Terni, Museomix: creatività al lavoro al Caos

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(NewTuscia) – TERNI – Dall’11 al 13 novembre anche a Terni prende vita Museomix, una gara creativa che coinvolge 17 luoghi del mondo. Quattro i musei che hanno voluto essere pionieri e testare questo format già collaudato in altri Paesi: il museo Tolomeo di Bologna, il museo Carlo Zauli di Faenza, il museo del Risorgimento e della Resistenza di Ferrara e il CAOS – centro arti opificio Siri – di Terni. Per tre giorni lavoreranno in squadra comunicatori, designer, maker, programmatori informatici, esperti delle collezioni e mediatori culturali, riuniti in équipe da sei persone, con competenze diverse nel museo con l’obiettivo di trasformarlo in un’officina in cui si progettano e realizzano strumenti innovativi di mediazione, utili a migliorare la fruizione e coinvolgere nuovi pubblici.
Museomix è anche un evento culturale collaborativo e una comunità internazionale che attraverso il lavoro di squadra sviluppa proposte innovative e crea prototipi, da far testare al pubblico. Tecnologia, partecipazione e creatività sono gli ingredienti principali di questa comunità che sta lavorando da oltre un anno per sperimentare un nuovo modo di vivere il museo e di cui si potrà avere un assaggio il prossimo fine settimana. Tutta la macchina organizzativa si attiva per arrivare a installare i prototipi ed accogliere il pubblico, chiamato a sperimentarli, l’ultimo giorno, domenica 13 novembre dalle ore 16.
“Tra gli obiettivi – dichiara Indisciplinarte, impresa culturale che gestisce gli spazi museali –  il più concreto ed evidente è quello di dotare il museo di nuovi strumenti tecnologici o percorsi di visita creativi e animati che ne possano migliorare la fruibilità (nelle edizioni passate si sono sviluppati prototipi che sfruttavano, tra le altre cose, realtà aumentata, ologrammi, riproduzioni audio-video, piattaforme Arduino, beacon…). Scopo dei tre giorni è rendere sempre più interattivo l’approccio con le collezioni. Ma un museo che decide di farsi “remixare”, mira anche a un risultato a più lungo termine: sperimentare un nuovo modo di vivere spazi e collezioni, aprirsi al confronto con nuovi professionisti”.

Ogni giorno dalle ore 18 saranno disponibili sui canali YouTube “Museomix Italia” e “Mixroom museomix” brevi video da tutti i musei partecipanti a livello internazionale, che raccontano la giornata appena trascorsa. Inoltre, seguendo su Facebook, Twitter e Instagram gli hashtag #museomix, #museomixIT16, #museomixBO, #museomixMCZ, #museomixFE, #museomixCAOS, sarà possibile essere sempre aggiornati sui remix in corso.

Marco Cecconi (Fdl-AN):”L’Asm a rischio svendita”

La dichiarazione del presidente del gruppo consiliare di Fratelli d’Italia in seguito al suo stesso atto di indirizzo

“Le contraddittorie risposte dell’assessore Bucari all’atto di indirizzo con il quale ho chiesto che la pubblica illuminazione non venga sottratta all’Asm confermano il pressapochismo di una gestione che rischia di abbandonare l’azienda alla deriva del depauperamento e della svendita”. Lo scrive in una nota diffusa stamattina Marco Celestino Cecconi, presidente del gruppo consiliare di Fratelli d’Italia a Palazzo Spada.
“Da un lato infatti la giunta, per bocca di Bucari, insiste almeno a parole in un percorso di esternalizzazione del servizio tramite gara europea, dall’altro nel piano aziendale dell’Asm presentato dalla stessa giunta in consiglio, la pubblica illuminazione continua ad essere ricompreso – più che giustamente – nel core business della Multiservizi. Nel mezzo, un pasticciaccio di nuove imprese create ad hoc da ex notabili del partito democratico (e relativo cerchio magico) proprio per aggiudicarsi questa fetta della torta-ASM”.
“Se questo è il percorso che dovrebbe portare all’ingresso di privati nella compagine azionaria dell’azienda  – scrive ancora – i motivi di preoccupazione sono troppi. Non si vende un gioiello di famiglia quando alle porte ci sono i debitori e cioè quando, per dirla in altri termini, lo stato di predissesto di Palazzo Spada comporta un urgente e disperato bisogno di liquidità, ovvero un disperato bisogno di fare cassa. E non si vende un bene con la prospettiva concreta di ricavarne il prezzo più giusto, dopo che si è fatto di tutto – com’è nel caso della pubblica illuminazione ma non solo – per svalutare questo bene sottraendogli pezzi su pezzi a vantaggio di qualche altra partecipata vecchia o nuova, carrozzoni di partito tutti fallimentari e quindi costosissimi per i contribuenti.
Oltretutto, sempre a proposito di debiti, quelli che il Comune ha accumulato in questi anni proprio nei confronti dell’Asm – di cui il Comune è proprietario attualmente al 100% – ammontano a milioni e milioni di euro: fatto che risulta essere determinante nelle difficoltà di un’azienda la quale ha invece bisogno (tanto più nel caso si intenda cederne una quota) della massima solidità e della più ampia capacità di investimenti.
Primo, Palazzo Spada saldi i propri debiti con l’ASM. Secondo, provveda ad incrementare al massimo il valore dell’azienda, implementandone i servizi e la conseguente possibilità di accesso anche a finanziamenti esogeni. Su tutto, Di Girolamo, Bucari e compagnia rinuncino – sulla pelle dell’Asm e di chi ci lavora – ai soliti giochetti spartitori che sono all’origine dell’ennesimo esempio di malgoverno clientelare qual è il caso-pubblica illuminazione. Delle future strategie per l’Azienda si potrà utilmente parlare solo dopo che saranno state assicurate queste condizioni”.

Thomas De Luca (M5S): “Il via libera alla svendita dell’Asm serve solo per fare cassa”

Durante la conferenza stampa la richiesta di un incontro pubblico con il capogruppo del PD Cavicchioli per spiegare ai cittadini le ragioni della scelta

In riferimento alla conferenza stampa di questa mattina del  Movimento 5 Stelle sulla situazione e le prospettive di Asm Terni Spa il consigliere Thomas De Luca ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Nella seduta di Consiglio comunale di lunedì 7 novembre, il Partito Democratico ha approvato il via libera alla svendita dell’Asm.

L’atto così votato, come successo ad esempio per l’affidamento dei parcheggi di superficie a Terni Reti, costituisce il passe-partout per azioni esecutive da parte della giunta già in data odierna. Quello che è accaduto lunedì costituisce il completamento del processo di privatizzazione già segnato dal piano di razionalizzazione delle partecipate che prevedeva la possibilità di cessione del 40%. Ci si nasconde dietro a giochi di parole, controsensi e bi-pensiero. Svendere per rafforzare, privatizzare per difendere la proprietà pubblica. C’è solo la parola “privatizzazione” per descrivere il processo che sposta il controllo di acqua, gestione dei rifiuti e infrastrutture strategiche dalle mani dei cittadini ternani alle multiutility del partito.
Proprio in tal senso giungono voci, ormai quasi certezze, che ad essere interessato all’acquisto sia uno dei quattro player italiani: il gruppo Hera. Come? Attraverso un processo di vendita diretta o di aggregazione con la multiutility delle Marche, la Marche Multiservizi SpA che è per il 49,59 per cento di proprietà di Hera.

Il governo 5 stelle a Roma rende “instabile” la governance e il controllo del Partito Democratico su ACEA e per questo la conca terra di confine è il primo avamposto della nuova “era” di Hera. Tutto si incrocia perfettamente con il nuovo disegno macroregionale della Marini, Toscana-Umbria-Marche spazio vitale su cui vantare il diritto di un legittimo controllo territoriale. L’azienda costruita con sacrificio dai ternani verrà quindi fagocitata da un colosso, spostando il baricentro decisionale sul destino dei lavoratori, dell’azienda e quindi della città a centinaia di chilometri dalle nostre teste.

Il Capogruppo del PD Andrea Cavicchioli ha affermato durante la discussione di lunedì che il ruolo del Comune deve essere distinto ed estraneo alle scelte aziendali dell’ASM. L’ingerenza del pubblico quando coincide con gli interessi del partito non sembra preoccuparlo. Dov’era Cavicchioli quando l’ASM fu trasformata in “azienda non sindacalizzata ma politicizzata”? Quando avvenivano i fatti descritti nella sentenza ASM non era forse presidente della Provincia di Terni? Non ricopriva forse un ruolo apicale nella maggioranza, tale da far sentire la propria voce di fronte a questa degenerazione.

Ciò che il capogruppo del PD indica come effetto collaterale della gestione pubblica è il fallimento di una classe dirigente. Invitiamo quindi il capogruppo ad un confronto in piazza per sostenere le ragioni della privatizzazione davanti ai lavoratori, per spiegare la sua verità storica sulla genesi dell’accaparramento delle nostre aziende pubbliche e dei nostri beni comuni a partire dall’acqua con la costituzione della SII, passando per il disastro del trasporto pubblico locale con ATC fino ad arrivare all’emergenza rifiuti. La svendita dell’ASM, al contrario di quanto affermato dal Partito Democratico è l’ultima ancora di salvataggio per questa maggioranza di fronte al dissesto finanziario dell’ente.

Fare cassa non agendo direttamente sulla richiesta predissesto ma attraverso una “partita di giro” colmare la voragine di debiti nascosta tra l’azienda e il Comune. Una scelta dettata dall’istinto di sopravvivenza di una classe politica al capolinea. Noi abbiamo la responsabilità e il dovere di pensare al futuro perché non abbiamo nulla da nascondere del nostro passato. Per questo chiediamo a tutte le forze civiche, sociali e politiche della città di collaborare, di aiutarci a fermare la svendita di ASM, a prescindere dall’appartenenza, facendo ognuno la propria parte per impedirla. Approfondite, raccontate, facciamo sentire la pressione sul sindaco e sulla giunta facendogli capire che i ternani non sono disposti a cedere i propri diritti per difendere gli interessi del Partito”.