Il modello di sviluppo della Tuscia: prospettive programmatiche e lacune da colmare

Stefano Stefanini

(NewTuscia) – VITERBO – In questo periodo di vacanza, i turisti che visitano la nostra provincia notano chiaramente i punti di forza e le carenze che dobbiamo, tutti, cercare di colmare .

Viterbo
Viterbo

In un’ottica orientata alle cose fatte, a quelle da fare, alle esigenze che le nostre popolazioni vorrebbero essere realizzare per migliorare la qualità della vita quotidiana in primis e la ricettività turistico-culturale,   vorrei stilare una classifica breve su quanto si sta concretizzando e quanto ancora c’è da fare per l’affermazione di un vero modello di sviluppo della Tuscia viterbese.

Le riflessioni che conduciamo di seguito sono anche il frutto dell’approccio costruttivo e innovativo sulle priorità per l’economia viterbese che abbiamo cercato sempre di  sollecitare nelle tematiche dei nostri dibattiti e delle interviste settimanali,  tenute nel corso della trasmissione “Fatti e Commenti”  in onda sulle frequenze di Teleorte e sul portale NewtusciaTv

 “ I Centri storici e le loro tipicità ambientali, culturali, ed eno-gastronomiche, un patrimonio da tutelare e valorizzare”.

Acquapendente
Acquapendente

Il collegamento inscindibile tra Agricoltura, Ambiente,  Paesaggio ed insediamenti urbani, intesa nel senso di una coerenza con il “genius loci” – con il quale si indica l’insieme delle caratteristiche socio-culturali, architettoniche, di linguaggio, di abitudini che caratterizzano un luogo, un ambiente, un territorio,  una città – dovrà essere concretamente declinato come tutela delle peculiarità della Tuscia, nella sua  varietà di unicità ambientali .   I nostri Centri storici sono caratteristici poiché sorti nei secoli dal mare ai laghi,  dalle colline  alla valle del Tevere, dall’archeologia ai luoghi suggestivi, di valore religioso e storico-ambientale che attraversano praticamente tutti i periodi storici, con testimonianze architettonico-monumentali e artistiche che spaziano dagli Etruschi e Romani, al Medioevo,  sino al Rinascimento e all’archeologia  agricolo-industriale (penso alle Stazioni dismesse delle linee ferroviarie o le Case cantoniere sorte sulle vie stradali)  di interessanti siti della produzione, delle reti viarie, dei trasporti e delle dimore storiche, realizzati  dal XVII al XX secolo.

Chi vuole il vero sviluppo della Tuscia deve essere cosciente che tutto questo patrimonio è a disposizione di privati, volontariato e  istituzioni  per coniugare la tradizione di mestieri con il lavoro agricolo,  artigianale e piccolo-industriale, con le eccellenze delle tipicità enogastronomiche e  la presenza agrituristica e termale, l’innovazione e la ricerca dell’Università della Tuscia,  i  Turismi di qualità, esclusività  e di innovazione.

Bomarzo
Bomarzo

“Le priorità infrastrutturale ed intermodali per uscire dall’isolamento”.

E’ determinante rivedere il quadro della mobilità e dei trasporti in questo tratto di Italia centrale. Da qui l’idea di realizzare un collegamento ferroviario ad alta velocità in grado di collegare per la prima volta grandi realtà come Civitavecchia e Orvieto con Viterbo, attraverso il nodo intermodale di Orte, strategicamente rilevante per l’intero Paese (i lavori della superstrada recentemente avviati ne sono un esempio chiaro che andrebbe esteso per completare il quadro alle Vie Consolari ed alle ferrovie così dette  minori, anche con qualche decisione coraggiosa orientata alla finanza di progetto ed alle concessioni).  Senza un sistema infrastrutturale significativo questa provincia ci è stato ripetuto sino all’inverosimile è destinata a un declino irreversibile, perdendo la possibilità di sfruttare le grandi risorse di cui dispone, come le bellezze storico-ambientali, la vocazione agricola, gli impianti termali.

“Il termalismo, l’artigianato artistico, il turismo congressuale, formativo-professionale in collegamento con la Ricerca Universitaria e la sua rete diffusa nel territorio,  i percorsi ciclo-pedonabili e a cavallo come volani di crescita per la Tuscia”, 

Bolsena
Bolsena

Per valorizzare il termalismo della città di Viterbo, ma anche di altri siti legati alle acque salubri di cui è ricchissimo il nostro territorio, l’artigianato artistico legato alle secolari tradizioni di laboriosità  delle comunità dell’area falisca di Civita Castellana, della Valle del Tevere, della costa e maremma Laziale, del comprensorio montano dei Cimini, dell’Alto Lazio legato alla Via Francigena e al percorso degli Etruschi, oltre alla città di Viterbo e dei suoi incantevoli dintorni con siti archeologici e dimore storiche,  il turismo congressuale, le città  ed i Poli del Teatro, dei Musei e della Musica degli Strumenti Antichi con stagioni concertistiche già di successo,  la diffusione di Caffeina oltre Viterbo già avviata in questa edizione 2016, risollevata economicamente con il concorso diretto delle Leggi regionali – Spettacoli dal vivo Reti commerciali di Strada (precedente esperienza simile con i Centri Commerciali Naturali, per intenderci)  – con la fattiva collaborazione di Enti regionali e comunali, le Città sedi delle Rievocazioni Storiche Medievali e Rinascimentali, lo sviluppo del trekking, dello Spartan-rice e dei percorsi naturalistici percorribili a piedi, a cavallo, o attraverso piste ciclo-pedonabili sul Tevere), formativo-professionale in collegamento con la Città Universitaria e la sua rete diffusa ed a servizio dello sviluppo del territorio, dall’agricoltura al marketing territoriale, all’agricoltura alle costruzioni eco-compatibili.

Occorre offrire parallelamente una infrastruttura immateriale adeguata, una rete tecnologica di telecomunicazioni avanzate a banda larga che renda il territorio attrattivo e globalmente connesso.  Sul fronte del patrimonio artistico–culturale vanno agevolate con il concorso della Regione Lazio e dei Programmi Europei di Sviluppo Sostenibile  le azioni  più concrete di rigenerazione e rinnovamento, per ridare energia e vitalità ai centri storici, con l’attuazione di un processo di propagazione e dilatazione anche del polo universitario (Università diffusa), sulla base di un’esperienza positiva già realizzata in altre aree.

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