Se la suora deve pulire le scale della basilica il giorno di Santa Rosa…

suore che pulisconoGaetano Alaimo

(NewTuscia) – VITERBO – Non è possibile. Punto. Sarà necessario fare chiarezza e in fretta, nel prossimo consiglio comunale di Viterbo, sull’increscioso fatto che ha visto la suore alcantarine, neoaffidatarie della basilica di Santa Rosa, doversi armare di scopa e palette per pulire da sole tutti i rifiuti lasciati dalla folla davanti alla basilica di Santa Rosa.

Il giorno del Signore 4 settembre 2016, festa di Santa Rosa. Tutto ciò è vergognoso. Qui non si tratta di tornare su una notizia già scaduta, si tratta di fare qualche riflessione, anche elementare.

In base a quale prassi è stato possibile tutto ciò? Come mai il servizio pubblico di nettezza urbana ha lasciato scoperto proprio il punto più conosciuto e “sensibile”? Il paradosso è che si festeggia Santa Rosa e, il giorno della messa, chi è andato nelle prime ore della mattina di ieri presso la basilica di è trovato davanti un doppio spettacolo assurdo: immondizia ovunque e delle suore costrette, loro malgrado, a sostituirsi agli operatori ecologici per togliere il sudiciume.

Ora, sarebbe facile sparare addosso al Comune o a chi ha in gestione il servizio e dire se è stato o no rispettato il contratto..ecc… ecc… Serve essere più semplici e concisi: si faccia immediatamente luce su come era stato organizzato il servizio di pulizia pubblica per la sera del 3 e la mattina del 4 e si dica cos’è andato storto.

Nei tempi dell’informazione in tempo reale le foto e gli articoli su questo fatto increscioso girano che è un piacere (si fa per dire). E’ prima di tutto un danno d’immagine verso la manifestazione. Il segnale che le cose a Viterbo vengono spesso fatte all’acqua di rose è ormai diffuso. Senza ricordare strafalcioni come le scritte in inglese “precario” o un manifesto sulla Macchina di Santa Rosa che, dopo un anno, è stato rimesso sbagliato (2013 invece che 2014 per l’anno in cui è finito il Trasporto di “Fiore del Cielo”).

Il fiume umano di ieri 4 settembre, inoltre, ha evidenziato che non c’è ancora un modo per evitare che le persone facciano dell’inciviltà una regola.

Tra chi abbandonava rifiuti in ogni dove, persone che calpestavano alla grande i pratini incuranti di tutti e, tornando alla sera prima, molti seduti in punti di fregio storico-artistico senza nessun ritegno, insomma, qualcosa su tutto ciò deve essere rivisto.

Viterbo probabilmente non è abituata a un vero turismo di massa. Questa può essere una chiave di lettura di quello che è successo. Manifestazioni del genere e del livello della Macchina di Santa Rosa, pur lodando lo sforzo che comunque è stato ingente, meritano una programmazione che forse (mettiamo il condizionale perché lo scopo di questo editoriale non è accusatorio ma di stimolo) non c’è stata fino in fondo.

Tornando al Trasporto, c’è chi parla di rendere permanente l’allungo su via Marconi. Prima di un’ipotesi del genere che, a nostro avviso, è positiva per permettere anche a molte altre persone di vedere il Trasporto, c’è da prendere in considerazione anche ciò che è andato meno bene. A cominciare dalla lamentele per la presunta presenza di meno forze dell’ordine nel tratto antistante la fermata aggiuntiva: questa una delle voci raccolte tra la gente.

Qualche voce su persone non addette al Trasporto che troppo spesso circolavano sul percorso, ma questo è un po’ il rischio minore della macchina organizzativa. Il livello di gravità sale se si considera un altro problema cronico di Viterbo: la pavimentazione stradale. Ci sono interi punti in cui i sampietrini sono saltati e gli interventi dell’ultimo minuto sono solo pro-Trasporto. Per la sicurezza di una manifestazione che cresce serve invertire un trend assurdo per una città dall’asfalto colabrodo. Ne va dell’immagine di Viterbo e della crescita stessa delle feste di Santa Rosa.

Tutte queste riflessioni le porgiamo agli addetti ai lavori: l’immagine delle suore che gestiscono la basilica di Santa Rosa che, il giorno della loro santa, sono costrette a pulirsi in proprio le scalinate della chiesa, scusate, ma proprio non l’abbiamo digerita.