I 50 anni di La valle delle bambole

Federica Marchetti

(NewTuscia) – Oggi nessuno ricorda né nomina più Jacqueline Susann ma il suo best seller compie proprio quest’anno il mezzo secolo. il_ritorno_del_gn_2015_con_foto_1_201503241110711_vobttotxuimpp2kg8m00uchgbQuando uscì, nel 1966, La valle delle bambole fu un vero e proprio caso editoriale che cambiò per sempre la percezione del complicato e disperato universo femminile.

Oggi, dopo 30 milioni di copie vendute, La valle delle bambole è tra gli indimenticabili libri generazionali che hanno raccontato il punto di vista delle donne con le loro ossessioni e la paura di invecchiare. La sua autrice,

(1918-1974) aveva cominciato come cronista di moda ma poi aveva preferito la narrativa iniziando con il romanzo autobiografico del suo barboncino, Every Night, Josephine!. Dal quel tiepido successo era scaturito La valle delle bambole e tutto aveva assunto una luce nuova. Per Truman Capote Jacqueline Susanne detta Jackie era l’autrice più volgare del mondo. Lei scriveva con l’inchiostro rosa e si paragonava ai classici. Per il suo editore era noiosa e indisciplinata ma ha dato una indiscutibile mano all’emancipazione femminile. Definita la prima regina della narrativa spazzatura nota anche come “sex and shopping”, la Susann avrebbe scritto altri due libri (The Love Machine e Once is not Enough) e sarebbe sopravvissuta a tutte le brutte versioni cinematografiche tratte dai suoi romanzi. Sposata con l’agente pubblicitario Irving Mansfield con cui ebbe Guy, un figlio autistico, e scampata alla strage di Charles Manson a Belair, Jackie morì a 52 anni nel 1974 di cancro all’utero. Per tutta la vita aveva avuto problemi di salute eppure aveva dato di sé l’immagine della diva che appariva in talk show e non si lasciava sfuggire comparsate nelle librerie d’America dove, entusiasta, firmava tutte le copie dei suoi libri.

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Jacqueline Susann

Sebbene dallo stile grossolano e audace, La valle delle bambole è considerato uno dei migliori best seller di tutti i tempi ma anche il primo romanzo sulla tossicodipendenza da barbiturici (in gergo “barbies” da cui l’allusione alle bambole del titolo). Lanciato come roman à clé che avrebbe spazzato via Hollywood, il libro si limitò a raccogliere i pettegolezzi che circolavano da tempo nel mondo del cinema e dintorni per raccontarli al resto del mondo. Tre ragazze alla volta di New York possono ispirare il libro più scandaloso della sua epoca: l’aristocratica Anne è indecisa se concedersi al miliardario, allo scrittore stallone o all’agente letterario, Jennifer lascia il marito per diventare attrice porno e Neely la showgirl fa solo scelte sentimentali sconsiderate. Non nello stesso ordine: una si suicida, una entra nel tunnel dell’alcol e della droga, una torna in provincia. All’epoca fu fatta un po’ di confusione tra personaggi e ruoli: Marilyn Monroe e Judy Garland furono viste come i modelli usati dalla Susann per imbastire la trama. Dopo di lei, Harold Robbins, Judith Krantz, Jackie Collins avrebbero raccontato di più spingendosi oltre il comune senso del pudore e preparando i lettori ai pruriti letterari futuri.

Ambientato nell’arco di vent’anni, il romanzo mescola sapientemente sesso, ricerca del successo, uomini sbagliati e abuso di sonniferi e anfetamine. Ovviamente la Susann dipinse un affresco parziale data l’ottica dei tempi ma per prima mise in scena quel mal di vivere che ancora oggi regna incontrastato nelle nostre vite.

Paragonato a Via col vento (per vendite) e a Peyton Place (per scandalo) La valle delle bambole, che all’epoca della sua uscita tutti vollero leggere di nascosto per poi gettarlo nella pattumiera sperando che nessuno li vedesse, oggi compie 50 anni e nessuno si scandalizzerà più a leggerlo perché di scandali e pillole ne è pieno il mondo.

 

Gaetano Alaimo

Direttore responsabile www.newtuscia.it

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