Referendum costituzionale, vademecum: tutto ciò che c’è da sapere

Fernanda Corona

(NewTuscia) – Il prossimo 4 dicembre gli italiani che ne hanno diritto sono chiamati ad esprimere la propria opinione sulla riforma costituzionale. Le modifiche previste alla Costituzione Italiana, proposte dal Governo Renzi e già approvate dal Parlamento, richiedono l’assenso anche della popolazione che si recherà alle urne.

Referendum costituzionale cosa prevede

Il referendum 4 dicembre prevede l’approvazione o la non approvazione alle modifiche della Costituzione italiana in diversi ambiti.

Il punto principale su cui verte la modifica è la variazione del sistema parlamentare del bicameralismo paritario. In caso di vittoria del sì sarà la Camera ad esercitare la funzione legislativa e a votare la fiducia al governo. Il Senato diventerà un organo di rappresentanza delle Regioni in base al peso demografico di ognuna e verrà ridotto da 315 a 100 componenti.

2 dei 15 Giudici della Corte Costituzionale verranno eletti dalla Camera e 3 dal Senato, in totale saranno 15.

Cambierà anche il quorum necessario per l’elezione del Presidente della Repubblica: nei primi 4 scrutini serviranno i 2/3 dei componenti, dal quinto i 3/5 e dal nono la maggioranza assoluta.

Le modifiche al V Titolo della Costituzione comporteranno ulteriori cambiamenti, soprattutto in relazione alle competenze di Stato e Regione. Torneranno in mano allo Stato Energia, Infrastrutture Strategiche e Protezione Civile. È prevista l’abolizione del CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro) e delle Province.

La nuova riforma costituzionale comporterà anche cambiamenti nelle modalità con cui si può richiedere un referendum. La riforma andrà a modificare infatti anche l’art. 75 Costituzione. Serviranno ancora 500.000 firme, ma se se ne raccolgono 800.000 il quorum sarà inferiore. Viene anche istituito il Referendum Propositivo, mentre per le iniziative popolari saranno necessarie 150.000 firme.

Referendum 4 dicembre cosa si vota

Il voto del referendum consiste nel seguente quesito: «Approvate il testo della legge costituzionale concernente “disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione”, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 88 del 15 aprile 2016?»

A questa domanda ogni cittadino in possesso dei requisiti di legge potrà rispondere secondo la sua opinione con un Sì o con un No.

A differenza di un referendum abrogativo che prevede quesiti specifici per diverse modifiche in parti separate, quello del 4 dicembre proporrà una modifica unica. Si chiede l’approvazione dell’intera riforma o la non variazione della Costituzione.

Trattandosi di un referendum confermativo non è previsto il raggiungimento di un quorum: qualunque sia il numero di italiani che hanno espresso il loro voto, la riforma verrà approvata o non approvata. Non è necessario dunque che si raggiunga un determinato numero di voti affinché il referendum sia valido.

Per approfondimenti si consiglia di visitare il sito http://www.referendumcostituzionale.eu/

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Esistono buone ragioni per votare Sì al prossimo referendum di dicembre, ma altrettante per scegliere il No. Non è semplice prendere una decisione, per questo motivo è opportuno informarsi nel migliore dei modi per modulare una decisione coerente ai propri interessi e al bene del Paese.

Perché Votare Sì

Con la modifica al sistema parlamentare si snelliranno i tempi di approvazione delle leggi, venendo meno il ruolo del Senato. In questo modo saranno anche minori i decreti legge.

La riduzione del numero dei Senatori da 315 a 100 comporterà un taglio alle spese parlamentari. Gli stessi non percepiranno un ulteriore stipendio, ma essendo consiglieri regionali e sindaci avranno diritto unicamente alle indennità previste dalla loro carica.

Il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL) verrà abolito. Verranno tagliati i costi relativi dunque a questo organo che aveva il ruolo di consigliare in ambito legislativo nei campi di competenza e di promuovere le iniziative legislative. Il ruolo del CNEL può essere effettuato  internamente dal Parlamento.

Le Province vengono eliminate dalla Costituzione. Questa cancellazione è il passo fondamentale per poterle abrogare in modo definitivo.

Verrà ridotto il quorum per i referendum, rendendo più semplice il suo raggiungimento e quindi l’approvazione delle richieste. Anche i tempi per le iniziative popolari saranno ridotti.

Il Governo con queste modifiche sarà più stabile e le opposizioni avranno più poteri di controllo.

Verranno ridotte le controversie tra Regioni e Stato, visto il ritorno all’accentramento delle competenze allo Stato.

Perché Votare No

Chi è contrario alla modifica proposta dal Governo Renzi, sostiene che essa crea confusione più che semplificazione.

La triplicazione delle firme di iniziativa popolare per i disegni di legge, comporta una minore partecipazione del popolo.

Si creeranno ulteriori problemi di competenza tra lo Stato e le Regioni, ma anche tra Camera e Senato delle Regioni. L’accentramento del potere allo Stato diminuisce la possibilità di autonomia.

I costi della politica vengono ridotti di solo 1/5, sarebbe stato più opportuno dimezzare i deputati.

Manca anche l’equilibrio tra i poteri costituzionali in quanto il Presidente della Repubblica e la Corte Costituzionale sono legati alla maggioranza della Camera.