Donna muore per piaga decubito, un esposto nei confronti dell’ADI Assistenza Domiciliare della ASL di Viterbo e della Regione Lazio

Vittorina Nicodemi morì il 07/08/2012 dopo essere stata presuntivamente curata a domicilio per circa sette mesi da un’equipe di sanitari dell’ADI Assistenza Domiciliare Integrata della ASL di Viterbo capeggiati da un medico di medicina generale di Bassano Romano.

Il figlio, Giorgio Bernardi, non è convinto delle presunte cure praticate alla madre, scrive varie volte alla URP della ASL di Viterbo ed infine si reca dai Carabinieri NAS.

La donna 84enne improvvisamente viene ricusata – ovvero rifiutata quale Iscritta al Servizio Sanitario Nazionale – dal suo medico di medicina generale, senza fornire alcuna valida giustificazione.

Anche l’ADI potrebbe interrompere contrattualmente i suoi trattamenti ed inviare la Paziente in ospedale ma non lo fa, anzi l’infermiera dell’ADI dichiarerà a verbale ai NAS che “….la piaga era in fase di guarigione…..”.

La donna ha la febbre alta, per il medico di base e per i sanitari dell’ADI si tratta d’una banale influenza.

La donna, infine, grazie all’insistenza del figlio, è ricoverata in Ospedale a Bracciano ed ivi finalmente si scopre che la donna non aveva l’influenza bensì stava morendo a causa d’una infezione e la piaga di decubito – contrariamente a quanto affermato dall’infermiera dell’ADI – non era affatto in fase di guarigione bensì in pessime condizioni.

La donna in data 07/08/2012 muore ed Direttore Sanitario dell’Ospedale di Bracciano nell’AVVISO DI MORTE smentisce i sanitari dell’ADI scrivendo: “sepsi….piaga di decubito 4° stadio tallone destro infetto….”.

Orbene, lo stadio 4° è la peggiore condizione per le piaghe da decubito.

La donna era stata affidata alle cure dell’ADI a dicembre 2011, la piaga era incipiente, il 07/08/2012 nonostante le presunte cure la piaga era divenuta di stadio 4° ovvero il livello più grave.

Ma come fu curata la paziente?

Non si sa se e come fu curata la Paziente poiché l’ADI non ha redatto l’obbligatoria cartella clinica.

Non fu neanche acquisito il consenso informato dalla Paziente

I sanitari dell’ADI oggi sostengono che il consenso informato non fu acquisito poiché la Paziente non era in grado di comprendere, ma anche se ciò fosse stato vero la normativa vigente in tal caso impone che il medico si fermi ed avvisi il magistrato, nulla di ciò fu fatto e i sanitari dell’ADI proseguirono nei loro trattamenti sulla Paziente senza chiedere il consenso informato conducendola fino alla morte.

Se i sanitari dell’ADI avessero chiesto il consenso informato alla Paziente avrebbero dovuto informarla anche delle loro carenze strutturali.

Se, infatti, la Paziente fosse stata informata che l’ADI non aveva un parco veicoli adeguato a garantirgli puntuale assistenza a giorni alterni, così come richiedeva la piaga di decubito, la Paziente si sarebbe rivolta altrove.

Orbene, il figlio ha chiesto giustizia per il presunto omicidio della madre, ed al riguardo pendono una causa civile e nove procedimenti penali davanti al GIP Giudice per le Indagini Preliminari di Viterbo.

A tutto ciò si aggiunge ora una denuncia volta al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Roma nei confronti della REGIONE LAZIO UFFICIO REQUISITI AUTORIZZATIVI E DI ACCREDITAMENTO per presunta omissione rifiuto atti d’ufficio.

Il figlio, infatti, ha chiesto da diversi mesi al suddetto Ufficio, in modo reiterato e persino mettendolo in mora, di essere informato se l’ADI Assistenza Domiciliare Integrata della ASL di Viterbo fosse stata mai autorizzata dalla Regione Lazio.

Detta informazione non è però stata fornita, da qui la denuncia volta al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Roma.

Il figlio della deceduta Paziente si rivolgerà ora anche alla Corte dei Conti poiché le strutture sanitarie che esercitano l’ADI Assistenza Domiciliare Integrata ricevono finanziamenti pubblici dal Fondo della Non Autosufficienza tramite le Regioni.

I requisiti strutturali minimi che deve avere una struttura sanitaria per esercitare l’ADI Assistenza Domiciliare Integrata sono stati stabiliti dalla Regione Lazio con la Deliberazione Giunta Regionale n. 325 dell’anno 2008.

La Regione Lazio doveva concedere l’autorizzazione all’ADI della ASL di Viterbo dopo aver verificato l’esistenza di detti requisiti strutturali minimi, ma ciò non si sa se sia stato fatto poiché il competente Ufficio della Regione Lazio presuntivamente omette rifiuta risposta.

Detti requisiti sembrano comunque essere mancanti poiché è stata la stessa ASL di Viterbo a chiudere per inadeguatezza il poliambulatorio di Vetralla ove l’ADI aveva peraltro una sola stanzetta come sua sede, a diffondere le lettere un cui si ordinava di bloccare i veicoli in dotazione per carenza di gomme da neve – è noto che dal 15 ottobre al 15 aprile sulle strade della provincia di Viterbo i veicoli possono circolare unicamente se dotati di gomme termiche -.

E’ altresì dimostrato che nel caso della Signora Vittorina Nicodemi è stata omessa l’acquisizione del consenso informato e la redazione della cartella clinica – unico strumento probatorio delle eseguite cure -, così come doveva invece essere obbligatoriamente fatto in base al succitato DGR n. 325.

E’ per tutto ciò che il figlio della deceduta Paziente si rivolgerà alla Corte dei Conti, affinchè si accerti che non siano stati erogati finanziamenti pubblici ad una struttura sanitaria che presuntivamente non aveva titoli per beneficiarne.