L’esperienza di Francesco d’Assisi che usò con l’islam le armi del dialogo e del rispetto reciproco

Stefano Stefanini

(NewTuscia) – VITERBO – Il Giubileo della Misericordia e il dialogo interreligioso e interculturale che si sta perseguendo oltre la crisi legata al terrorismo dell’Isis, ci invita alla riflessione ed all’approfondimento  del rapporto tra le religioni cattolica, le chiese cristiane  e l’Islam,  così come lo visse Francesco d’Assisi nel suo contesto storico, approccio che mantiene comunque un’attualità tutta particolare.

Padre Giuseppe Frasca, francescano e studioso di teologia oltre che di storia delle religioni,  tenne nel 2006 un ciclo di conferenze nella Tuscia viterbese sull’esperienza ed  messaggio che Francesco di Assisi indirizza ancora oggi, dopo otto secoli,  sul tema  dei rapporti con il mondo islamico.

I contenuti dell’intervista richiamano ovviamente  concetti di spiritualità e di dialogo interculturale  riconducibile sia  al XIII secolo che all’esperienza  dei nostri giorni.

 

Quale fu l’esperienza di Francesco d’Assisi per quanto riguarda i suoi rapporti con l’Islam?

Per comprendere l’esperienza di Francesco d’Assisi con i fratelli dell’Islam, occorre tener presente quella che fu la sua esperienza di Dio, in un ambiente dove si respirava aria di guerra e di Crociata. L’ideale cavalleresco e crociato, infatti, come per tanti ragazzi del suo tempo, apparteneva al giovane Francesco il quale non disdegnava, per una causa ritenuta giusta, l’uso delle armi.

Così, mentre si recava in Puglia per combattere a fianco del Conte Gentile e guadagnarsi sul campo il titolo di cavaliere, in un momento di sosta e di riposo, una particolare comunicazione di Dio, lo distolse da tale intento, proponendogli un altro ideale, alternativo a quello cavalleresco e crociato: vale a dire, l’ideale evangelico, come ci viene riferito dalle Fonti Francescane.

Francesco non rinunciò alla conquista a Cristo dei fratelli musulmani, egli desiderava ormai, come ricorda S. Bonaventura da Bagnoregio, dare la vita per i fratelli dell’Islam: per questo motivo, si era recato dal Sultano d’Egitto, tentando un dialogo con lui, senza però rinunciare ad un annuncio esplicito della fede cristiana.

E’ noto che Francesco fu uomo di pace, e sapeva benissimo che la bramosia delle ricchezze avrebbe portato all’uso delle armi e della violenza per difenderle, diceva, infatti: “se avessimo dei beni, dovremmo disporre anche di armi per difenderci. E’ dalla ricchezza che provengono questioni e liti, è cosi che viene impedito tanto l’amore di Dio quanto l’amore del prossimo.”

 

Tuttavia, in questo contesto crediamo opportuno rivolgerti la domanda: frate Francesco d’Assisi rinunciò totalmente alla possibilità dell’uso delle armi e della Crociata verso i fratelli dell’Islam ?

A questa domanda ci viene in aiuto la testimonianza, riportata nelle Fonti Francescane, di frate Illuminato, compagno di Francesco mentre egli tentava il dialogo e l’annuncio di Cristo a Melek el Kamel, sultano d’Egitto: alla critica di questi verso i cristiani che non rispettavano le parole di quelli che esortavano a non rispondere male per male e a non rifiutare neanche il proprio mantello a chi vuole portarlo via con la forza.

Francesco rispose, ricordando un altro passo del Vangelo dove si afferma di cavarsi persino gli occhi se questi sono di scandalo, e di interpretare tale passo nel senso che “se anche un uomo ci fosse amico o parente, dovremmo essere disposti a separarlo, ad allontanarlo, a sradicarlo da noi, se tenta di allontanarci dalla fede e dall’amore del nostro Dio.”

 

Due approcci paralleli: il dialogo in un approccio pacifico e l’uso delle armi  di fronte ad una islamizzazione forzata.

Quindi, in ultima analisi, Francesco attua contemporaneamente due approcci paralleli nei rapporti con i fratelli dell’Islam: il dialogo e l’annuncio di Cristo in modo pacifico e l’uso delle armi e della Crociata di fronte all’islamizzazione forzata.

Certo, tentando il dialogo Francesco mostrò, nei confronti dei suoi contemporanei, di avere un cuore libero da pregiudizi e dal peccato di odio, di vendetta e d’avidità di ricchezze: che sono come quella trave, di cui parla Gesù nel Vangelo, che impedisce di vedere anche le cose positive nell’altro.

Francesco dall’esperienza con i fratelli dell’Islam ne esce arricchito: da essi, infatti, senza pregiudizi accoglierà l’usanza di ricordare al popolo, attraverso il Muezzin, di lodare Dio, usanza che proporrà a tutti i governanti, nella forma dell’istituzione di un banditore pubblico che ricordi al popolo, in momenti della giornata prestabiliti, la lode di Dio.

 

Da quest’esperienza di Francesco d’Assisi, quale suggerimento noi possiamo cogliere, oggi, per il dialogo con l’Islam?

Il primo suggerimento credo sia quello di un  atto di rispetto della fede dell’altro, senza rinunciare, tuttavia, all’annuncio esplicito del Vangelo.

Certo occorre comprendere bene la propria identità cristiana, conoscere bene il mistero di Cristo e saper spiegare il perché in Lui ogni uomo può raggiungere una pienezza di fede. Ad esempio, i fratelli dell’Islam riconoscono Gesù come un profeta: si può, qualora vi fosse un musulmano pronto ad ascoltare, spiegare che Cristo ha mostrato di essere non solo un uomo, ma anche il Figlio di Dio, poiché ha donato la vita, in un modo diverso da quello degli uomini.

Un secondo suggerimento nel dialogo con gli islamici è quello di pensare che non può bastare solamente un discorso intellettuale, ma occorre la conquista del cuore del fratello.

Francesco, mostrando di esser pronto di passare sul “fuoco per la salvezza del Sultano, fa sentire la presenza amorosa di Dio”.

La fede non si trasmette solo con le parole o può essere imposta con la forza e la violenza, ma occorre soprattutto la conquista del cuore, attraverso l’amore: sull’esempio di Cristo che  donando la sua vita sulla Croce mira a toccare i cuori cercando così d’attrarre tutti a

L’ultimo suggerimento è quello di formarsi un cuore senza pregiudizi o interessi personali, che sappia quindi cogliere concretamente quegli elementi significativi presenti nell’Islam.

Il vero dialogo è arricchimento: chi dialoga sul serio ha proprio il meglio dell’altro.

Ed il segno dell’essersi arricchiti veramente dei doni dell’altro è il fatto di volerli, a loro volta, proporre e comunicare agli altri: come fu per Francesco d’Assisi che accolse e propose ai governati di istituire un banditore che ricordasse al popolo di lodare Dio.

Proposta, su cui, in queste battute conclusive, ci si consenta, per scendere all’attualità, noi vogliamo fermare la nostra attenzione: poiché forse proprio dai fratelli dell’Islam oggi possiamo raccogliere, come elemento positivo, salvaguardando la giusta laicità dello Stato, l’istanza che vede i governanti farsi carico di proposte di valori che hanno anche sullo sfondo una valenza religiosa.

Se il fenomeno religioso, a detta di chi lo studia, accostandosi ad esso senza pregiudizi o ideologie di sorta, è un fenomeno che accompagna l’uomo, anche nella sua dimensione di laicità, perché, dunque, si dovrebbero escludere dalla vita pubblica i valori religiosi ? Perché un governante non dovrebbe farsi carico anche di promuovere tali valori? L’uomo “medievale” Francesco d’Assisi non era un “intellettuale”,  tuttavia credo che su questo punto egli abbia ancora qualcosa da dire a noi uomini del terzo millennio.