Ambiente. Tra i 5.627 piccoli comuni italiani i 35 della Tuscia viterbese

L’on. Mazzoli illustra il valore dei territori montani e rurali come qualificata identità italiana: per decoro urbano,  rifunzionalizzazione delle aree pubbliche, sulla sicurezza territoriale per nuovi modelli di welfare anche per i piccoli comuni  per una mobilità sostenibile e qualifica attività culturali ed educative

 

Stefano Stefanini

(NewTuscia) – VITERBO – Sul disegno di legge “Misure per il sostegno e la valorizzazione dei comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti e dei territori montani e rurali, nonché disposizioni per la riqualificazione e il recupero dei centri storici”,  approvato dalla Camera oggi,  l’intervento dell’on.  Alessandro Mazzoli è stato ch    “Questa legge di iniziativa parlamentare è frutto del dialogo e dell’ascolto tra i diversi gruppi parlamentari, attraverso l’unione delle proposte di legge degli onorevoli Realacci e Terzoni.

I 5.627 piccoli comuni ( tra cui i 35 dei 60 comuni della provincia di Viterbo) tornano al centro dell’attività parlamentare. L’on. Mazzoli illustra il valore dei territori montani e rurali come qualificata identità italiana: per decoro urbano,  rifunzionalizzazione delle aree pubbliche, sulla sicurezza territoriale per nuovi modelli di welfare anche per i piccoli comuni  per una mobilità sostenibile e qualifica attività culturali ed educative.

Lo stesso Mazzoli – parlamentare eletto nella circoscrizione della Tuscia e, lo ricordiamo già presidente della provincia di Viterbo, per cui conosce bene le realtà dei nostri piccoli comuni – ha riscontrato come sia la quarta volta che alla Camera si discuta di piccoli Comuni senza arrivare all’approvazione definitiva, perché è sempre mancato nelle scorse legislature il passaggio al Senato. Significa che il bicameralismo paritario incide sulla carne viva del Paese. Questo ritardo ha pesato e costituisce un problema: speriamo che questa volta il Senato raccolga la spinta di questo ramo del Parlamento”.

“Il ritardo –secondo Mazzoli – ha pesato per tre ragioni: in Italia i piccoli comuni con meno di 5.000 abitanti sono 5.627, il 70% del totale, ovvero il 54% della superficie del Paese per poco più di 10milioni di abitanti; questi territori inoltre sono una parte fondamentale dell’identità italiana, caratterizzati da un’elevata qualità della vita e da coesione sociale, un patrimonio storico, artistico paesaggistico di valore e da eccellenze del sistema produttivo; infine, se non si accorciano le distante tra i territori italiani la strada della ripresa resta in salita”.

Per inquadrare la portata e l’importanza del provvedimento che ci si augura sia presto approvato anche dal Senato  va tenuto presente che da tempo all’interno dell’Associazione dei Comuni Italiani ANCI,  i piccoli comuni hanno intavolato una battaglia per far valore le loro peculiarità amministrative e socio-economiche.

Sul fronte dei piccoli comuni, la Conferenza Stato-Città si è più volte occupata delle problematiche dei piccoli Comuni, recependo una richiesta avanzata dal presidente del Consiglio nazionale Anci, Enzo Bianco, e già formulata in occasione dell’assise dei piccoli enti nell’estate del 2015 a Cagliari.

“Il riconoscimento della peculiarità dei piccoli comuni  è molto importante, anche perché andremo a discutere non di semplici adempimenti amministrativi, ma di come si vive realmente sui territori dei piccoli Comuni”, aveva commentato il sindaco di Catania  Bianco al termine della riunione ricordando di aver recepito l’idea lanciata dal coordinatore Anci-piccoli, Massimo Castelli, e dal vice presidente Anci, Roberto Pella.

Per la prima volta un appuntamento della Stato-Città era stato interamente dedicato ai piccoli Comuni: discutendo di esigenze e soluzioni concrete, dalle problematiche dei servizi di base ai cittadini e delle scuole.

Lo scorso aprile 2016  era stato bandito un programma che destinava 500 milioni di euro per progetti di riqualificazione delle periferie urbane  delle città metropolitane e dei capoluoghi di provincia, lasciando senza risorse aggiuntive e qualificanti i comuni più piccoli, spesso destinati a declino demografico e della qualità della vita .

Nello specifico ci si attende che oltre ai finanziamenti precedentemente  stanziati per  le grandi città metropolitane e i capoluoghi di provincia, con la legge sui piccoli  comuni oggi approvata dalla Camera ed in attesa della votazione definitiva del Senato,  vengano destinate adeguate risorse per:

  1. la riqualificazione e il recupero complessivo dei centri storici, 2. per finanziare interventi di miglioramento della qualità del decoro urbano; 3 per la manutenzione,  riuso e rifunzionalizzazione delle aree pubbliche e delle strutture edilizie esistenti; 4.interventi sulla sicurezza territoriale; 5.interventi per il potenziamento di prestazioni e servizi e di realizzazione di nuovi modelli di welfare anche per i piccoli comuni, 5.e, da ultimo, interventi per mobilità sostenibile e attività culturali ed educative.

 

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