Riprendere l’azione di recupero e rivalutazione del “carciofo ortano” come produzione tipica del territorio. A che punto è il progetto?

Stefano Stefanini

(NewTuscia) – ORTE – Le precedenti  amministrazioni comunale di Orte avevano lanciato il progetto di recupero e rivalutazione del “carciofo ortano”, una varietà del carciofo romanesco (Cynara cardunculus scolymus) che cresceva lungo il tratto del fiume Tevere che lambisce la cittadina e che negli anni si è differenziata grazie alle particolari caratteristiche climatiche diverse da quelle della zona romana.

Il carciofo ortano si è mantenuto per molti anni negli orti del paese dove gli anziani hanno continuato a coltivare la varietà per tramandarla alle nuove generazioni,affinché la valorizzassero adeguatamente. Questa “antica” coltura ben adattata all’ambiente dove si era diffusa si sta però perdendo a causa del fatto che la tradizione si è tramandata attraverso gli anziani senza una vera base scientifica e molto probabilmente la varietà di carciofo ortano si è imbastardita perché ibridata con cultivar commerciali più diffuse e diverse dalla locale.

Nonostante tutto la tradizione del carciofo ortano – si leggeva nel comunicato di presentazione dell’iniziativa da parte  di Alberto Del Lungo e di Barbara Vitali –  è rimasta e non è raro trovare in alcuni mercati del Lazio e dell’Umbria varietà di carciofo vendute come “carciofo ortano” che non provengono più dal nostro paese, ma che testimoniano, altresì, l’interesse per questa varietà e l’esistenza di possibili filiere di commercializzazione.

A tal fine, proseguendo il progetto già intrapreso, sarebbe opportuno sapere lo stato dell’arte e se   l’Amministrazione Comunale di Orte, sia stata nuovamente sensibilizzata da alcune aziende agricole, esperti del settore e privati cittadini ortani per rilanciare il “Progetto di recupero e rivalutazione del carciofo ortano”, volto alla individuazione di ciò che rimane della cultivar locale per selezionarla, rafforzarla geneticamente e introdurla di nuovo nel territorio della nostro comune.

Ricordiamo le fasi del progetto a carattere  scientifico: 1) l’indagine di campo per individuare le cultivar sopravvissute; 2) la caratterizzazione morfologica e genetica; 3) la propagazione; 4) l’iscrizione al Registro Volontario Regionale delle risorse genetiche animali e vegetali d’interesse agrario e zootecnico autoctone del Lazio 5) la reintroduzione e diffusione della cultivar sul territorio ortano per favorirne la commercializzazione.

Il progetto si è avvalso della collaborazione dell’ufficio Biodiversità dell’ARSIAL della regione Lazio, del Dipartimento per l’Innovazione nei sistemi Biologici, Agroalimentari e Forestali (DIBAF) dell’Università della Tuscia, di alcune Aziende Agricole locali e di esperti e professionisti locali fra cui Maria Chiara e Cristiana Orlandi della Società Agricola Castel Bagnolo,  Barbara Vitali dell’Azienda Bagnolese,  Federico De Santis, e Alberto Del Lungo, coordinatore tecnico scientifico del progetto.

Nel rilancio del progetto verrebbe confermato il supporto di tutti coloro che fossero interessati a collaborare, incluse le associazioni locali, le piccole e medie aziende agricole, gli esperti di settore, le scuole e tutti i potenziali soggetti interessati. La prima fase del progetto, infatti, prevedeva l’individuazione degli orti dove queste varietà si fossero mantenute e la collaborazione dei proprietari degli orti con i tecnici per effettuare rilievi sulle piante.

Il progetto del carciofo è prerogativa del territorio ortano e la sua rivalutazione oltre che essere una opportunità di recupero delle radici e della storia della nostra comunità mira a contribuire allo sviluppo di indotti economici legati alle filiere agricole e anche alla cultura gastronomica e al turismo del comune di Orte.

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