L’ultimo sellaio della Maremma

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(NewTuscia) – MONTALTO DI CASTRO – Nell’epoca degli hi-phone super tecnologici che volendo ci fanno la spesa e il pranzo, oggi vi vogliamo parlare di un artigiano di Montalto di Castro in provincia di Viterbo in piena Maremma, Massimo Salvati, appunto l’ultimo sellaio, lo troviamo in una botteguccia in cui il tempo davvero si è fermato e come si vede nelle foto stavolta non è un modo di dire.

Nel bellissimo ma abbandonato centro storico della cittadina castrense è l’unica attività funzionante, mi piange il cuore passando per quei vicoli tipici e vedere una sequela di porte chiuse, finestre cadenti e tanti segni di uno splendore che si possono cogliere osservando alcuni particolari, per esempio stemmi incastonati nel muro o inseriti nelle grate in ferro battuto di cancelli o finestre, occhielli per legare i cavalli e tante piccole cose che ci parlano di butteri e vergari che ruotavano intorno al Castello Guglielmi, la famiglia nobile che tanto ha dato e preso da queste terre fino dalla notte dei tempi.

Massimo da diversi decenni insiste tenace con la sua arte, rigorosamente e completamente a mano costruisce selle del tipo viterbese, la bardella che i butteri ancora usano nel loro lavoro di guida del bestiame brado, gli stivali, i cosciali o le bisacce, termini che per molti saranno sconosciuti ma che sono indispensabili per vivere il duro ambiente della Maremma, ma non mancano le borsette dal taglio rustico ma deliziose nell’insieme e le scarpe su misura in fior di cuoio, infatti l’arte del sellaio parte dalla scelta dei materiali, colore, consistenza, spessore e le altre caratteristiche che fanno di ogni briglia o sella un pezzo unico e irripetibile, da non dimenticare a volte su misura per il cavallo, la razza maremmana del  resto ha subìto molte variazioni, miglioramenti per l’uso sportivo e adattamenti estetici per stare “nel mercato” pur restando un cavallo rustico e resistente  al lavoro per cui è stato selezionato, sbrancare vitelli o recuperare le possenti vacche maremmane che si allontanano dal branco o minacciose si fermano nella radura a fissare buttero e cavallo nell’eterna sfida per la libertà, non dimentichiamo che sia le vacche che i cavalli della razza maremmana sono allevati allo stato brado, cioè in grandi spazi aperti e di macchia mediterranea recintati, senza alcun riparo, per questo ancora esistono i butteri, questi guardiani del bestiame ma anche della fiera tradizione maremmana.

Ma tornando al nostro amico Massimo, siamo rimasti affascinati dalla sua arte e dal coraggio con cui continua il suo lavoro partecipando alle maggiori fiere del settore e godendo quasi esclusivamente del “passaparola” quella pubblicità non ingannevole che solo le eccellenze possono affrontare in quel difficile mondo dell’equitazione ormai anch’esso ampiamente rappresentato  nel web, ma che non intaccherà mai il vero artigianato. Purtroppo l’unica nota dolente di questo racconto è la desolazione di questo bel centro storico, che dire bello è davvero sminuirlo, completamente abbandonato ma con un fascino d’altri tempi, gli odori, i colori e le case di chi ci vive, ben curate, piene di fiori alle finestre che trasmettono l’amore per il luogo e la passione per questa terra, la Maremma.

Paolo Settimelli e Elisabetta Lupetti