Comunità Montana Alta Tuscia Laziale: il Sindaco di Acquapendente Angelo Ghinassi nuovo Presidente del Consiglio

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(NewTuscia) – ACQUAPENDENTE – Mercoledì 9 novembre si è svolto il Consiglio della Comunità Montana, presenti per il Comune di Acquapendente, il Sindaco e i Consiglieri Glauco Clementucci e Solange Manfredi.

Si è proceduto alla nomina del Presidente del Consiglio, Angelo Ghinassi, sindaco di Acquapendente.

Sono stati approvati tre importanti punti all’ordine del giorno:

  1. 1. Avvio della procedura per la Conferenza dei servizi con la ASL di Viterbo e la Regione Lazio per la situazione critica del sistema sanitario dell’Alta Tuscia e dell’Ospedale di Acquapendente (vd allegato “Il sistema sanitario Alta Tuscia”);
  2. 2. Accordo per azione comune verso la Prefettura di Viterbo per il numero dei migranti presenti nei comuni dell’Alta Tuscia (vd allegato “Lettera Prefettura”);
  3. 3. Partecipazione dei Comuni dell’Alta Tuscia e della Comunità Montana al bando della Regione Lazio “Potenziamento e sviluppo della rete regionale Informagiovani”, che prevede finanziamenti agli Enti locali per l’attivazione, implementazione e/o istituzione di Centri Informagiovani e/o Punti Informagiovani dislocati sul territorio regionale che vedrà il comune di Acquapendente capofila in quella che diverrà una rete intercomunale.

L’obiettivo è creare un network tra gestori dei servizi, utenti finali e soggetti pubblici e privati vicini al mondo giovanile, potenziato e coordinato dalla Regione, con il contributo di Comuni e Organizzazioni sociali territoriali, oltre alla realizzazione di un sistema di servizi, omogeneo e condiviso in termini di finalità, tale da garantire a tutti pari accesso alle opportunità presenti – locali, regionali, nazionali ed europee – (per citarne alcune) di studio, orientamento, formazione, lavoro e cultura.

Il sistema sanitario dell’Alta Tuscia e l’Ospedale di Acquapendente

I recenti tragici eventi che hanno di fatto cancellato interi paesi del centro Italia, hanno riproposto al centro e con forza il tema delle cosiddette aree interne e della salvaguardia dei piccoli comuni. Le aree interne sono fondamentali per la tutela dell’identità culturale e l’integrità fisica del territorio. Custodiscono un importante patrimonio storico, architettonico, culturale e identitario e sono, per propria natura, storia e struttura, produttrici di coesione sociale e senso di comunità.

Una parte consistente di queste aree ha subìto, nel corso dei decenni, un graduale processo di marginalizzazione caratterizzato da: perdita della popolazione, riduzione dell’offerta di servizi collettivi, calo dell’occupazione e dell’utilizzo del territorio, dissesto idrogeologico, degrado e abbandono del patrimonio insediativo.

E’ dunque evidente che l’intervento pubblico da mettere in campo deve tenere conto delle differenze in termini di potenzialità di sviluppo, aiutando i territori più “deboli” attraverso azioni volte al miglioramento dei servizi collettivi e misure compensative. Superando la logica dei numeri e attuando una politica di decentramento e distribuzione dei servizi.

In particolare, due sono i pilastri su cui  deve reggersi il rilancio e il sostegno alle aree interne: la sanità e la scuola.

La situazione del sistema sanitario dell’Alta Tuscia e, in particolare, le criticità afferenti all’Ospedale di Acquapendente sollecitano i Comuni della Comunità Montana dell’Alta Tuscia Laziale ad assumere un approccio propulsivo e proattivo nei confronti della ASL di Viterbo, al fine di individuare soluzioni, anche innovative, per fronteggiare in maniera risolutiva la crisi del sistema sanitario che, che come noto, ha preso avvio alcuni anni fa ma che, allo stato, nonostante gli interventi effettuati, è ben lontana dall’essere superata.

Le problematiche principali riguardano i servizi sul territorio, in particolare quelli rivolti ai pazienti cronici, sia di tipo ambulatoriale che domiciliare, l’Ospedale di Acquapendente, disastrato sia sotto il profilo della struttura che della pianta organica, in particolare per quanto riguarda i medici, l’inadeguatezza dei Consultori di Acquapendente e Valentano.

In sostanza c’è bisogno di attuare una rete sanitaria che realizzi la piena continuità ospedale-territorio: le strutture territoriali rivestono un ruolo centrale nel contenimento dei ricoveri ospedalieri inappropriati.

Riconoscendo non solo formalmente ma anche nella sostanza all’Ospedale lo status di ospedale di zona particolarmente disagiata, attuando quanto prevede il decreto Balduzzi (decreto legge n. 158 del 13 settembre 2012, c.d. ”decreto omnibus” per la sanità):

“In questi presidi ospedalieri occorre garantire una attività di pronto soccorso con la conseguente disponibilità dei necessari servizi di supporto attività di medicina interna, di chirurgia generale ridotta. Sono strutture a basso volume di attività con funzioni chirurgiche non prettamente di emergenza, con un numero di casi troppo basso per garantire la sicurezza dei ricoveri anche in relazione ai volumi per il mantenimento dello skill e delle competenze e che incidono pesantemente sulle tipologie di investimento richieste dalla sanità moderna, devono essere integrati nella rete ospedaliera di area disagiata e devono essere dotati indicativamente di:

  • un reparto di 20 posti letto di medicina generale con un proprio organico di medici e infermieri;
  • una chirurgia elettiva ridotta che effettua interventi in Day surgery o eventualmente in Week Surgery con la possibilità di appoggio nei letti di medicina (obiettivo massimo di 70% di occupazione dei posti letto per avere disponibilità dei casi imprevisti) per i casi che non possono essere dimessi in giornata; la copertura in pronta disponibilità, per il restante orario, da parte dell’equipe chirurgica garantisce un supporto specifico in casi risolvibili in loco;
  • un Pronto soccorso presidiato da un organico medico dedicato all’Emergenza-Urgenza, inquadrato nella disciplina specifica così come prevista dal D.M. 30.01.98 (Medicina e Chirurgia d’Accettazione e d’Urgenza) e, da un punto di vista organizzativo, integrata alla struttura complessa del DEA di riferimento che garantisce il servizio e l’aggiornamento relativo.

E’ organizzata in particolare la possibilità di eseguire indagini radiologiche con trasmissione di immagine collegata in rete al centro hub o spoke più vicino, indagini laboratoristiche in pronto soccorso. E’ predisposto un protocollo che disciplini i trasporti secondari dall’Ospedale di zona particolarmente disagiata al centro Spoke o Hub. E’ prevista la presenza di una emoteca. Il personale deve essere assicurato a rotazione dall’ospedale hub o spoke più vicino.”

Per affrontare in concreto questi temi si ritiene opportuno convocare una Conferenza dei servizi con la ASL di Viterbo, la Regione Lazio e i Comuni dell’Alta Tuscia Laziale.

Infatti, ad integrazione delle azioni che potranno essere avviate nell’ambito del Comitato ristretto dei sindaci, ove è membro il Sindaco di Acquapendente, si ritiene che, in considerazione delle peculiarità e specificità delle problematiche dell’Alta Tuscia (zona disagiata), sia necessario un confronto specifico con tutti i soggetti interessati.

Lettera alla Prefettura di Viterbo sull’emergenza migranti

Comunità Montana Alta Tuscia

Alla Prefettura di Viterbo

Dott.ssa Rita Piermatti

Oggetto: accoglienza cittadini stranieri richiedenti protezione internazionale nei Comuni dell’Alta Tuscia

I Sindaci dei Comuni dell’Alta Tuscia, per il tramite del Presidente di questa Comunità Montana, consapevoli delle scelte operate dal Governo in materia di accoglienza e condividendo lo spirito umanitario di tali scelte, manifestano il loro sconcerto e disappunto per le modalità che codesta Prefettura sta applicando nella gestione dell’accoglienza dei cittadini stranieri richiedenti protezione internazionale.

Da Luglio 2016 è infatti ininterrotto il flusso di migranti che vengono inviati in questo territorio senza la minima informativa e concertazione con i Sindaci, in spregio alle più elementari regole di leale collaborazione.

Risultato di questo modus operandi è l’assoluta incongruità del numero di migranti (oltre 350) rispetto alla popolazione residente dei comuni interessati, con una percentuale di circa il 3%, superiore di dieci volte il limite individuato nel protocollo d’intesa tra Governo e ANCI, presentato dal Sottosegretario Domenico Manzione durante l’incontro di Viterbo del 4 ottobre scorso.

Peraltro, la sistemazione di queste persone richiedenti asilo, gestita da società private con evidenti finalità di lucro, avviene, il più delle volte, in strutture inadeguate, con caratteristiche molto al di sotto degli standard di abitabilità.

Si ritiene che la modalità sin qui utilizzata non sia rispettosa delle comunità di quest’area, già provata dagli eventi sismici di questi ultimi mesi e da anni impegnata in un lento e difficile cammino verso un modello di sviluppo che vede nel turismo il perno fondamentale. Per altro verso, la stessa modalità non consente di garantire sistemazioni dignitose a questi migranti, letteralmente stipati in fabbricati quantomeno inadeguati.

Si chiede pertanto, che si attuino immediati correttivi alle procedure utilizzate da codesta Prefettura, a partire da una distribuzione più equa sul territorio provinciale, che tenga conto di adeguate valutazioni di congruità rispetto alla popolazione residente. Inoltre, si chiede che siano attivati specifici controlli sulle strutture proposte dai privati, circa il rispetto dei normali parametri di sicurezza e delle condizioni igienico-sanitarie con cui i cittadini stranieri vengono ospitati.

Il Presidente