E’ il Carro di Fontanarosa la Macchina di Santa Rosa dell’Irpinia

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Gaetano Alaimo

(NewTuscia) – FONTANAROSA (AVELLINO) – Potremmo chiamarla la Macchina di Santa Rosa del Sud o dell’Irpinia. Sì, perché il Carro di Fontanarosa, in provincia di Avellino, a prima vista, sembra davvero il campanile che cammina di Viterbo. Stessa altezza, stesso slancio, uguale finalità: girare per le parti più suggestive del paese. Parliamo di un Carro trascinato da due buoi che, il 14 agosto di ogni anni, passa per le vie dei Fontanarosa in provincia di Avellino.

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Il Carro di Fontanarosa in un momento del percorso

Le similarità, però, finiscono qui, perché mentre la Macchina di Santa Rosa è trasportata da 100 uomini vestiti di bianco e fascia rossa, il Carro di Fontanarosa “che è un obelisco di paglia alto 28 metri, viene costruito e trasportato da due coppie di buoi il 14 agosto di ogni anno in onore della Madonna della Misericordia, la cui statua, interamente realizzata in paglia e legno (…) (Wikipedia)”.

Le differenze riguardano anche la composizione della struttura del Carro: rispetto al materiale imponente della Macchina, dal traliccio metallico alla vetroresina della struttura esterna, i 28 metri del Carro sono formati principalmente da paglia inumidita e intrecciata “in modo da ottenere trecce e bastoncini, che, cuciti insieme e alternati, danno luogo a colonne, capitelli , guglie, foglie, manti di ogni forma e proporzione, secondo un disegno prestabilito, il tutto ben fissato su telai di legno per assicurarne la stabilità e la durata. Il Carro è un maestoso congegno alto circa 28 metri, strutturato in legno massiccio rivestito di paglia lavorata a mano. Il nome “Carro” gli è più appropriato che “Obelisco”, perché tutta la struttura mastondontica poggia su un grosso carro agricolo a due ruote di legno rivestito con cerchio di ferro e dotato di un robusto timone sporgente, a cui vengono attaccate due coppie di buoi per il trasporto; alla parte posteriore del carro è collocato un meccanismo per regolarne il movimento, denominato “martinicca”, azionata da un intelligente manovratore” (Wikipedia).

La tradizione cittadina, però, riunisce le due manifestazioni. Il 3 settembre si ripercorre la santa bambina dei miracoli, Rosa, vissuta nel Duecento e artefice di prodigi contro i tentativi di assedio ghibellino del Barbarossa; a Fontanarosa, invece, “si può affermare con sicurezza che l’origine di questa tradizione mista di religiosità e folclore risalga a circa due secoli fa, quando gli abitanti del luogo, come del resto tutti gli abitanti del meridione, seguendo l’usanza dei popoli primitivi, erano soliti offrire alla divinità le primizie del loro raccolto. Col passaggio del culto pagano a quello cristiano, il rito propiziatorio dell’offerta si mutò in atto di ringraziamento per il buon raccolto e di adorazione alla divinità, da cui ci si aspettava qualche favore o grazia per sé e per i propri cari vivi e defunti”.

Un’origine più recente quella del Carro, rispetto alla Macchina, che celebra la tradizione agricola e contadina del paese irpino: le messi offerte secondo un rito propiziatorio per garantirsi il favore della divinità. Un culto che ha avuto riflessi pagani e cristiani insieme e che unisce una popolazione festante, allo stesso modo che i viterbesi per Santa Rosa.

Dopo il riconoscimento Unesco come patrimonio dell’umanità alla Rete delle Macchina a spalla, tra cui quella di Santa Rosa, viene da chiedersi se il Sodalizio dei Facchini di Santa Rosa, con il presidente Massimo Mecarini, non possa prendere contatti con un’altra manifestazione che, almeno ad impatto, ricorda fortemente il Tre Settembre. Per Fontanarosa il Sodalizio Facchini potrebbe rappresentare un esempio di promozione mirata e per attrarre, contemporaneamente, turismo e attenzione dalla stampa internazionale.

L’altro esempio di Civita di Bagnoregio che, in pochi anni, è diventato, con un’attenta programmazione, uno dei siti più conosciuti a livello internazionale, può essere da esempio per una manifestazione emozionante come quella del Carro di Fontanarosa.