OMAGGIO A HENRY JAMES A 100 ANNI DALLA SUA MORTE 26/02/2016 : 11:23

A cent’anni dalla sua scomparsa Henry James (1843-1916) necessita di un doveroso omaggio e di un rispolvero per le nuove generazioni. Occorre far conoscere Henry James a chi non lo ha mai sentito nominare e a chi non ha mai letto nessuna delle sue opere, sfatare un mito intoccabile e diffondere uno dei più grandi autori a cavallo dell’Otto-Novecento che, per la sua elegante profondità, rischia oggi di venir dimenticato. I due più grandi sperimentatori della letteratura sono stati William Shakespeare e Henry James che, a tre secoli di distanza, hanno rinnovato la concezione di uomo aprendo le porte alla modernità, il primo nel teatro e il secondo nell’ambito del romanzo.

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Muovendosi in un territorio sconfinato con il rischio di smarrirsi nei labirinti della mente umana dei protagonisti, James ha lasciato un’imponente eredità letteraria che si può elevare a grande metafora personale. Superando le barriere costruite dalla critica che troppo spesso ha posto l’accento sulle celebri matrici fondamentali come il tema internazionale, occorre evitare una visione rigida e riduttiva per analizzare l’unico punto di forza della sua intera produzione: la problematica della coscienza. James ha frequentato salotti, case di campagna, ambienti letterari per elaborare storie eleganti, per lo più brevi, da incastonare tra il travaglio della consapevolezza e l’illusione letteraria.

Su Henry James sono state spese molte parole, decine di critici si sono occupati della sua opera e del ruolo fondamentale che gli spetta. Vale la pena sottolineare che un genio letterario è colui che rivoluziona un genere riprendendo la tradizione precedente e aprendo la strada ai suoi successori.

In una lettera del 28 luglio 1883 James scrive “La consapevolezza è un potere senza limiti” firmando così il manifesto della sua arte. Nelle sue opere egli si concentra sulle infinite possibilità della coscienza e dell’esperienza. Le sue storie prive di azione, non raccontano nulla ma scavano nelle fessure dell’imperfezione umana rischiando di smarrire la via. L’illusione letteraria è il suo teatro e il punto di vista ne intensifica la drammaticità.

Mai autore celebre, soffrì del suo mancato successo popolare e inseguì un sogno teatrale mai realizzato. Il suo racconto più famoso “Daisy Miller” fece clamore ma anche scandalo mentre il suo capolavoro resta il romanzo Ritratto di signoradiventato film acclamato grazie all’interpretazione di Nicole Kidman e di John Malkovich e alla regia di Jane Campion che nel 1996 lo portò sul grande schermo.

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