Bernini, modifiche ambientali Tuscia: chi controlla?

(NewTuscia) – ROMA – “Il tema dei “recuperi ambientali” attraverso rifiuti industriali è quanto mai delicato ed attuale, soprattutto nel territorio viterbese, visto l’elevato numero di cave presenti. Per questo, riportiamo il tema all’attenzione delle istituzioni attraverso una interrogazione rivolta ai Ministri dello sviluppo economico e dell’ambiente”

Lo dichiara il portavoce 5 Stelle Massimiliano Bernini membro della Commissione Agricoltura della Camera.

“Il testo dell’interrogazione – spiega Bernini –  prende spunto da una lettera inviata nel giugno 2015 da Livio Martini, allora vicesindaco del comune di Corchiano e presidente del Biodistretto della Via Amerina e delle Forre, al commissario straordinario dell’ILVA di Taranto Corrado Carrubba.

La missiva aveva lo scopo di renderlo partecipe di alcune preoccupazioni, rivelatesi poi fondate, riguardanti la possibilità di smaltire scarti di lavorazione industriale nel territorio del biodistretto, un’area omogenea e integrata situata nella Media Valle del Tevere, in provincia di Viterbo.

Con l’atto di sindacato ispettivo si chiede ai Ministri competenti quali misure intendano assumere per acquisire elementi sul caso, in particolare sulla tipologia e la quantità dei materiali avviati allo smaltimento, sulle procedure di affidamento poste in essere dall’ILVA e in base a quali criteri sia stata prescelta la località per lo smaltimento. Inoltre, l’intento è anche quello di chiarire se gli scarti di lavorazione industriale collocati nella località viterbese siano stati successivamente trasferiti in altri siti.

Mi aspetto una risposta quanto mai celere – sottolinea il Deputato – visto che il nostro territorio che gode di un considerevole patrimonio agricolo, manifatturiero, naturale e culturale, risulta essere particolarmente fragile per la presenza di numerose cave dismesse, in particolare di tufo. Negli anni, il loro mancato recupero, ha prodotto profonde lacerazioni che espongono le falde acquifere al rischio concreto di contaminazione da agenti inquinanti. Falde, non dimentichiamolo, che costituiscono l’unica fonte di approvvigionamento idrico per le comunità.

Inoltre, lo smaltimento di rifiuti o scarti di lavorazione industriale, soprattutto in presenza di falde acquifere superficiali o emergenti, rischia di mettere in crisi un sistema basato su un’agricoltura responsabile e biologica, andando a distruggere pertanto un lavoro incentrato sulla valorizzazione dei prodotti agricoli di qualità, sulla tutela della biodiversità e dei beni comuni.