Consiglio comunale Perugia: approvata la pratica concernente la gestione degli impianti sportivi con relative variazioni al bilancio

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(NewTuscia) – PERUGIA – Il Consiglio ha approvato, con 18 voti a favore (17 maggioranza e Arcudi) e 9 astenuti (opposizione), la preconsiliare 106/2016 concernente i provvedimenti in ordine alla gestione dei tre impianti sportivi polifunzionali (Evangelisti, Pellini e Santa Giuliana) con relative variazioni al bilancio di previsione e modifica al Pti 2016-2018.

L’atto fa seguito alla recente approvazione da parte del Consiglio comunale della modifica al “Regolamento sulle modalità di affidamento degli impianti sportivi di proprietà del Comune di PePERUGIArugia”, con cui è stata introdotta la possibilità di gestione diretta degli stessi.

Con la preconsiliare in oggetto, illustrata dall’assessore Prisco, continua il percorso avviato con delibera interna di giunta dello scorso 7 settembre, quando l’Esecutivo aveva dato mandato all’U.O. edilizia scolastica e sport di valutare la fattibilità e convenienza di una gestione diretta degli impianti succitati, “visti i buoni risultati conseguiti durante il periodo di gestione istituzionale nel corso dell’espletamento delle procedure di assegnazione della concessione, dopo che la Darvin aveva riconsegnato in anticipo gli impianti”.

Con la preconsiliare, tecnicamente, è stata approvata, innanzitutto, la relazione degli uffici da cui emerge che una gestione diretta degli impianti in oggetto determinerebbe un risparmio di circa 21mila euro annui rispetto all’attuale gestione Kronogest e di circa 59mila euro se rapportato al precedente affidamento (Darvin). Il tutto confermando le tariffe calmierate comunali vigenti dal 2005. Va detto che gli introiti sono stati stimati in maniera prudenziale, ma sulla base dei dati storici.

Nel merito la gestione diretta verrà realizzata secondo il seguente schema.

L’attività di gestione e concessione degli spazi (rapporti con società e fruitori, riscossione tariffe, rapporti con gli Enti, etc.) sarà svolta direttamente dagli uffici comunali.

Si utilizzerà, invece, per la conduzione delle strutture (apertura e chiusura al pubblico, pulizia, custodia, ecc.) l’estensione, entro il quinto d’obbligo, del contratto già in essere tra l’Amministrazione comunale e l’Ati (formata dalla Cooperativa Servizi Associati e dalla Decoro Urbano Scarl) concessionaria dei servizi cimiteriali, dei servizi di decoro urbano e dei servizi di manutenzione ordinaria degli edifici decentrati, del centro storico ed immobili cimiteriali.

Nel contempo, ai fini della tutela dei livelli occupazionali, l’A.t.i. concessionaria del “global service” ha già manifestato il proprio impegno a garantire il mantenimento di tutti gli addetti attualmente impiegati. L’offerta a tal proposito presentata dall’Ati per l’estensione del servizio appare del tutto congrua.

Sotto il profilo contrattuale-giuridico, il rapporto in essere con l’attuale concessionario (Kronogest) potrà essere risolto, ai sensi dell’art. 28 del capitolato di gara, secondo cui: “l’Amministrazione comunale potrà recedere unilateralmente dal rapporto, senza risarcimento danni, per motivi di pubblico interesse”.

La possibilità di conseguire ulteriori risparmi gestionali (da reinvestire sulle strutture e sui servizi ai cittadini), la possibilità di essere garanti di un uso polifunzionale e complesso delle strutture nonché la necessità di intervenire già da quest’anno con importanti interventi di rifunzionalizzazione di tutti e tre gli impianti stessi impongono all’amministrazione una scelta di questo tipo acquisendo la completa disponibilità degli immobili.

L’operazione in atto, inoltre, determina la necessità di apportare alcune variazioni di competenza e di cassa al bilancio di previsione 2016-2018, con riguardo al contributo delle Regione di 300mila euro per la manutenzione dell’Evangelisti (annualità 2016 anche del Pti), ed ai maggiori incassi dovuti alla gestione diretta: Si modificano anche le voci di spesa dovute al pagamento delle utenze ed all’aumento del contratto relativo alla Servizi Associati.

Prisco ha comunque evidenziato che le variazioni suddette hanno un effetto sostanzialmente neutro sul bilancio, essendo le spese già state in precedenza preventivate anche se in forma diversa (contributo al concessionario).

Favorevole il parere del Collegio dei Revisori dei Conti.

Prisco ha ricordato inoltre che la variazione di bilancio concerne, di fatto, solo le maggiori entrate (contributo della regione per l’Evangelisti e incassi diretti) e non le uscite, in quanto le stesse erano già previste seppur in altra forma (contributo al concessionario).

Quindi variazione neutra che non determina alcun effetto peggiorativo per le casse dell’Ente.

In merito all’art. 28 del capitolato, l’assessore ribadisce che si tratta di una clausola che ha valenza di diritto pubblico e privato. Di diritto pubblico in quanto legata al concetto di interesse pubblico, connesso non tanto al possibile risparmio, ma alla necessità di garantire un servizio rivolto alla collettività, ossia favorire l’attività sportiva.

Ma la clausola è anche di diritto privato perché i partecipanti al bando l’hanno accettata essendo contenuta negli atti di gara (capitolato).

Sul quinto d’obbligo, Prisco conferma che tale principio è stato valutato con attenzione. Peraltro si tratta di una modifica minimale all’incarico globale assegnato all’Ati e concerne servizi (apertura, chiusura, pulizia ecc.) del tutto omogenei con quelli che la Servizi associati già svolge.

In merito ai rapporti con Kronogest, infine, Prisco ha riferito che, nel momento in cui l’Amministrazione ha inteso procedere ad una valutazione della gestione diretta, ha prontamente informato il concessionario di questa ipotesi. Peraltro è evidente che, avendo Kronogest l’affidamento di strutture di proprietà del Comune, i contatti tra gli uffici dell’Ente ed il privato sono stati in questi mesi continui e costanti.

I consiglieri hanno posto in avvio alcune domande. Bori ha chiesto di sapere se il contratto con Kronogest è stato firmato ed in caso positivo se sia già stato rescisso.

Rosetti ha chiesto di sapere se Kronogest abbia già trasmesso una lettera di formale rinuncia ad ogni pretesa. Perari se anche con le altre partecipanti alla gara siano stati regolati i rapporti. Arcudi ha chiesto di conoscere le tempistiche.

L’assessore Prisco, rispondendo ai quesiti, ha sottolineato che il contratto non è stato mai firmato, anche perché nelle more si è avviata una riflessione di carattere diverso.

Peraltro con l’affidamento provvisorio per giurisprudenza costante si è attivato un rapporto identico a quello conseguente alla sottoscrizione del contratto.

L’assessore precisa che si è invocata l’adozione dell’art. 28 del capitolato, perché, essendo stato inserito nella gara, lo stesso ha assunto il valore di clausola di diritto sia pubblico che privato. In ogni caso il Comune eserciterà la sue facoltà indipendentemente dalle intenzioni del gestore che, comunque, ha già confermato con una nota la disponibilità a rimettersi alle decisioni dell’Ente. Il rapporto comunque non è stato ancora risolto, essendo necessaria la preventiva delibera del Consiglio  comunale.

Infine nessun problema con gli altri partecipanti alla gara, visto che nel caso di specie si applica un istituto giuridico diverso dalla risoluzione in danno.

L’Amministrazione si attiverà da subito per riprendere la disponibilità degli impianti. E’ plausibile credere che ciò avverrà dall’inizio del 2017.

INTERVENTI

La consigliera Rosetti ha confermato che la preconsiliare è nata confusa e proseguita in modo poco chiaro. La scelta di risolvere il contratto nelle modalità spiegate lascia molte perplessità, perché non sono chiari i principi su cui si fonda (rapporti con le società sportive, eventuali risparmi ecc.) e perché gli stessi non sono sopravvenuti, ma noti ab origine.

Risultano parimenti evidenti le contraddizioni anche in merito alle previsioni economiche illustrate nella relazione. Dubbi emergono, altresì, sull’estensione del quinto d’obbligo con la Servizi Associati che si basa su aspetti discutibili, riguardando peraltro servizi diversi da quelli già affidati dal Comune. La capogruppo M5S inoltre ha detto di non condividere il modus operando seguito, ossia il voler far passare una decisione di giunta per una scelta operata dal Consiglio comunale, così come la richiesta di approvare la relazione degli uffici.

Restano perplessità poi sui futuri rapporti con Kronogest; pur avendo il gestore confermato una certa disponibilità a rimettersi alla decisione del Comune, tuttavia vi sono dubbi sul fatto che l’azienda intenderà uscire senza ottenere alcun tornaconto.

Infine, cosa ritenuta da Rosetti anomala, nella preconsiliare si invita il Consiglio a dare mandato agli uffici di procedere oltre con questa iniziativa; ciò rischia di andare in potenziale conflitto con eventuali future azioni che l’Assise volesse assumere. Insomma una sorta di atto di governo richiesto non all’Esecutivo, come sempre avviene, ma al Consiglio.

Per tutte queste ragioni Rosetti ha preannunciato un voto di astensione.

Anche secondo Mencaroni sull’operazione permangono molteplici dubbi, in quanto molti aspetti sono ancora oggi poco chiari. Cosa accadrebbe, ha chiesto il capogruppo Pd, se Kronogest decidesse di non recedere opponendosi all’azione del Comune?

Parimenti quale sarà il futuro dei lavoratori oggi impiegati?

Mencaroni ha concordato con Rosetti sulla debolezza dei principi connessi all’interesse pubblico invocato nell’atto, ma, in generale, sulla mancanza di trasparenza.

Anche il Pd, pertanto, ha preannunciato un’astensione.

Sorcini ha segnalato che ci sono voluti due mesi per licenziare una pratica come quella in esame, anche a causa del forte ostruzionismo dell’opposizione, cui ha chiesto, di conseguenza, di stare con i piedi per terra. Consapevole delle difficoltà cui i cittadini giornalmente vanno incontro, il consigliere di FI ha rivolto un invito affinché la politica apporti un contributo sostanziale alle esigenze delle persone.

Bori ha ricordato come i due mesi di dibattito siano stati necessari perché inizialmente l’Amministrazione ha cercato di portare in Consiglio un atto illegittimo, poi ritirato. Evidentemente c’era un errore a monte. Oggi – ha sancito il consigliere Pd – si parla dei tre impianti cittadini più importanti, essendo molto utilizzati da società sportive, scuole e cittadini. “Credo che su questo tema la maggioranza debba fare mea culpa, tenuto conto di quanto accaduto: gara, assegnazione, ed oggi revoca a distanza di soli sei mesi”.

Bori ha chiesto di sapere cosa sia accaduto in questo lasso di tempo per far recedere il Comune dalle scelte originarie, visto che era ben nota a tutti l’inesperienza di Kronogest, società creata proprio per partecipare al bando. Il consigliere ha detto di condividere la volontà di togliere la gestione a Kronogest, essendosi rivelata inadeguata, ma non il modus operandi seguito: per Bori non c’è alcun interesse pubblico sopravvenuto, ma solo una scelta politica che va a sconfessare quanto fatto finora.

Arcudi ha preso atto del fatto che il centro-destra ha deciso di condividere la posizione espressa dal centro-sinistra mesi fa. Una posizione che l’opposizione aveva avanzato per tutelare l’interesse pubblico ed un patrimonio della città, come sono gli impianti sportivi.

La vicenda – secondo il capogruppo Sr – certifica quindi l’inadeguatezza dell’Amministrazione sull’ennesimo tema importante gestito male.

Era chiaro, infatti, fin dall’inizio come Kronogest fosse soggetto inadeguato, non avendo i requisiti adatti per gestire impianti di livello internazionale. Ciò ha finito per mettere in cattiva luce la città di Perugia su molti quotidiani nazionali.

Nel merito Arcudi ha detto di preferire la gestione diretta del Comune ad una gestione esterna così critica come quella attuale; ciò anche in considerazione del fatto che Kronogest non ha rispettato gli impegni assunti con l’offerta di gara (lavoratori).

L’auspicio ora è che Kronogest confermi la disponibilità a fare un passo indietro, come comunicato con una nota ed in commissione, in modo tale che l’Amministrazione possa riprendere la gestione degli impianti tutelando l’interesse generale.

Arcudi ha preannunciato, quindi, un voto a favore a patto che la maggioranza raggiunga la quota minima dei 17 voti.

Per Camicia la scelta che la maggioranza si appresta a fare trae le sue origini da molto lontano e risponde alle richieste formulate dal centro-destra già durante i governi cittadini del centro-sinistra. Sugli impianti sportivi – commenta il capogruppo Cor – i problemi sono annosi e derivano da precise responsabilità del centro-sinistra che mai si è accorto di quanto le cose non funzionassero a Perugia, a causa di un sistema macchinoso e cinquantennale.

“Nessuno, infatti, è mai stato secondo al centro-sinistra nel fare male le cose, specie in ambito sportivo: si pensi a quanto accaduto al nuoto ed alla pallanuoto, o alla Sirio o ancora si veda la situazione precaria in cui sono stati ridotti negli anni gli impianti sportivi”.

Ciò, a detta di Camicia, anche a causa della precedente gestione privata della Darvin, altamente discutibile.

Oggi invece l’Amministrazione sta cercando di mettere una toppa a questa situazione e lo fa in modo legittimo. Il quinto d’obbligo è, ad esempio, istituto legittimo, ma nel tempo dovrà essere rivisto, perché anche l’assegnazione alla Servizi Associati è figlia della sinistra ed andrebbe rimodulata. “La maggioranza sosterrà quindi la scelta dell’assessore Prisco e della Giunta; continueremo, infatti, a lavorare per raddrizzare una città che stava affondando”.

DICHIARAZIONI DI VOTO

Mencaroni ha ribadito che la maggioranza ha una visione distorta delle cose; per questo il voto non può che essere di astensione, ma per mero senso di responsabilità.

Giaffreda ha ricordato come il M5S abbia più volte in Commissione cercato di far capire come la pratica fosse ab origine illegittima; purtroppo per lungo tempo la maggioranza ha preferito procedere oltre con la forza dei numeri. Oggi è il momento che il centro-destra faccia mea culpa: il voto del M5S sarà di astensione in quanto, pur concorde col merito della pratica, il metodo seguito non è corretto e la variazione di bilancio immotivata.

Arcudi ha rivendicato la propria storia politica e l’azione svolta dal centro-sinistra per anni.

Prendendo atto del cambio di prospettive delle maggioranza, ha confermato il proprio voto a favore solo se non determinante per l’approvazione dell’atto.

 

CONSIGLIO COMUNALE/ VOTATA PER LA 2^ VOLTA LA PROPOSTA DI DELIBERA SULL’ABROGAZIONE DELL’ART. 24 DELLO STATUTO (CONSIGLIERE STRANIERO AGGIUNTO): L’ATTO TORNERA’ IN CONSIGLIO PER LA TERZA VOTAZIONE

Il Consiglio ha votato per la seconda volta la proposta di delibera presentata dal Consigliere Michelangelo Felicioni (Lega nord) sull’abrogazione dell’art. 24 dello Statuto Comunale.

Anche in questo caso, come nel corso della votazione nella seduta del 10 ottobre, l’atto non ha ottenuto il quorum richiesto (2/3) avendo ottenuto 18 voti a favore (maggioranza) e 9 contrari (opposizione). Pertanto l’atto verrà votato in Consiglio una terza volta: in tal sede sarà sufficiente la maggioranza semplice.

Nel merito con questa proposta il capogruppo della Lega Nord ha chiesto di abrogare di fatto la figura del consigliere straniero aggiunto.

Nelle premesse dell’atto, infatti, si segnala che il consigliere straniero aggiunto, ai sensi del regolamento del Consiglio comunale, ha diritto di parola durante le sedute ma non ha diritto di voto e non concorre a formare il numero legale. Secondo Felicioni, pertanto, l’istituto appare inutile; a parere dell’istante, infatti, la sede naturale per la discussione delle tematiche attinenti le comunità straniere è la Consulta.

Felicioni aveva chiarito in commissione che l’abrogazione dell’art. 24 comporterà di diritto la cancellazione degli articoli del Regolamento disciplinante il funzionamento della Consulta, recanti l’indicazione della nomina di presidente e vice-presidente alla carica di consiglieri stranieri aggiunti in Consiglio comunale.

Il Pd con Mencaroni ha chiesto al vice segretario generale un parere sulla prima votazione, ritenendo che in tal sede la pratica fosse stata respinta.

La dott.ssa Cesarini ha chiarito che la norma non stabilisce un quorum minimo per la prima votazione, ma solamente per la seconda (ossia la maggioranza semplice). Pertanto il voto espresso dal Consiglio il 10 ottobre non va interpretato come contrario, ma come mancato raggiungimento del quorum richiesto, con necessità di procedere alla seconda votazione odierna.

 

CONSIGLIO COMUNALE/ RESPINTO L’ODG DELLA CAPOGRUPPO M5S ROSETTI SUI SERVIZI ALL’INFANZIA

E’ stato respinto, con 11 voti contrari (maggioranza) e 6 a favore (opposizione) l’odg del capogruppo M5S Rosetti sui sevizi all’infanzia, con cui l’istante ha chiesto all’amministrazione di abbandonare i progetti di esternalizzazione essenzialmente basati sul fattore costo; di fare dell’investimento sull’infanzia e delle politiche per l’infanzia un punto cardine del proprio prosieguo di mandato; di ripristinare i fondi relativi alle attività extrascolastiche e di avviare un percorso partecipato per l’elaborazione di un nuovo piano di azione, che faccia propri i principi di cui in premessa e che ponga al centro la visione dei servizi educativi e all’infanzia quale bene comune da gestire in maniera condivisa.

Dal Consiglio Grande del 18 maggio scorso sul tema –sostiene la proponente- è emerso che i servizi all’infanzia rappresentano un bene comune che va gestito in maniera condivisa e che la partecipazione di tutti gli attori del sistema (ente pubblico, famiglie, utenti del servizio) è una risorsa per la società e per lo stesso sistema pubblico, nonché per la democrazia nel suo complesso. Si deve abbandonare la visione dell’Ente pubblico come intermediario tra il consumatore e l’impresa produttrice di servizi, che non veda nei servizi educativi e all’infanzia un mero prodotto da acquistare, ma la possibilità di manifestare una sua specificità, l’opportunità di attuare politiche ed investimenti sul capitale umano, sull’educazione delle persone, sulla crescita sociale e dell’integrazione, sulla salute, sulla capacità di condivisione, mettendo insieme molteplici risorse conoscitive e partecipative.

E‘ emersa, dunque, l’esigenza di ripensare la concezione di efficienza del servizio quando parliamo, come nel caso dei servizi educativi e all’infanzia, di servizi sociali a tutti gli effetti. In tali casi, l’efficienza non ha e non può avere una mera dimensione economica, in quanto il prodotto e il suo valore vanno ben al di là del mero costo della prestazione. Un esempio importante è dato dalla refezione scolastica, in cui è possibile attuare politiche integrate che vanno dalla partecipazione della cittadinanza e dal suo protagonismo, alla valorizzazione del territorio, al rispetto dell’ambiente, alla cultura alimentare, alla salute, all’alleanza educativa, alla solidarietà, alla pratica civile e democratica; tutti valori essenziali per una buona amministrazione, ma che non possono essere valutati con un parametro meramente economico, perché non sono beni oggetto di scambio sul mercato e perché il valore aggiunto a cui conducono in termini di benessere fisico, sociale, psicologico, di crescita, coesione e integrazione non è suscettibile di una esatta determinazione in termini economici, che pure vi è ed è rilevantissima.

I servizi educativi e all’infanzia sono fondamentali per rispondere alle esigenze della famiglia, per sostenere il lavoro femminile, per permettere alle persone di conciliare i tempi di vita e di lavoro; anche per questo, si rende necessario ampliare l’offerta dei servizi educativi e all’infanzia, di garantirne l’accesso a tutti, di sollecitare le famiglie a dare ai loro figli tale opportunità e di partecipare a tali servizi.

Altri punti emersi riguardano la qualità del servizio sotto tutti i profili, l’importanza di investire sull’infanzia, al fine di accrescere la competenze ed abilità dei singoli individui; la necessità di trasparenza e fruibilità da parte dei cittadini di tutte le informazioni sui servizi, la necessità di trovare risorse e spazio per le attività extrascolastiche, a cui tutti i bambini, senza differenziazione e senza sentirsi diversi, possano accedere; porre tra i principi cardine per ogni valutazione, analisi, programmazione dei servizi educativi e all’infanzia la visione corretta dei bambini e delle bambine quali soggetti di diritto, che vanno inseriti nei processi partecipativi e che hanno tra i propri diritti fondamentali la possibilità di fruire di servizi all’infanzia e quello ad una istruzione gratuita sino ad un certo grado; la necessità che il pubblico detenga la governance dell’intero sistema, che ne promuova la qualità e ne garantisca l’accessibilità. Una qualità che passa anche attraverso il rispetto delle condizioni di lavoro, delle opportunità formative e di crescita, nonché del trattamento economico per tutto il personale coinvolto nella gestione dei servizi.

“Il Comune di Perugia –sostiene Rosetti- sta ormai da tempo riorganizzando i servizi educativi e all’infanzia con una finalità che troppo spesso vede il solo parametro del costo fare da guida nelle scelte, con il conseguente impoverimento del progetto educativo e delle politiche sociali che andrebbero invece messe in atto. Il personale educativo è in una fase di transizione che necessiterebbe di una programmazione del fabbisogno in parte bloccata da progetti di esternalizzazione anch’essi guidati dal solo parametro del costo del servizio, mentre  l’ultimo affidamento del servizio relativo alla ristorazione scolastica ha, peraltro, dimostrato che le previsioni di risparmio non sono state realizzate. La necessità, chiaramente emersa dal Consiglio Grande del 18 maggio di dare voce a cittadini, genitori, educatori, ai bambini e alle bambine, agli esperti e portatori di bisogni e di esperienze, per l’elaborazione di un nuovo piano di azione, in termini di politiche per l’infanzia ha di fatto dato l’avvio ad una riflessione partecipata sullo stato dei servizi, sul loro futuro e soprattutto sulla loro portata strategica, condivisa dalla pressoché totalità degli interventi.

Il tema in oggetto – ha detto Giaffreda – è importantissimo per il M5S, ma viene purtroppo discusso a fronte della totale assenza dell’intera maggioranza. “Prendiamo atto che le pratiche di giunta sono per voi importanti, mentre odg su argomenti fondamentali come questo vengono tralasciati dal centro-destra”.

Anche Bori ha fatto notare come i banchi della giunta siano completamente vuoti, il sindaco assente, gli scranni della maggioranza abbandonati: non è questo – ha riferito – il modo per affrontare il dibattito su un argomento tanto sentito dai cittadini.

“I perugini vi chiedevano su questo tema La massima attenzione, ma la maggioranza ha preferito votare contro tutte le nostre proposte che andavano in tal senso”.

Bori ha preannunciato un voto a favore dell’odg del M5S ritenendo che lo stesso dia prospettive ad un servizio centrale, ma finora mal gestito.

Mencaroni ha sostenuto che l’opposizione sulla vicenda ha cercato di attivare un dibattito serio; purtroppo è mancato da parte della maggioranza ogni tipo di interesse, tanto è vero che il centro-destra non ha prodotto alcun atto o proposta.

L’importanza dell’odg – sostiene Pietrelli – deriva dal fatto che il M5S ha svolto appieno il proprio dovere istituzionale accogliendo le sollecitazioni emerse in sede di Consiglio grande. L’atto, dunque, merita rispetto perché è stato costruito in collaborazione coi cittadini. “Siamo costretti a malincuore a denunciare anche oggi la latitanza di sindaco, giunta e maggioranza: non capiamo quindi dove volete andare a parare, ma di certo è chiaro che si sta determinando una rottura con la città e si sta chiudendo ogni spazio di partecipazione”.

Rosetti ha ribadito che l’atto riporta in modo fedele quanto espresso dai cittadini nel Consiglio grande su servizi che sono strategici per Perugia.

A fronte di ciò, tuttavia, emerge una povertà ed incapacità dell’Amministrazione di recepire le sollecitazioni provenienti dalla gente, ossia la richiesta di cambiare passo, utilizzando un metodo diverso da quello applicato oggi e negli ultimi 10-15 anni.

Leonardi ha precisato che non è compito dei consiglieri di maggioranza presentare proposte “di governo” sul tema, perché vi è già una giunta, espressione del centro-destra, deputata a farlo. L’Esecutivo, peraltro, è da mesi impegnato in confronti e dibattiti costanti con i cittadini, in particolare i genitori, con cui si è costantemente incontrato.

 

“SUI SERVIZI EDUCATIVI E ALL’INFANZIA IL SINDACO ROMIZI SCEGLIE DI NON ESSERCI”/ COMUNICATO STAMPA DEI GRUPPI PD E SR

“Intendiamo stigmatizzare quanto avvenuto nella seduta del Consiglio Comunale tematico sui servizi educativi e all’infanzia dello scorso lunedì, a prosecuzione del Consiglio grande del 18 maggio.

Abbiamo lavorato a lungo con i comitati dei genitori per elaborare tre proposte concrete e migliorative dei servizi educativi e all’infanzia.

I nostri tre ordini del giorno sono stati respinti da una maggioranza abbandonata dal Sindaco Romizi, assente per tutta la durata del dibattito e al momento del voto, che ha scelto di rimanere defilato, affidando l’intervento della Giunta all’Assessore Waguè: come purtroppo in un copione già visto, le argomentazioni portate dall’Assessore sono state l’ennesima riprova della sua incompetenza, mista ad arroganza ed aggressività.

La presenza del Sindaco in aula sarebbe stata utile a comprendere finalmente la linea dell’Amministrazione sulle diverse questioni in discussione.

Dopo due anni e mezzo di governo, siamo costretti a sottolineare il peggioramento del servizio educativo e all’infanzia offerti dal Comune di Perugia.

Con la sua assenza, Il Sindaco ha perso un’altra grande occasione: non ha saputo cogliere il forte segnale scaturito dal Consiglio grande del maggio scorso, che aveva raccolto le preoccupazioni dei numerosissimi genitori intervenuti e che poteva certamente rappresentare una importante occasione di riflessione su questi temi.

Non conosciamo l’opinione del Sindaco nemmeno per quanto riguarda il concorso delle educatrici, per il quale auspichiamo venga fatta luce in sede di Commissione Controllo e Garanzia.

Non è dato sapere neanche quando e se verrà fatto una nuova gara per l’affidamento dei servizi di mensa: uno dei nostri ordini del giorno riguardava proprio il miglioramento del servizio di refezione scolastica prevedendo l’adozione nel nuovo bando delle nostre proposte, frutto del continuo confronto con il Coordinamento delle Associazioni dei genitori e dei Comitati per le mense.

Riteniamo inopportuno valutare tutto ciò che riguarda i servizi educativi solo in termini economici e di sprechi: proprio secondo questo ordine di idee, le nostre proposte intendevano portare ad un miglioramento generale del servizio, anche in termini di risparmio ed efficienza.

Ribadiamo ancora una volta quanto la gestione dei servizi educativi e all’infanzia da parte di questa amministrazione sia a dir poco fallimentare: il licenziamento delle educatrici degli asili nido con le insegnanti precarie che per la prima volta rischiano il lavoro, la completa esternalizzazione delle mense e, per la prima vota nella storia del nostro Comune, la chiusura degli asili (asilo nido di Collestrada).

La città di Perugia è stata sempre caratterizzata da un modello educativo e scolastico, nidi e materne, assolutamente all’avanguardia. Il futuro della nostra città dipende anche dalla educazione e dalla formazione che riusciremo a garantire ai nostri bambini.

Purtroppo la situazione che si è venuta a creare ha incrinato uno storico rapporto di condivisione tra il Comune di Perugia e i genitori dei bambini, con conseguenze negative che si ripercuotono sulla programmazione formativa ed educativa dei futuri cittadini di Perugia; da ultimo, non si sono verificati nemmeno gli auspicati e tanto annunciati risparmi.

In troppe occasioni questa Amministrazione ha dimostrato una scarsa capacità di programmazione ed oltretutto le decisioni intraprese, si veda il caso di Collestrada, sono state tutt’altro che condivise con la popolazione.

L’assenza di dialogo con le parti interessate è stata accompagnata da decisioni prese quasi di nascosto e da una volontà di proseguire per la propria strada senza nemmeno voler ascoltare i consigli, le necessità, le opinioni di utenti e operatori.

Tutto questo non siamo noi a sostenerlo, ma è la città stessa che lo denuncia avendolo potuto constatare direttamente sulla propria pelle”.

 

SODDISFAZIONE PER LA REVOCA DELL’INTERDITTIVA A GESENU/ NOTA DEL CAPOGRUPPO SR ARCUDI

“Esprimiamo grande soddisfazione per la revoca da parte della Prefettura dell’interdittiva Gesenu e del conseguente commissariamento. Tale notizia attesa e auspicata consente alla Gesenu di aprire una nuova fase ed alla città di Perugia azionista di Gesenu di guardare con più serenità al futuro. Un grande apprezzamento per l’impegno dei nuovi azionisti, del management e soprattutto dei lavoratori che pur in momenti di grande incertezza e difficoltà hanno continuato a credere nel futuro di Gesenu. Ora è necessario una nuova prospettiva di sviluppo che a partire da una adeguata pianificazione industriale e finanziaria e da una forte azione sulla qualità dei servizi erogati consenta alla Gesenu di competere e di vincere le nuove sfide che ci attendono”.