Ministro Orlando a Orte: “La riforma serve a garantirci una democrazia contemporanea”

(NewTuscia) – ORTE – “La riforma serve a garantirci una democrazia contemporanea, adatta a questa fase storica  e non a una foto scattata nel passato. L’incertezza che verrebbe se il referendum fallisse è pericolosa: rischieremo uno scenario senza controllo per la speculazione internazionale. Qui in gioco non c’è la maggioranza e la minoranza al governo, bensì le condizioni di vita dei cittadini”. Così il ministro Andrea Orlando, ieri pomeriggio a Orte con il deputato dem Alessandro Mazzoli per un’iniziativa organizzata dalorte-orlando2mazzoli Partito democratico locale per promuovere il Sì al referendum costituzionale del 4 dicembre. Con loro Angelo Zeppa, segretario del Pd di Orte e Antonella Claudiano, consigliere comunale Pd, e un pubblico numero ad ascoltare.

“Il referendum – ha detto il ministro – non è un’occasione per scegliere i governi né per fare un congresso del Pd a spese dei contribuenti. È un momento in cui ci si pronuncia su una riforma che è la conseguenza di una riflessione che viene da lontano. La ragione che portò i Costituenti alla scelta del bicameralismo perfetto si è affievolita nel tempo per ragioni oggettive. La necessità di superarlo emerge dalla fine degli anni ’70 perché si attenuta la Guerra fredda, quindi la necessità di due forze contrapposte di controllarsi. Sono cambiati i contorni dell’assetto repubblicano, nessun altro paese europeo – tranne la Romania che viene da una dittatura più recente – ha un bicameralismo perfetto. Il risultato dell’attuale sistema istituzionale è la lentezza delle decisioni che sono uguali a delle non decisioni. Quando ti pronunci 2-3 anni dopo che il tema si è posto  rischi che il tema non esista più”.

“Ora – ha proseguito Orlando – la politica italiana non è in grado di prendere decisioni in tempo reale. La democrazia non può funzionare con i tempi che ci ha dato il Costituente nel ’48 perché il mondo nel frattempo è completamente cambiato. È una contraddizione che non regge. La riforma adegua la democrazia per farla funzionare rispetto alla velocità dei processi odierni e dà all’Italia un assetto istituzionale in linea con gli altri Paesi europei. Stiamo parlando del rafforzamento della natura parlamentare della nostra Repubblica. Surreale che si rimproveri a chi ha promosso le riforme di non aver allargato abbastanza le maggioranze e che queste riforme siano appoggiate da Verdini, cioè ci si lamenta dello scarso coinvolgimento delle opposizioni ma poi si critica la parte delle opposizioni che promuovono la riforma. Agli amici e compagni del Pd che voteranno No dico che se dovesse vincere quel fronte, all’indomani a commentare non chiameranno Bersani e D’Alema ma Grillo e Salvini, la vittoria sarà la loro”.  Quindi l’appello del ministro: “Parlate coi vicini di casa, coi colleghi di lavoro, discutete del merito della riforma. La differenza la fanno i cittadini che si mobilitano”.

Anche Mazzoli ha sottolineato la necessità di spiegare la riforma porta a porta: “Siamo in piena campagna elettorale, entrata nel vivo nelle ultime settimane. È sempre più chiaro – ha spiegato il deputato del Pd -che il sì e il no sono pronunciamenti che attraversano in modo abbastanza trasversale il nostro Paese. L’impegno del Pd è stato tanto forte in Parlamento per portare a compimento la riforma che è consequenziale il nostro posizionamento per il sì ma i cittadini voteranno al di là degli schieramenti. Serve quindi un confronto che riesca a raggiungere tutti i cittadini nelle nostre comunità per spiegare le ragioni di un cambiamento che consente all’Italia di affrontare meglio le sfide che ha di fronte”.

“Ritengo sbagliati – ha continuato Mazzoli – i toni apocalittici ma anche le personalizzazioni che legano la riforma ai destini dei singoli. Penso piuttosto che siamo di fronte a un passaggio cruciale che ci spinge a guardare i limiti del sistema istituzionale attuale. Alla domanda se serve un cambiamento per far fare un passo in avanti all’Italia noi diciamo Sì. Non è in discussione la prima parte della Costituzione, quindi il profilo identitario del nostro Paese. La riforma riguarda la seconda parte della nostra Carta, ovvero l’ordinamento dello Stato con un bicameralismo paritario che è in discussione sin dall’inizio, perché è un freno all’efficienza e all’efficacia delle decisioni”.

“Il risultato del bicameralismo – ha aggiunto Mazzoli – è stata una democrazia bloccata. Un equilibrio che si è rotto per il cambiamento di contesto internazionale dovuto alla globalizzazione che ha impresso un’estrema velocità ai processi, ma anche per la scelta compiuta all’indomani della caduta del muro di Berlino quando la sinistra decise di cambiare se stessa per candidarsi al governo del Paese. Servono quindi istituzioni che superino la logica del dopoguerra. Da decenni si discute della riforma costituzionale. Il fronte del No sostiene di voler difendere la democrazia parlamentare. Ma negli ultimi due decenni cosa è successo? Vista l’esigenza di governo del Paese, negli ultimi 20 anni si è sacrificata la centralità del Parlamento per il ricorso alla decretazione d’urgenza e ai decreti di fiducia. La riforma invece ridona centralità al Parlamento che ora ha solo un limitato potere legislativo visto che per l’80% recepisce norme europee o discute decreti del Governo”.

“Se vince il No – ha concluso Mazzoli – ci vorranno diversi anni prima di tornare a discutere di una nuova riforma. Non possiamo permettercelo. Dobbiamo lavorare per il Sì al fine di dare forza all’Italia e chiudere una transizione troppo lunga. Serve quindi da parte di tutti un lavoro capillare con le persone per far prevalere un ragionamento di innovazione che consente di rafforzare i principi fondamentali della nostra democrazia”.

 

Gaetano Alaimo

Direttore responsabile www.newtuscia.it

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