Distretto culturale Etruria meridionale: grande occasione di sviluppo del territorio

Stefano Stefanini

(NewTuscia) – VITERBO – Il recente provvedimento del ministro Franceschini di costituzione del Distretto Culturale  dell’ETRURIA MERIDIONALE, vede opportunamente il coinvolgimento, tra i 106 comuni aderenti:

– i 60 comuni della Tuscia viterbese, tra gli 82 comuni del Lazio;

– i 20  dell’Umbria;notizie viterbo provincia

– i 22 della provincia di Roma;

– i   4  della regione Toscana

Nell’iniziativa dell’on. Giuseppe Fioroni, già sindaco di Viterbo e nei commenti del sindaco di Viterbo,  Leonardo Michelini e della sua vice Luisa Ciambella, come in altri esponenti e sindaci del Centro Destra e del Centro Sinistra viterbese si sottolinea unanimemente, come  significativo il ruolo dei comuni nella nascita e nello sviluppo del Distretto, quale strumento e volano della valorizzazione turistico-culturale del  territorio caratterizzato dalle comuni origini nella  civiltà etrusco-romana.

Il metodo di amministrare non ha nulla a che vedere con il colore della politica  e delle singole amministrazioni. Al centro c’è’ il Bene del territorio, in questo caso di tre regioni e il patrimonio culturale che vanta ogni comune,  così si sono espressi gli amministratori del comune di Viterbo, che ha seguito da Protagonista l’iter del  Decreto ministeriale Franceschini.

Ricordiamo che i benefici del Distretto sono costituiti da finanziamenti, sgravi fiscali, tutela giuridica per le imprese aderenti ed inoltre, cosa di non poco conto i distretti culturali costituiscono zone “a burocrazia zero”.

 

La creazione del Distretto culturale dell’Etruria Meridionale conferma, se ce ne fosse bisogno, che  per  i comuni italiani la cultura deve essere sempre più elemento costitutivo dello sviluppo, riconoscendo ai comuni il ruolo fondamentale e le competenze operative.  

“La cultura da elemento aggiuntivo deve diventare elemento centrale e costitutivo dello sviluppo nazionale. Solo facendo questo salto di approccio si potranno avere politiche e strategie nazionali organiche, che integrino al massimo il ruolo centrale che i Comuni da anni svolgono in questo settore. E si potrà arrivare ad un utilizzo ottimale di questo asset fondamentale per il nostro sistema paese. Ma per farlo bisogna sciogliere alcuni nodi, a partire dal riconoscimento delle politiche culturali e del turismo come funzioni fondamentali svolte dai Comuni”. Questo in sintesi il ragionamento svolto dal presidente dell’Anci, Piero Fassino, che, alla presenza del ministro Franceschini nel corso dei  lavori di un convegno Organizzato proprio un anno fa  dall’associazione dei Comuni Italiani ANCI, con i responsabili culturali dei Comuni per discutere le proposte per il rilancio della Cultura  nei territori.

 

Secondo  i comuni italiani dell’ANCI vanno, comunque, aggrediti anche altri nodi che frenano il decollo di un efficace progetto di valorizzazione culturale e turistico.

A partire dalla separatezza tra le politiche dello Stato e degli enti locali: “Scontiamo un’architettura istituzionale che – ha rilevato – è un enorme elemento di debolezza, serve assolutamente una logica di integrazione tra i vari livelli di governo”. Per continuare poi con l’annosa questione delle risorse: “Abbiamo apprezzato  il piccolo incremento avuto sia con il decreto sulle fondazioni liriche che con il decreto cultura. Ma in questi tempi di risorse date e definite, per gli amministratori locali bisogna puntare sempre di più sulle partnership pubblico-privato. Un passaggio che – ha ricordato – richiede un sistema normativo organico ed una semplificazione normativa che consenta di attrarre in modo efficace investimenti privati”.

Fassino si è soffermato poi sul tema della produzione culturale, che va rivisto “a partire dalla formazione che crea i presupposti necessari per promuovere le attività dei giovani artisti, come stiamo facendo anche nella nostra realtà territoriale”. Ed infine sulla necessità di creare un sistema integrato di promozione del sistema culturale e turistico all’estero: “Lo Stato non può prescindere da una funzione di regia centrale, ma deve essere capace di valorizzare i mille territori che l’Italia ha, cosa finora non accaduta”.

Infine, su questo punto Fassino ha lanciato un appello a Silvia Costa, neo presidente della Commissione cultura del Parlamento europeo: “Facciamo in modo che nell’allocazione delle risorse comunitarie si tenga conto della centralità della cultura destinandovi fondi adeguati.

La relazione introduttiva al convegno è stata svolta dal delegato alla Cultura Anci e assessore di Torino, Maurizio Braccialarghe, che ha sottolineato come “il decreto Franceschini supera lo slogan della ‘cultura come volano dello sviluppo’ e, cosa ancor più importante, pone i Comuni come benzina a disposizione per farlo decollare”.

Braccialarghe aveva poi parlato degli aspetti del decreto che facilitano “realmente e per la prima volta il rapporto tra finanziamento pubblico e attori privati”. Tuttavia non mancano carenze nel provvedimento che “deve cercare di sviluppare anche altre potenzialità, magari pensando una sorta di mecenatismo individuale per far concorrere a detrazioni per che optasse per un sostegno economico alle iniziative singole”.

L’assessore di Torino ha poi parlato della questione delle fondazioni lirico sinfoniche, suggerendo due azioni: “una volta ad evitare il pagamento Irap, prevista invece nel provvedimento”, un’altra “che trovi una modalità per premiare quegli enti lirico sinfonici che hanno portato i bilanci in pareggio, dimostrando di saper lavorare bene, magari prevedendo prestiti a lungo termini dalla Cassa depositi e prestiti per avere copertura dei ritardati pagamenti dei contributi pubblici”.

Braccialarghe ha anche sottolineato  la necessità di attivare politiche a sostegno “delle biblioteche di base che sono l’infrastruttura culturale capillarmente più diffusa e significativa del nostro Paese, e a favore della “promozione della lettura, soprattutto nei territori, a partire da vaste aree dell’Italia meridionale, in cui l’offerta culturale è più carente e persistono fra i cittadini bassi tassi di lettura”.

Va ricordato che a partire dall’estate del 2015  il ministro Franceschini e il presidente Fassino hanno firmato un protocollo tra l’Anci e il Mibact per incrementare l’efficienza delle politiche territoriali di tutela e valorizzazione dei beni culturali, di promozione della cultura e di rilancio del turismo.