le ragioni del NO al referendum costituzionale  verranno illustrate nell’Assemblea pubblica convocata dal Comitato “Orte per il no”   alle ore 16,oo  di sabato 26 novembre presso  la Sala Conferenze del Dopolavoro Ferroviario di Orte Scalo, con la presenza  della senatrice Loredana De Petris, Capogruppo del Gruppo Misto al Senato della Repubblica e  Vincenzo Calò, coordinatore regionale dell’Associazione  Partigiani d’Italia del Lazio.

Si approfondiranno i temi della  concentrazione di potere  abnorme sulla coalizione che vince le elezioni anche con consenso limitato, un parlamento di nominati e non di eletti dal popolo, complessità della funzione legislativa.  I timori di uno stravolgimento dello spirito ispiratore della Costituzione.

“La riforma stravolge lo spirito della Costituzione –  è il pensiero più volte espresso dal presidente nazionale  dell’Anpi Carlo Smuraglia –  ci sentiamo obbligati a schierarci a difesa della Costituzione”.     Renzi  risponde : “Si può votare sì o no, ma dire che è in gioco la democrazia è una presa in giro nei confronti degli italiani”.

Anche  partendo da queste battute, l’auspicio che gli organizzatori dell’Assemblea per il NO è quello che i cittadini siamo messi nelle migliori condizioni di esprimere in modo  informato e consapevole il loro voto  sulle “conseguenze pratiche” dei quesiti  su:

– bicameralismo paritario tra Camera dei deputati e  Senato della Repubblica,

-riduzione del numero dei parlamentari,

-contenimento dei costi delle istituzioni,

-la soppressione del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro,

– la revisione del titolo V della parte II della Costituzione.

Secondo il Comitato per il NO,  questa “riforma” – insieme  agli effetti alla legge elettorale Italicum nella versione attuale – mette a rischio il principio costituzionale della sovranità popolare e la democrazia stessa.    Le ragioni del no” si fondano anche sul contesto in cui nasce la “riforma” e il combinato disposto con la legge elettorale  “Italicum”.  

  1. Vediamo gli effetti della riforma secondo i Comitati per il NO, in primo luogo, in caso di vittoria dei Sì, grazie all’abnorme premio di maggioranza concesso dall’Italicum – nella versione attuale che potrebbe essere modificata dal Parlamento – alla Camera, tutti i poteri sarebbero concentrati nelle mani di una sola forza politica (anche con un consenso molto limitato) e del suo leader: questo modifica – di fatto – la forma di governo, passando da una democrazia parlamentare a una “democrazia plebiscitaria” o “di investitura”.

2.Altro argomento contrario: il Senato non sarà abolito, ma  trasformato in un ramo del parlamento non eletto dai cittadini, né realmente rappresentativo dei territori, pur mantenendo notevoli funzioni legislative (tra cui nuove possibili riforme costituzionali) e partecipando all’elezione dei più importanti organi dello Stato, presidente della Repubblica, giudici della Corte Costituzionale e membri del Consiglio Superiore della Magistratura.

3.In materia della formazione delle Leggi, per i Comitati per il NO la Riforma  presenta un testo,  scritto male, a tratti incomprensibile e ambiguo,  che complicherà enormemente, invece di snellire,  l’iter delle leggi, senza portare, nonostante i proclami, significativi risparmi sui costi della politica.

4.Infine i Comitati per il NO  l’Italia  necessita sicuramente di riforme e revisioni anche costituzionali in senso maggioritario, ma nello spirito del “bilanciamento tra i poteri e del rafforzamento della partecipazione popolare e della rappresentanza. “  Elementi fondamentali che con l’Italicum non solo non vengono salvaguardati ma risultano al contrario mortificati. Basti pensare al mantenimento del “meccanismo per i capilista (si parla di 100 seggi) che restano nominati dalle segreterie dei partiti  e che di conseguenza, salvo una piccola parte, privano i cittadini del potere di scegliere i loro rappresentanti.

I fautori del NO  sostengono  che con la legge elettorale Italicum e la Riforma della Costituzione sinora delineata da Renzi e dalla maggioranza governativa, con le eccezioni della minoranza PD,  si continuerà  ad avere un Parlamento prevalentemente di nominati e  non di eletti e un sistema assurdo che vale per la maggioranza e, paradossalmente, risulta ancor più stringente per l’opposizione.

L’incontro di sabato servirà ad approfondire le motivazioni dei fautori del NO al quesito referendario, con le riflessioni  della senatrice Loredana De Petris, Capogruppo del Gruppo Misto al Senato della Repubblica e  Vincenzo Calò, coordinatore regionale dell’Associazione  Partigiani d’Italia del Lazio.